I mille volti del Barolo: un vino unico e sempre diverso

I mille volti del Barolo: un vino unico e sempre diverso
La cooperativa Terre del Barolo impegnata nella produzione di etichette che rappresentano il territorio. Ecco i prodotti della linea dedicata ad Arnaldo Rivera, l'ex partigiano che la fondò nel 1958
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Fare vino e imbottigliare il succo del territorio, lavorare in vigna e cantina per raccontare le caratteristiche della zona e tramandarne la cultura. Questi gli intenti che animano il progetto Arnaldo Rivera. Un progetto dedicato al fondatore, di cui porta il nome, che dal 2013 impegna la cooperativa Terre del Barolo con una linea di etichette che ne enfatizzano la vocazione: rappresentare il territorio della Langa del Barolo nei suoi territori storici, i cru.

“L’idea è partita dal basso, dai soci proprietari di vigneti, dai viticoltori che gestiscono alcune delle vigne più belle del Barolo - racconta Gabriele Oderda, a capo del progetto Arnaldo Rivera e responsabile del marchio - Osservavano le vigne vicino alle loro e notavano visitatori e attenzione, senza spiegarsi perché non venisse valorizzato a pieno il potenziale di ciascuno”. Cru di Barolo e un’unica mano per far emergere le differenze che nascono dalla ricchezza del mosaico che sono le terre di Langa, fra sottosuoli, esposizioni e microclimi diversi quasi a ogni passo. Per tutti il Nebbiolo, vitigno che ha fatto di questi luoghi una delle terre più vocate per la vitivinicoltura italiana, vinificato separatamente per ogni cru per diventare così, nelle etichette di Arnaldo Rivera, esaltazione delle differenze. Frutto di un protocollo siglato fra soci-viticoltori e la cantina, sono state identificate le parcelle nelle aree più prestigiose della denominazione che rispondessero ai requisiti pedoclimatici idonei per produzioni di alta eccellente qualità.

Un progetto così ambizioso, e incentrato sulle terre in cui nasce il Barolo, non poteva che ispirarsi al fondatore di Terre del Barolo, a colui che ha immaginato con caparbietà il futuro di queste zone e lavorato per far diventare il sogno realtà: Arnaldo Rivera. Partigiano nella 14ma Brigata Garibaldi, maestro elementare, sindaco per trentasette anni di Castiglione Falletto, Rivera nacque nel 1919 in una famiglia di viticoltori. Aveva la cooperazione nel sangue e l’impegno civico per i conterranei sotto la pelle. Legato alla sua terra, con voglia di riscatto per la sua gente e visione del futuro l’8 dicembre 1958, seguendo le orme paterne, costituì una cooperativa insieme a ventuno viticoltori, Terre del Barolo.

Il coraggio e l’audacia del singolo vinse sulla diffidenza di chi, stremato dalla guerra e dalle fatiche di una terra tanto generosa quanto difficile ai tempi, voleva abbandonare le colline langarole per cercare fortuna altrove. “Era un uomo che sapeva guardare lontano e di grande generosità - ha proseguito Oderda - Aveva una visione ampia in una terra di piccole aziende familiari, ha immaginato una cooperativa”. Famiglie con piccoli appezzamenti che da sole non avrebbero trovato le forze, unite nella visione cooperativa trovarono grazie a Rivera un’ambizione da alimentare. “A inizio del secolo scorso nelle Langhe le cooperative erano ovunque, ma erano fallite rovinosamente. Chi c’era lo ricordava e aveva provato il senso di fallimento che alimenta la sfiducia”. Sospettosi per la paura di un periodo difficile, diffidenti per carattere i langhetti seppero aprirsi e fidarsi delle opportunità, così fecero quelli che sarebbe diventati i primi ventuno soci della cooperativa. “I viticoltori a quel tempo vendevano le uve o il vino sfuso, non c’era alcuna valorizzazione del loro prodotto - ha continuato nel racconto Oderda - Le compravendite si svolgevano ad Alba, in piazza Savona (oggi piazza Michele Ferrero, ndr). Lì si svolgeva quello che chiamavo il ‘Mercato dei Morti’ dove i viticoltori arrivavano pieni di speranze a vendere le loro uve e non avevano alcuna tutela contrattuale nei confronti di mediatori”.

