PaneStorto: facciamolo strano e non modaiolo

PaneStorto: facciamolo strano e non modaiolo
Monica Florio in otto anni è diventata una protagonista dell’arte bianca. “Sono contro i metodi di preparazione allineati ai gusti di oggi”. E così ecco tostati, dolcesalati, ricchi di nocciole, fichi e pomodori
1 minuti di lettura

“Storto” come poco convenzionale, ma anche come tratto caratteriale tipico di un calabrese. La cosentina Monica Florio si occupa da sempre di enogastronomia e di dettagli legati al mondo della ristorazione: in pochi anni il suo Panestorto, nato come gioco, è diventato un laboratorio di prodotti speciali da forno e una micro-impresa di successo. «Sono appassionata di abbinamenti insoliti e il corso di sommelier mi ha aperto un mondo», racconta.

 

Nelle consulenze da supervisor, Florio ha proposto le sue creazioni capendo che potevano interessare. «Panestorto nasce un Natale di 8 anni fa: con mia figlia decidemmo di inventare qualcosa di croccante, un po’ dolce un po’ salato, per rompere la crosta di un formaggio belga». Perché Panestorto? «Panestorto non deriva dalla sua forma, che al contrario è regolare, ma dal metodo di preparazione che non si allinea a quelli più rigorosi e ad alta idratazione, di moda. E poi racconta la mia caparbietà: pochi avrebbero investito in un prodotto così ricco di materie prime preziose. Ci ho creduto e sono andata dritta come un treno tanto da apparire decisamente “storta”, come diciamo qui a Cosenza...».

 

Elaborate nuove ricette durante il Covid, Panestorto è diventato Lab, nel centro storico di Cosenza: da qui escono i tostati (Mezzefrese, Tostette e Potpourrì) e il dolcesalato (gli Stortini). Gusti? Nocciole mandorle e mirtilli, fichi noci e olive nere infornate, curcuma semi oleosi e uvette gialle, pomodori “assolati” e mandorle, olive ammaccate e pistacchi, liquirizia e mandorle nere. 

Ma Panestorto è anche “deg” (degustazioni con abbinamenti di enogastronomia di eccellenza), postazione per eventi privati e Panestorto Fly (consegna a domicilio) e Street (furgoncino per streetfood). «L’artigianalità come innovazione, c’è questo alla base della mia idea di degustazione consapevole e di territorialità – dice Florio –. Sempre a piccoli passi, briciola dopo briciola».

Scegli su quale testata vuoi vedere questo contenuto