Una strada di campagna, in un paesaggio incantato fuori dal tempo, si apre fra le vigne nel cuore delle colline di Montalcino. Ai lati, dolci declivi si rincorrono in un orizzonte verde smeraldo, con sfumature calde rossastre e violette che scivolano dal cielo verso una distesa infinita di ricami. Sono i filari dove crescono le uve del vino migliore del mondo: il Brunello 2018 della Tenuta di Argiano. Non c’è momento migliore, per goderne, del tramonto, che nel prezioso borgo senese regala emozioni e colori unici.
Il boom del prezzo
Qui nasce un vino apre il palato con i suoi profumi intensi, la sua complessità, la freschezza e la bevibilità. Così si presenta il Brunello di Argiano 2018, la bottiglia giudicata da Wine Spectator, la rinomata rivista americana che detta legge nel panorama enoico, la migliore del mondo. Appena reso noto il premio, quella bottiglia ha visto il suo valore arrivare alle stelle. È bastato un attimo e il prezzo è schizzato da 60 a 300 euro.
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“Noi il Brunello 2018, al momento del riconoscimento, l’avevamo già venduto tutto al nostro distributore Italia che è Balan e ai nostri importatori: ne produciamo 80mila bottiglie – spiega Bernardino Sani, ad ed enologo della tenuta – L’innalzamento del prezzo è una reazione di mercato: la richiesta è aumentata a dismisura e ha fatto aumentare il prezzo in enoteca, una cosa che va al di là della nostra volontà ma che ci lusinga. Il Brunello, di per sé, rappresenta una produzione limitata e regolamentata, ma se un’azienda vince un premio di questo tipo e la domanda sale vertiginosamente, qualcuno ne approfitta sui prezzi. Tuttavia, al di là di tutto, alla fine questo è un bene per tutto il territorio e in generale per il vino italiano il fatto che ci sia una domanda mondiale così alta”.
Il vino premiato è figlio del gran lavoro di squadra, come sottolinea Sani: “Siamo riusciti a fare un vino territoriale, complesso ma fresco, molto bevibile ed elegante, la 2018, a dispetto delle previsioni, si è rivelata grande interprete di queste caratteristiche”. È frutto della vendemmia delle 6 migliori vigne: le uve vengono vinificate separatamente in botti grandi da 10 a 30 ettolitri, poi il vino fa un passaggio in cemento di 4 mesi e un anno in bottiglia". “Wine Spectator – prosegue l’enologo e ad - ha premiato lo stile del vino, ma anche e soprattutto il progetto che c’è dietro di rilancio della villa, del borgo e del museo, e ha contribuito anche il fatto che il nostro Brunello sia ben distribuito negli Stati Uniti”.
Un interesse, quello verso Montalcino, che sale sempre di più anche in termini di enoturismo, per la bellezza incontaminata dei luoghi.
E allora non stupisce come il proprietario, il magnate banchiere brasiliano André Esteves, si sia perdutamente innamorato di questa terra e che ami scappare dalla routine lavorativa della metropoli finanziaria brasiliana che è San Paolo, dove lavora, per rifugiarsi all’ombra dei cipressi ilcinesi dove il tempo scorre lento e il paesaggio riempie gli occhi e il cuore.
Un posto magico: dalla cantina sotterranea al museo
Un paesaggio fatto di natura ma anche di arte. La villa rinascimentale di Argiano si erge imponente, elegante e discreta in mezzo alla natura. Gli immancabili cipressi, le siepi profumate, gli ultimi fiori in un autunno che resiste a cedere il passo all’inverno. Il panorama leva il fiato così come l’atmosfera unica di un luogo dal valore inestimabile. Dalla cantina sotterranea - che custodisce non solo le botti di rovere francese e di Slavonia dove riposano le preziose uve Sangiovese, ma anche 2000 bottiglie dei migliori vini al mondo, da Bordeaux alla Borgogna alle annate storiche del Brunello – fino al museo, all’ultimo livello del palazzo, dove, in una galleria illuminata da suggestive luci soffuse a mettere in risalto le opere di sera, sono esposte 40 opere eccezionali di autori del Rinascimento senese e non solo (tra le pale quella di Andrea della Robbia, Luca della Robbia, Giorgio Vasari e così via). Qui il prooprietario ama passeggiare la sera, riempiendosi gli occhi di bellezza, prima di scendere nel ventre di Argiano e degustare una delle pregiate bottiglie della sua collezione internazionale.
Tra i due estremi della tenuta, c'è ancora spazio per la bottaia, gli appartamenti della proprietà, le camere destinate all’accoglienza. E poi la cappella storica – una vera bomboniera - e giardini curatissimi in stili Versailles in miniatura. Un paradiso frutto di un lavoro e soprattutto di investimenti di oltre dieci anni, finanziati dal proprietario ma seguiti e coordinati da Bernardino Sani, coordinatore della giovane (tutti under 40) squadra che ci lavora.
Uno storytelling avvincente, che affonda le radici nel 1580, anno della fondazione, attraversa i secoli legandosi a figure mitiche come Ersilia Caetani Lovatelli nell'Ottocento o come, negli anni 90 dello scorso secolo, la contessa Noemi Marone Cinzano che introdusse importanti innovazioni, fino ad arrivare ai giorni nostri. Una sequenza di eventi straordinari che completa il quadro di quello che potremmo definire un caso di scuola nel mondo del vino, oltre che una storia paradigmatica di successo.
Il futuro del Brunello: alzare il prezzo medio
Ora però a Montalcino è arrivato il momento di lavorare di più insieme e innalzare il posizionamento del Brunello, portandolo con più convinzione nel mercato del lusso.
“I produttori non devono temere di alzare il prezzo medio, questo è un territorio stellare che deve brillare sempre di più. E lo stesso vale per il Rosso, un vino con un enorme potenziale di crescita, e una funzione importantissima: ha una sua identità molto specifica e tutte le carte in regola per entrare nell’alta ristorazione”. Chiunque visiti Montalcino se ne innamora. È successo Andrè Esteves, che non è il primo né l’ultimo investitore straniero che sceglie Montalcino e la Toscana. “Esteves è rimasto folgorato da questa terra e dai vini - riflette Sani - Attrarre capitali dall’estero è un bene, ci sono sempre stati in Toscana, certo vanno veicolati nella maniera giusta, legandoli al territorio e alla nostra maniera di vivere”.
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Gli altri vini di Argiano
La produzione di Argiano si completa con altre etichette di pregio: il cru Brunello Vigna del suolo viene da una vigna con viti di 60 anni circa di età (una produzione di circa 5mila bottiglie): il Sangiovese fa affinamento in botticelli di 12 e 15 ettolitri e poi un anno in bottiglia; Solengo (40.000 esemplari) è un blend composto da 60% Cabernet Sauvignon, 20% Merlot, 15% Petit Verdot e 5%Sangiovese: invecchia in barrique francese per il 60% nuove e per il 40% di secondo passaggio per 18 mesi, prima di passare in bottiglia; infine, il Rosso di Montalcino (60.000 bottiglie), che affina 9 mesi in botte grande .
L’export di Argiano occupa l’80% della produzione, il restante venti, invece, è rappresentato dal mercato domestico. I maggiori mercati sono USA, Canada, Regno Unito, Nord Europa, Italia, Francia, Belgio e Giappone, per un totale di 51 piazze.