A New York la guerra del foie gras fa litigare sindaco e governatrice

A New York la guerra del foie gras fa litigare sindaco e governatrice
Il primo cittadino della Grande Mela Eric Adams si batte per il divieto assoluto, deciso fin dal 2019 ma mai attuato. E la governatrice Kathy Hochul ribatte che la metropoli non ha il diritto di autoregolamentarsi
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New York - Nuovo capitolo della lotta al foie gras negli Stati Uniti. Se in California la querelle va avanti dal 2004 ed è arrivata sino alla Corte Suprema, nello stato di New York lo scontro è tra la governatrice Kathy Hochul e il sindaco della Grande Mela Eric Adams. Da una parte quest’ultimo si sta battendo per imporre un divieto stabilito dal suo predecessore Bill De Blasio, dall’altra il dipartimento dell'Agricoltura dell’Empire State accusa la metropoli di non avere il diritto di autoregolamentarsi. Nel 2019 l’ex sindaco ha firmato per la prima volta il bando all’uso e alla vendita del prodotto in tutti i ristoranti e nei negozi di alimentari chiamando in causa i diritti degli animali, visto che la produzione del fegato grasso richiede l'alimentazione forzata delle anatre in allevamenti specializzati in altre parti dello stato.

 

La sua entrata in vigore era prevista per novembre 2022, ma il dipartimento statale dell'Agricoltura è intervenuto e ha ordinato alla città di non applicare il divieto poiché “limita irragionevolmente le operazioni e le pratiche agricole” di due allevamenti di foie gras ai sensi della legge statale. Fattorie che peraltro forniscono la maggior parte della produzione americana, e per cui il prodotto rappresenta circa un terzo degli introiti. I sostenitori della governatrice affermano che le autorità di New York City stanno cercando essenzialmente di far chiudere aziende agricole che si trovano a oltre 160 km di distanza dalla città, su cui non hanno quindi alcuna giurisdizione. Mentre coloro che supportano il divieto, ritengono che la metropoli dovrebbe essere libera di regolamentarsi.

La Grande Mela ha messo a segno questo mese la prima vittoria, dopo che un giudice ha bloccato l'ordine dello stato per impedire l’entrata in vigore del bando, ma il dipartimento dell’Agricoltura ha già annunciato che ricorrerà in appello. Per gli animalisti Hochul sta intenzionalmente ritardando il processo in modo che le aziende agricole di foie gras possano continuare a produrlo e venderlo finché la disputa continua.  “Vogliono solo trascinare la cosa il più a lungo possibile per continuare a trarne profitto”, spiega a Politico Bryan Pease, l'avvocato che rappresenta il gruppo ‘Voters for Animal Rights’. “Ma non saranno in grado di abrogare le leggi dove vogliono solo perché potrebbe avere effetti indiretti su una fattoria da qualche parte nel nord dello stato di New York - aggiunge - Se questa fosse la soluzione, allora non si potrebbe vietare nulla”. Per la presidente e fondatrice del gruppo Allie Feldman Taylor, d’altra parte, “quello di Hochul è solo un massiccio abuso del suo potere”.

 

Per ora, comunque, il foie gras rimane in menù nei ristoranti newyorkesi: come da Daniel, il locale di Daniel Boloud con due stelle Michelin nell’Upper East Side, che serve una terrina di foie gras proveniente proprio da Upstate New York nel suo menù di quattro portate da 188 dollari. Mentre a Le Bernardin, tre stelle Michelin a Midtown Manhattan, viene offerta una tortina di foie gras, funghi e tartufo accanto alla coda di aragosta, ma e’ anche utilizzato come farcitura nella faraona arrostita in padella (sempre nel menù da cinque portate a 208 dollari). Adams, pur essendo un grande sostenitore del settore della ristorazione e amante dei locali esclusivi (molti dei quali servono foie gras), si è allineato alla richiesta degli ambientalisti. Il settore dell’ospitalità, tuttavia, sta cercando in tutti i modi di convincerlo a fare marcia indietro: “Questo piatto è una parte importante dell'esperienza culinaria per alcuni ristoranti - sottolinea Andrew Rigie, direttore esecutivo della New York Hospitality Alliance - Perderlo non ha solo conseguenze dal punto di vista finanziario, ma ha un impatto sull'esperienza dei ristoranti e dei loro ospiti”.

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