In cima alle destinazioni in Italia e da sempre fra le località che meglio rappresentano le eccellenze dello stivale, Taormina quest’anno sta giocando un ruolo da asso piglia tutto. Il motivo ha un nome è un cognome: “The White Lotus”, la serie televisiva statunitense prodotta da HBO che, fra candidature e premi, ha fatto incetta di riconoscimenti aggiudicandosi due Golden Globe e i favori del pubblico americano, perché diciamolo chiaramente la serie in Italia è stata accolta con modesto tepore, mentre negli Stati Uniti ha spadroneggiato. Addirittura in Sicilia poche, pochissime persone l’hanno vista, eppur si muove, avrebbe detto qualcuno.
Il fenomeno “The White Lotus” ha il grande pregio di aver consolidato nell’isola e più precisamente nella sua parte orientale, un turismo del lusso che fino a qualche anno fa sembrava sopito. Adesso il vento dorato che soffia in trinacria ha acceso le luci su spregiudicati e danarosi vacanzieri e adombrato, per un attimo, le storie del Padrino e del famigerato Bar Vitelli di Savoca, citato comunque nella serie. Taormina è il lusso, lo sfarzo, il sogno, ma c’è da chiedersi se rappresenta una Sicilia autentica. Autenticamente di certo rappresenta sé stessa, al pari di Amalfi, Capri, Portofino e più di tutte fa rivivere i fasti della dolce vita degli anni ’60 che a Taormina ebbe una storia meravigliosa e assestante da quella più patinata della capitale romana.
Lorenzo Maraviglia, il general manager del San Domenico Palace di Taormina, dove è stata girata la serie in questione, scommette su una lunga coda dell’effetto White Lotus. “Credo che questo effetto non sia solo un picco ma che continui nel tempo. “The White Lotus” è stato solo un boost iniziale per raggiungere quello che in previsione sarebbe arrivato tra qualche anno. Alcuni possono essere attratti dall’effetto ‘Set-Jetting’, ma la maggior parte sono clienti che vengono perché sono attratti dal territorio e amano i nostri servizi, quindi sta a noi mantenere nel tempo questo effetto. Ma che cos’è questo Set Jetting di cui si parla? Un fenomeno globale e non certo nuovo, che muove flussi turistici verso mete cinematografiche o televisive. Ed eccoli arrivare quindi questi turisti affascinati dai fasti delle fiction pronti per rivivere quelle atmosfere nei Four Seasons Hotel and Resort, mutinazionale nell’accoglienza di lusso di proprietà di Bill Gates e del principe saudita Al-Waleed bin Talal. La prima serie fu per lo più un esperimento, dovendo trovare una struttura nella quale si potessero girare sia esterni che interni senza dover necessariamente uscire fuori, causa restrizioni covid, la scelta cadde sulle Hawaii e agli attori toccò il “tormento” di rinchiudersi al Four Seasons Maui at Wailea, un vero e proprio resort da sogno, immerso nella natura, che conta 380 camere, tre piscine e tre ristoranti, tre campi da golf, una spa e un museo d'arte. Poco male, anzi. La serie televisiva andò molto bene si pensò subito ad una seconda, destinazione Sicilia, Taormina, dove la multinazionale canadese possiede uno degli alberghi, e definirlo tale è riduttivo, del mondo: il San Domenico Palace. Un convento domenicano del ‘300 restaurato alla fine dell’800 per trasformarlo in hotel con un nuovo edificio in stile Liberty. Da oltre un secolo, il San Domenico Palace accoglie gli ospiti più illustri, da Oscar Wilde e il re Edoardo VIII a Elizabeth Taylor, Audrey Hepburn e la nostra Sophia Loren. Insomma, con queste premesse e come sfondo la cartolina della Sicilia il successo a stelle e strisce era assicurato, difatti il boom.
Secondo il General Manager dell’albergo, Lorenzo Maraviglia, nei primi due giorni di messa in onda della serie le visite al loro sito hanno avuto un incremento del 70%. Numeri importanti che facevano presagire una stagione da record che non è tardata a palesarsi. Tutto si stanno abbeverando a questa fonte e tutti si sono organizzati al meglio delle loro possibilità. Se il San Domenico Palace, non ha sostanzialmente ampliato l’offerta rispetto all’anno precedente aggiungendo solo un tour in vespa, alcuni lidi esterni, nella parte sud del comprensorio, hanno installato dei pontili per le moto d’acqua. “Gli americani che hanno visto la serie ce le chiedono” – riferiscono i gestori. La tasca ci guadagna, la vista sulla baia un po’ meno. L’offerta a Taormina si sta gradualmente differenziando. Hotel da sogno, grandi marchi del lusso che hanno investito in città aprendo store mono marca e in futuro pare anche il casinò.
Non ha dubbi il neo sindaco De Luca: “Taormina deve diventare la capitale del nuovo Regno delle Due Sicilie e Palazzo Corvaja è la sede naturale del casinò che vogliamo far riaprire. Il casinò è stato scippato a Taormina e ai taorminesi e lo Stato ha il dovere di restituirlo a questa comunità”. Parole che si trasformeranno in realtà? Parafrasando Battisti, lo scopriremo solo vivendo. Ma sulla narrazione di una Taormina che perde aderenza dalla realtà e si trasforma in un grande luna park, Lorenzo Maraviglia dice il suo “no” perentorio e spiega così gli investimenti e l’appeal per questo segmento turistico: “Per me Taormina non perderà mai l’autenticità sta solo trovando una dimensione internazionale per i viaggiatori che cercano un’offerta più ampia”. E a tavola? Se i racconti delle fiction sono spesso conditi da narrazioni fantasiose e poco concrete, il discorso è diverso per il settore enogastronomico.
La Sicilia è sostanzialmente due cose, cibo e accoglienza, anche non in quest’ordine, ma entrambe intrinsecamente dipendenti l’una dall’altra. Oggi sono proprio i grandi alberghi riescono ad offrire al visitatore una visione eccellente del territorio. Massimo Mantarro, l’executive chef del Principe Cerami, il ristorante stellato del San Domenico Palace (a Four Seasons Hotel), delizia i suoi ospiti con una visione contemporanea della Sicilia grazie a una grande tecnica e una materia prima eccellente. La carta è un omaggio alla Sicilia più autentica: La celebrazione del Monte Etna, con uno spaghetto artigianale e una fonduta di pomodoro e ricotta salata, ancora i cappellacci con tuma persa e spezie locali, il risotto con le alicette e il pistacchio di Bronte (sì, quello vero, ndr), la caponata, l’agnello locale e la Wellington di tonno rosso. Un menù vibrante e delicato al tempo stesso, un’overture della Sicilia più golosa nei suoi sapori più reali. E poi ancora “Anciòvi” (acciuga in dialetto), l’altro outlet gastronomico dedicato alla cucina espressa e giornaliera, alleggerita dal concetto “della nonna”. Eh sì, perché anche se la qualità della materia è altissima, non sempre le preparazioni della cucina tradizionale spiccano per leggerezza. Qui il concetto di trattoria moderna viene magnificato: uno spaghetto alle vongole che non sappia di bruciato, un’insalata ai frutti di mare con verdure croccanti, un pesce in guazzetto che non nuoti nell’olio. La cucina verace fatta bene. Spoiler: Questo la serie televisiva non ve la racconta, ma ci abbiamo pensato noi. Se le serie tv prendessero spunto dalla realtà della cucina saremmo più contenti, sazi lo siamo già.