Nella gara si alza il livello delle prove, e aumentano le aspettative dei giudici, per ovvi motivi: ormai i concorrenti sono rimasti in otto, frutto di una selezione iniziata ormai dieci settimane fa. Così nella decima puntata si respira l’emozione e quel pizzico di orgoglio “per essere arrivati fino a qui”.
Si comincia con la Mystery Box che è preceduta da una domanda: “quale sarebbe il concept del vostro ristorante? Quale cucina vorreste esprimere?” chiede Bruno Barbieri alla masterclass.
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Bubu, non ha dubbi: “sono cresciuto tra un Golfo e un’Isola. La mia sarebbe una cucina mediterranea” spiega l’ormai ex studente di archeologia, nato a Vico Equense e cresciuto in Sardegna.
Sara, il cui sogno dichiarato fin dall’inizio è di riaprire il ristorante del papà Marrakesh Express in centro a Bergamo, di cucina marocchina, farebbe una cucina “di fusione” in cui unire i sapori della famiglia di origine con la tradizione italiana.
Francesco, vorrebbe proporre “i sapori di nonna, la tradizione con protagonista la pasta, magari in America o in Inghilterra”.
Così MasterChef ha cambiato il linguaggio degli italiani: l'intervista ai giudici
Intanto è il momento di svelare la Mystery, che nasconde non prodotti, ma piattini, coppette, alzatine e piccoli contenitori per amuse-bouche. Con questa espressione, spiega Giorgio Locatelli, si intende un piccolo divertimento per la bocca, un boccone di benvenuto offerto dalla cucina prima di cominciare il pasto e a prescindere da quello che il cliente ordina dal menu. I concorrenti dovranno creare un loro “benvenuto dello chef” che parli del loro stile di cucina, simboleggiato anche dalla scelta del contenitore. Ma per farlo hanno solo 30 minuti.
Per Francesco quello che lui chiama “musc musc” non ha molto senso perché il suo stile, spiega, è più classico: antipasto-primo-secondo-dolce. E non è un punto di vista così assurdo. Anche Locatelli confessa ai colleghi giudici che non lo ama, non lo ha mai fatto nel suo locale londinese, dove e porta piuttosto una selezione di pani e oli, ed è anche un modo per distinguersi dai ristoranti francesi.
L’obiettivo degli aspiranti chef è racchiudere la propria identità gastronomica in un boccone.
Masterchef, l'amuse-bouche di Barbieri fa scoppiare la ridarella a tutti
Edoardo ci prova con una rivisitazione di patatine e bitter, omaggio all’aperitivo “pensando ai miei amici”. D’altro canto, non solo ama gli aperitivi, ma ha fatto anche il barman ed era solito prepararlo per lo chef dell’albergo in cui lavorava.
Poi Sara, che ha espresso il suo mondo complesso e colorato con “Marhaba”, che in arabo vuol dire appunto benvenuto: polpette di alici marinate con frutta candita, su crema di riso alla panna acida e cannella, con olio al peperoncino.
Roberto tenta con” Piccione viaggiatore”: bon bon di piccione ripieno di riccio di mare e fegatini di pollo in salsa Teriyaki con aceto di lamponi, mirin e soia.
Di certo c’è riuscito Francesco, scegliendo dalla dispensa un assaggio di romanità – con occhio al food cost contenuto – dal nome di “Nuvole romane”: soffici bocconi di albume montato con guanciale, pecorino, pomodorino e cipolla.
Risulta proprio lui il migliore, l’amuse-bouche più centrato nel concetto e riuscito come equilibrio dei sapori. Elogiato anche per l’impiattamento e il design coerente ad alti standard di qualità.
Da un pre-pasto si passa a un pre-dessert nella prova dell’Invention test.
Il vincitore, “Francescone”, si è conquistato un vantaggio nella sfida che prevede la creazione di questo mini-dolce non troppo dolce, che nel fine dining si usa per preparare il palato a gustare al meglio il dessert: il 29enne romano ha potuto scegliere per la propria preparazione due ingredienti tra i sedici a disposizione (cioccolato bianco, dulce de leche, pasta di fagioli azuki, mela, barbabietola, patata dolce, castagne, mirtilli, piselli, “barattiere”, finocchio, melanzana, fava tonca, succo di yuzu, cardamomo nero e tè matcha) e decidere a chi assegnare i restanti, rendendo la sfida ancora più difficile e imprevedibile.
Francesco, sorprendendo tutti tiene per sé piselli e finocchi. Scelti perché li conosce bene, “li conosco e mi rappresentano” afferma tutto soddisfatto, ma la decisione è così strana che Roberto dichiara: “secondo me non ha capito bene la prova”.