Il 18 giugno del ’59, spostati i covoni di grano appena raccolto, iniziarono i lavori per la cantina a Castiglione Falletto, sul crocevia delle strade che arrivano dai comuni del comprensorio del Barolo. A ottobre dello stesso anno, alla prima vendemmia, i soci già erano 362 e, da allora, il carattere e l’impegno cooperativo non ha mai abbandonato la cantina e i suoi soci. Aspetti che proprio Arnaldo Rivera volle ribadire nel suo discorso per il venticinquesimo anniversario dalla fondazione, ribadendo le intenzioni di “un’entità sociale che agisca democraticamente ripartendo il reddito in rapporto alla partecipazione dei soci può essere vincente, abbattendo il pregiudizio che gli uomini siano destinati a essere armati gli uni contro gli altri in nome di un privilegio e dell’egoismo individuale”.

Degustazione

Portano in etichetta la grafica dei confini comunali che tessono il caleidoscopio del Barolo, comuni nei quali risiedono i vigneti selezionati. Fa eccezione l’etichetta di Undicicomuni, unico Barolo della Arnaldo Rivera che nasce da un assemblaggio. Ventidue particelle nella cuvée di Nebbiolo da Barolo, ciascuno raccolta, pigiata e invecchiata separata dalle altre, dopo la prima svinatura due anni in botte grande e sei mesi in cemento. Nella 2019 un vino dal carattere aperto pronto a invecchiare, promettente nella sua doppia decantazione fra legno e cemento, bottiglia e bicchiere. Un vino figlio della storia e del territorio, memoria di quando a metà ‘800 i sori (luogo solatio, soleggiato, adatte alla coltivazione qualitativa delle vigne) si assemblavano per realizzare vini equilibrati e promettenti nel tempo.

Barolo DOCG Monvigliero, in Verduno, dove l’umidità del vicino Tanaro e le marne argillose e calcaree, che favoriscono la ritenzione idrica, favoriscono lo spiccare di note di spezie dolci miste a sentori di macerazione. Barolo DOCG Ravera, in Novello, dal termine dialettale di rape (ravera in piemontese) per il terreno limoso e mediamente calcareo da cui si capisce perché ultimo dei vigneti vendemmiati. Ne esce un vino, nell’annata 2019, dominato da sentori di fragoline di bosco e petali di rosa al naso, misto a lievi note di spezie pungenti, in bocca con un tannino preciso e diritto su una struttura slanciata, ma non priva di corpo. Barolo DOCG Bussia, in Monforte, vino assemblaggio di tre vigneti nella Menzione per il 2019 si mostra come stilla del nome che porta: floreale tra rosa e violetta al naso, note eleganti e non predominanti nella loro austerità che si ritrova nella trama tannica importante, ma non respingente nonostante la giovinezza. Barolo DOCG Rocche dell’Annunziata, da tre cru in La Morra sulla prosecuzione della dorsale meridionale del comune, su terreni franco-argillosi. Nel sorso 2019 si trova una trama tannica diffusa, già ammorbidita e lunga, unita a un frutto sorprendente nelle note in bocca, fra aromi evolutivi di confettura di mirtillo, asprigna, con accenti balsamici. Barolo DOCG Vignarionda da singolo vigneto in Serralunga d’Alba, su una dorsale a pieno sud nella zona più ricca di calcare nel sottosuolo della zona del Barolo. Per la sua esposizione, vigna a ciclo vegetativo ristretto su suolo calcareo: combinazione di fattori che danno struttura al vino e potenziale di invecchiamento, ma che in gioventù si possono tradurre in chiusura delle note olfattive. Frutti rossi maturi si confondo, nella 2019, con note cipriate e barlumi scuri di vegetali, in bocca avvolge il tannino soffuso e diffuso, lungo senza oscurare la lieve nota di incenso che si ritrova nel sorso.

Sono solo alcune delle bottiglie di Arnaldo Rivera che possono svelare un terroir che è espressione di più elementi diversi, che messi insieme sono capaci di dare vita a vini diversi. Come il Rocche di Castiglione da suoli ricchi in sabbia e mediamente calcarei, il Villero su da vigne su suoli marnosi con limo e sabbie, il Ravero da sei vigneti su terreni bianchi e suoli calcarei esposti a sud a 450 metri sul livello del mare e il Castello, in Grinzane Cavour per la quale l’annata 2019 non è stata vendemmiata a causa della potente grandinata che ha distrutto il raccolto delle vigne introno all’imponente castello. Ha chiuso la degustazione il Cannubi, con la prima annata di un vino a lungo atteso per la cantina e il progetto, dalle vigne sulla collina nel perimetro storico dove impianti del 1946 sono fra i più vecchi in produzione.

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