Ruffino, quel Chianti più forte del Proibizionismo

Ruffino, quel Chianti più forte del Proibizionismo
Amato negli Stati Uniti e, in Italia, dalla Casa Reale dei Savoia: elegante, pregiato fiore all'occhiello del Made in Tuscany, a quasi 150 dalla nascita affronta un rinnovamento estetico
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Quasi centocinquant’anni di vino. Di tradizione e rinnovamento, di qualità e amore per il territorio. Una storia fatta di connessioni, di contaminazioni tra esperienze e rotte verso il futuro. Il lungo racconto di Ruffino nacque a Pontassieve, vicino a Firenze, nel 1877, e pare una fiaba di avventure ed eroi. Cantina fondata da due cugini nel bel mezzo del Chianti, luogo ideale e bellissimo per la produzione di vini eccellenti, con la vicinanza della ferrovia e del porto di Livorno ben presto iniziò a diffondere le proprie etichette in giro per il mondo.

Erano i ruggenti anni ’20, tanti immigrati arrivarono nell’America della East Coast per aprire locali e ristoranti e portarono con sé molti fiaschi di vino, rendendo il Chianti di Ruffino un vino pregiato oltreoceano. Arrivò l’epoca del jazz, dei gangster e del Proibizionismo: pur di continuare a vendere le etichette Ruffino, ormai sinonimo di raffinato gusto italiano, furono consigliate in farmacia come portentosi cordiali e tonici, oppure come antidoti allo stress. Quasi un film.

 

Anche al di qua dell’Atlantico, poco prima di quegli anni ricchi di fermento e sperimentazioni, ci furono successi. In cantina si custodiva un Chianti particolare, nascosto ai più, protetto nei migliori caratelli e lasciato maturare per un anno in grandi botti di castagno.  

La sua unicità arrivò persino alle orecchie del Duca d’Aosta. Nel 1890 arrivò a Pontassieve e decise che ogni bottiglia di quel vino fosse destinata in esclusiva alle tavole del Regno d’Italia: Ruffino divenne così il fornitore della Casa Reale dei Savoia.

Nel tempo, attraverso le successive produzioni, quel vino tanto amato dal Duca d’Aosta prese il nome di Stravecchio e di Riserva Ducale Oro poi, una selezione della selezione, qualcosa di memorabile. L’uva principe, inizialmente, era quella del Sangiovese, ma nel corso degli anni alcune dinamiche hanno subito trasformazioni significative. L’inserimento di uve autoctone bianche e nere nella miscela, sia locali che internazionali, per mitigare la sua caratteristica traccia un po' rustica; l'utilizzo delle tradizionali botti di ciliegio e castagno e le moderne botti di rovere, giungendo alle barrique e ai tonneaux.

Semper idem, è scritto sull’etichetta ancora adesso. Sempre il medesimo: un'espressione che incarna i valori di identità, sostenibilità e coerenza, principi che riflettono la filosofia di Ruffino, basata sulla tradizione, pur mantenendo uno sguardo al futuro. E oggi? Si continua a parlare di connessioni, richiami, legami. Il vino, che da sempre rappresenta un viatico, negli ultimi anni è diventato sinonimo di convivialità e tempo libero. Qualcosa capace di rendere felici, di unire le persone, di sublimare i momenti. Il vino seduce, affascina e conquista. Rende vivi e ricchi, un’esplosione di vigore sulla lingua, nei pensieri. Allo stesso modo la Cantina Ruffino ha scelto un rinnovamento estetico capace di esprimere la medesima passione per la bellezza, la tradizione reinventata, una toscanità elegante, il pregio dei vini. Una connessione immediata.

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