A Sara assegna dulce de leche (lei non ama il dolce ed ha l’ingrediente più dolce di tutti) e fagioli; a Hue barbabietole e fava tonca; a Mattia yuzu e tè macha; a Bubu la patata dolce e il barattiere, che a lui piace proprio per questa freschezza tra cetriolo e melone; a Edoardo melanzana e cardamomo; Lavinia castagne e mela; a Roberto mirtilli e cioccolato bianco.
“È importantissimo l’effetto wow” avverte Antonino Cannavacciuolo, quindi è chiaro che i giudici vogliono che l’accento cada sulla creatività. In 45 minuti di tempo. Obiettivo: leggerezza, freschezza per pulire il palato dal pasto precedente e prepararlo al dessert.
Mattia non si scompone e inizia a preparare una cialda di tè macha con una gelatina di yuzu; Roberto ha fatto scorta di semi e ne fa cracker per una sorta di millefoglie a strati di mirtilli e cioccolato bianco; Sara, all’inizio terrorizzata, ha un’illuminazione e le vengono in mente dei ravioli in stile asiatico, con una farcia ai fagioli; Lavinia tenta un simil-marron glace a guarbire una composta di mela e cannella; Edoardo prova con la melanzana cotta nel burro, glassata con sciroppo d’acero da servire con yogurt aromatizzato al cardamomo.
Migliore della prova è Bubu col suo Bari-states: raviolo di gel di barattiere, con sfoglia sottile di barattiere marinato con lime e zucchero, ripieno di patata dolce con tahina e burro di arachidi e un fiocco di sale Maldon. Una prova che per Francesco finisce col trasformarsi in una beffa: tenuti per sé i piselli e il finocchio, è certo di aver creato una grande ricetta: “un’esplosione di sapori, rischio di fare la doppietta” afferma trionfalmente, invece il suo piatto è stato considerato il peggiore della prova, tanto da portarlo all’eliminazione. Esce con quel po’ di distacco e sfrontatezza a cui ha abituato il pubblico, ringrazia i giudici, non vede – o finge di non vedere – Hue che vorrebbe salutarlo con un abbraccio e promette di far parlare di sé con il suo ristorante.
A questo punto i sette concorrenti del programma di Endemol Shine Italia si sono ritrovati nelle postazioni dello Skill Test, la sfida tecnica del cooking show, per dare il benvenuto allo chef Enrico Crippa, “commissario esterno” d’eccezione per una serie di prove, come sempre organizzate in tre step, ognuno dei quali basato su un suo piatto straordinario. Per tutti, obiettivo di questo Skill Test nei primi due step è stata la realizzazione di una propria ricetta ispirata ad almeno una delle tecniche presenti in ciascuno dei piatti presentati dallo Chef tre stelle Michelin del Piazza Duomo di Alba.
Il primo si chiama Est ed è la sua interpretazione di piatti piemontesi, come l’insalata russa e il tramezzino e lo spezzatino in versione borsch perché protagonista di tutto è la barbabietola, nell’insalata russa, nell’impasto del pane dei tramezzini e nello stufato ucraino. Il secondo è incentrato sulla tecnica del taglio del pesce crudo, con uno speciale sashimi e le marinature. Il terzo è una classica preparazione francese, la matelote, usata per stufare il pesce d’acqua dolce nel vino rosso, che lui utilizza per la rana pescatrice.
Un vero spettacolo nello spettacolo per gli spettatori vedere uno chef del calibro di Enrico Crippa aiutare e adoperarsi per far riuscire i piatti dei concorrenti: poteva passare tra le postazioni modificando ciò che gli aspiranti chef stavano facendo, aggiungendo o togliendo un ingrediente o uno strumento a suo piacimento. Ed eccolo saltare velocemente da una postazione all’altra, portando un ciuffo di cerfoglio o distribuendo i coperchi per le pentole, perché lui è “un fan del coperchio”.
Il primo livello ha visto Hue, Sara ed Edoardo raggiungere la balconata grazie ai loro piatti promossi dai quattro chef stellati; nel secondo è stato promosso Bubu, che ha conquistato così l’accesso al prossimo episodio; nel terzo step, quello eliminatorio, Mattia, Roberto e Lavinia hanno dovuto replicare il piatto di difficoltà estrema di Crippa, e a farne le spese è stata proprio Lavinia, 22enne di Chieri, che per la prima volta ha tolto la “maschera” della persona distaccata per mostrare di essere “la ragazza più emotiva del mondo”.
Bellissimo anche il commiato di Crippa che lascia un consiglio ai ragazzi: “curate sempre la disciplina, l’impegno, il gesto”.