Dal pomodoro San Marziano alle micro lattughe, ecco le verdure coltivate nello spazio

Dal pomodoro San Marziano alle micro lattughe, ecco le verdure coltivate nello spazio
I progetti, alcuni già realizzati, per le colture di vegetali in stazioni orbitanti e, in futuro, anche sulla nostra Luna o addirittura su altri pianeti
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Micro lattughe, mini cime di rapa, mini carote e mini ravanelli non sui banchi del mercato sotto casa, ma in orbita. Non si tratta di verdure e ortaggi in miniatura, si badi bene. Vengono fatti crescere solo fino allo stadio di piantina e dunque si mangiano sotto forma di fogliame che ha lo stesso identico sapore, anzi ancora più concentrato, del vegetale fatto e finito. Qualcuno potrebbe dire che son cose incredibili, "dell'altro mondo". E un po' lo sono. Visto che son state scelte per essere coltivate nello spazio. In un vero e proprio orto, prima sulla Luna e poi su Marte.

 

Della riconquista del nostro satellite se ne sta parlando parecchio negli ultimi tempi, soprattutto dopo che la Russia a luglio aveva annunciato il nuovo allunaggio, fallito pochi giorni fa con lo schianto della sonda Luna 25 sul suolo lunare. Desta molto interesse anche il tema del cibo spaziale, con i nuovi futuribili astronauti-contadini che potranno nutrirsi con verdure fresche, appena colte. A chilometro zero. Sembra uno scenario impossibile da immaginare. Invece è sempre più concreto, e reale. Come dimostra il  progetto GreenCube coordinato dall’Asi, Agenzia Spaziale Italiana che ha realizzato un nano-satellite dedicato alla coltivazione di un orto "d'altissimo livello" (a 6 mila chilometri dalla terra) tutto italiano con i già citati micro-ortaggi nello spazio dove è già arrivato con il "lancio di qualifica" del vettore Vega-C dell'Esa, l'Agenzia spaziale europea, partito dalla base spaziale di Kourou (Guyana francese) un anno fa. Tramite dei comandi da terra sono stati fatti germinare semi, in questo caso di crescione, giunti in una quindicina di giorni allo stato di "raccolta": "Un passo avanti nel percorso che ci conduce verso la produzione di ortaggi a supporto delle future missioni di esplorazione umana spaziale oltre l’orbita bassa, in cui avremo bisogno di coltivare in situ alimenti freschi ed altamente nutrienti per l’alimentazione ed il benessere degli astronauti".  Il progetto coordinato dall’Università Sapienza di Roma, ha visto la collaborazione dell’Università Federico II di Napoli e dell'Enea. 

Ed è a un ricercatore dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile che Il Gusto ha chiesto cosa è e come funziona questo orto spaziale che può essere replicato facilmente anche sulla terra, finanche dentro casa.

 

"È stato pensato per alimentare gli astronauti con alimenti freschi - ci spiega Luca Nardi  Agrobiotecnologo dell'Enea, esperto del settore spaziale -. Questi alimenti sono le "plantuline", giovani e tenere verdure che vengono consumate quando dopo 10-15 giorni cominciano a comparire le prime foglie raggiungendo un altezza compresa tra i 9 e i 13 centimetri. Si può realizzare un chilo di prodotto in un metro quadro e mezzo in meno di due settimane, con pochissima acqua e pochissimo consumo di energia elettrica perché nella maggior parte dei giorni le piantine restano al buio. Sono quelle usate da molti chef stellati per guarnire i loro piatti, perché molto colorate e dai sapori intensi (la concentrazione di fitonutrienti è maggiore da 4 a 40 volte rispetto alle piante adulte). Cavolo cappuccio, ravanello, senape, basilico, prezzemolo, crescione, lattuga, c'è soprattutto il gruppo delle brassicacee ma c'è una grande varietà di scelta. Ci sono anche le carote (sempre in formato a foglie). Non sono una novità. Sono comparse per la prima volta negli Stati Uniti all’inizio degli anni ‘80 denominate “vegetable confetti” o “microherbs”. Quello che noi abbiamo fatto è sviluppare un sistema di coltivazione automatizzato in grado di calcolare esattamente tutte le risorse utilizzate: quantità di semi, consumo idrico ed elettrico ridotto al minimo, e di fertilizzante per metro quadro.

"Lo abbiamo testato -aggiunge Nardi- e continuiamo a farlo nelle "Missioni analoghe", chiamate così perché vengono ricreate sulla terra le condizioni per l'appunto con caratteristiche analoghe a quelle esistenti sulla luna e su Marte. La prima è stata condotta nel 2018 nel deserto dell'Oman molto simile alla superficie lunare, in una tenda con un orto di 4 metri quadri, illuminato a led. La prossima, la quarta, in Armenia nel marzo 2024 sarà una simulazione di una missione sul Pianeta Rosso in cui parteciperemo con il nostro orto hi-tech del progetto Hort3Space in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma. E per la prima volta verrà utilizzato un braccio robotico che testerà il sistema in assenza dell'uomo. Questa è la strategia italiana. Le altre agenzie spaziali hanno la loro: la Nasa per esempio punta al programma Artemis coinvolgendo più paesi. 

Tornando al cibo, l'Enea ha creato anche il San Marziano un piccolo pomodoro tratto da un altro ornamentale già esistente, il Micro Tom, a cui è stato aggiunto il viola delle antocianine per fornire agli astronauti un alimento ricco di antiossidanti. È già stato realizzato e potrebbe anche essere usato nello spazio ma occorrerebbe aspettare molto tempo per la maturazione, almeno 90 giorni. Invece le micro verdure hanno il vantaggio di essere rapide.

Un orto spaziale intelligente e sostenibile quindi che potrebbe andar bene anche sulla terra. "Certo che si può replicare - ci conferma il ricercatore-. Lo diciamo spesso quando andiamo nelle scuole, e facciamo assaggiare ai ragazzi queste micro verdure che piacciono sempre tanto. È possibile coltivarle anche dentro casa con il sistema idroponico con un'attrezzatura che può venire a costare dai mille ai tremila euro. Le piantine vanno mangiate crude. La cottura altera proprio la principale loro caratteristica ovvero l'elevato valore nutrizionale. Sono pronte al consumo e non serve neanche lavarle". 

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