Sprechi: con il cibo perso in un anno si potrebbe sfamare tutta Roma

Sprechi: con il cibo perso in un anno si potrebbe sfamare tutta Roma
Nella giornata per la Consapevolezza riguardo questo tema delicato, una riflessione sul futuro del cibo e del Pianeta
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A gennaio 2023, in una sola settimana, noi italiani abbiamo buttato via 524,1gr di cibo: 24 gr di frutta, 17, gr di insalata, 16,3 gr di pane fresco, 16 gr di verdure. Circa 75 grammi di cibo al giorno, per un totale stimato di 27,253 kg annui. I dati si accentuano al Sud (+8%), nei piccoli comuni (+12%) e riguardano soprattutto le coppie senza figli (+38%) e le fasce meno abbienti (+18%). Nel 2022, ancora peggio: 595,3 gr di cibo sprecato settimanalmente. In totale, nella filiera italiana lo spreco ammonta a 4.340.340 tonnellate, per un valore complessivo di 9.301.215.981 euro. Ecco quanto riportato dall’ultimo report pubblicato dal Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability. Ammettiamolo, questi numeri non ci dicono troppo: sono talmente alti da risultare difficilmente immaginabili. Ma cosa pensereste se vi dicessi che con il cibo sprecato in un anno da noi italiani, si potrebbe sfamare l’intera area metropolitana di Roma?


Facciamo un po’ di calcoli sulla base dei dati riportati: considerato che ogni italiano spreca in media 27,253 kg all’anno e che la popolazione italiana è di circa 60 milioni di persone, lo spreco annuo totale del Paese è di circa 1.655.180 tonnellate (il peso di circa 278 mila elefanti). Se, secondo la FAO, una persona ha bisogno in media di circa 2.100kcal al giorno per mantenersi in uno stato di salute ottimale e ipotizzando che 1 kg di cibo (composto da frutta, pane, verdure ecc.) fornisca più o meno l’equivalente di 2.500kcal, con il cibo sprecato in un anno in Italia si potrebbero sfamare 5 milioni di persone. Appunto, l’intera area metropolitana di Roma. Un’immagine che colpisce più di qualsiasi numero.

 

Parliamo ovviamente di un gigantesco dispendio economico, ma anche di un enorme danno ecologico ed etico. Perché quando sprechiamo il cibo, non sprechiamo solo degli alimenti: buttiamo via acqua, terra, lavoro, energie; tutto ciò che è stato impiegato per produrlo. Tutto ciò, peraltro, a fronte del 22% della popolazione italiana a rischio di insicurezza alimentare. A valle di questa urgenza è necessario agire. Ma da dove bisogna partire? Di soluzioni ne abbiamo moltissime. Linee guida su acquisti responsabili; tecnologie e applicazioni che ci aiutano a tracciare gli alimenti che conserviamo nei nostri frigoriferi, consigliandomi ricette sulla base degli ingredienti disponibili; raccolta differenziata e compostaggio domestico. E persino moltissimi incentivi governativi che incoraggiano le aziende a donare il cibo in eccesso o regolamentazioni che facilitano la riduzione di sprechi per produttori e rivenditori.


Forse allora, nonostante le soluzioni, non abbiamo gli strumenti. È giunto il momento di lavorare sugli stili di vita. Ridurre lo spreco alimentare richiede un cambiamento radicale del modo in cui le persone percepiscono il cibo. Perché – non mi stancherò mai di ripeterlo – il cibo non è solo cibo. È il dove, è il quanto, è il come, è il perché. È il luogo dove è stato coltivato, il suolo dove è cresciuto, l’acqua che lo ha bagnato, la mano che l’ha raccolto, la persona che lo ha gustato. Il cibo è la sua produzione, il suo impatto ambientale e il suo valore.


Ancora una volta, è dall’educazione che bisogna partire: degli adulti, formando alla consapevolezza sugli impatti totali creati anche da una singola scelta; e dei nostri ragazzi, informando nelle scuole sull’importanza di un consumo responsabile.
Ed è altrettanto necessario instaurare un dialogo con il cibo che proviene dalle nostre tradizioni. Riutilizzare gli avanzi - come facevano le nostre nonne e i nostri nonni, che non buttavano via nulla. Tornare ad annusare e a guardare gli alimenti, e non solo le etichette delle scadenze, fidandosi anche delle proprie sensazioni. Scegliere i cibi “imperfetti” perché, spesso, sono quelli più “speciali”: proprio come quando ci innamoriamo di un difetto sul volto di una persona. Reimparare a condividere: con familiari, amici, vicini di casa. E donare, donare, donare.


Quattro anni fa, grazie all’intuizione di Antonio Parenti oggi Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea insieme a Future Food Institute mi sono battuta per facilitare l’istituzione della Giornata internazionale della consapevolezza delle perdite e degli sprechi alimentari, che celebriamo il 29 settembre. Nel 2019, San Marino e Andorra – due tra gli stati più piccoli appartenenti all’Unione Europea – hanno mosso l’intera Assemblea Generale delle Nazioni Unite portandola a questa storica risoluzione che ha aperto un dibattito a livello globale su un tema cruciale. Oggi, seguendo il loro esempio, tocca a noi continuare ad agire dal basso. E tenere a mente quanto anche una piccola scelta possa creare un enorme cambiamento.

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