“Non chiamiamola 'cultura orientale': ciò implicherebbe troppe influenze, perché anche Turchia, Arabia e Medio-Oriente sono orientali. Chiamiamola cultura dell’Asia orientale”. Così Chiara Ghidini, professoressa universitaria di Religioni e filosofie dell’Asia orientale presso L’Orientale di Napoli spiega il tema “Il Nirvana delle verdure-principi di alimentazione e percorsi di cura”, tavola rotonda che si terrà il 4 ottobre all’Istituto Grenoble di Napoli in occasione della manifestazione “L’altro Giappone. Satellites of Love”, in calendario dal 4 al 9 ottobre.
Questa iniziativa parte dall’analisi delle tradizioni e della cultura giapponesi per andare oltre, focalizzandosi non su cosa mangiamo ma sulla consapevolezza di ciò che mangiamo: il food non è infatti protagonista materiale, ma è posto al centro di una riflessione sul rapporto tra uomo, cibo, natura e società, intrecciandosi con i temi dell’antropologia, dell’economia, del buddhismo e della farmacoterapia. Un vernissage sulle dottrine e le pratiche buddhiste che fanno riscoprire le verdure di stagione, dove parteciperanno chef giapponesi di cucina illuminata, esperti di trasformazione e fermentazione della soia, nutrizionisti e farmaterapisti. Come ha dichiarato anche la direttrice artistica del festival Barbara Waschimps, “Il Nirvana delle verdure è un importante focus sull’alimentazione in tutti i suoi aspetti, un percorso di agricoltura naturale, non mainstream, buddhista ma non solo, legata alla tradizione giapponese, che porta al food passando per tutte le sue fasi: coltivazione, sistemi di cottura, produzione, conservazione e solo alla fine la cucina e il gusto”. Questo cambiamento ha portato alla diffusione di nuove coltivazioni dell’Asia orientale e dell’Oriente tout court in Italia, trainate certamente anche dalla crescita della cucina etnica, vegetariana e vegana, come il cavolo pakchoi (un cavolo cinese utilizzato prevalentemente fritto e in zuppa) e la jiucài (simile all’erba cipollina, molto utilizzata nelle preparazioni a base di maiale), lo zenzero, il coriandolo, la cannella e la curcuma (lo zafferano indiano).
Come location di questa Japan week, è interessante la scelta della città partenopea, che da roccaforte della cucina integralista e nazionalista italiana, negli ultimi anni, si sta aprendo a contaminazioni giapponesi, sviluppando una proposta fusion nippo-napoletana tra abbinamenti inediti di Giappone e Campania, con ricette innovative come i peperoni e la salsa teryaki, i noodles alla Nerano, il wasabi e le salsicce, il wagyu e la cipolla. La forza della cucina asiatica non sta solo nella sua ricchezza e biodiversità, ma soprattutto nella sua capacità di svilupparsi e diffondersi nel mondo di pari passo con le sue pratiche religiose e culturali, come quella Zen nella cucina tempio buddhista, il pasto rituale, il minimalismo, la rivoluzione del filo di paglia, l’healthy food terapeutico, con the ed erbe dagli effetti benefici per la salute fisica e mentale. Un connubio perfetto tra cucina e tradizione, cibo e cultura, che ha affascinato anche l’Italia, dove stando ad un’indagine svolta da American Pistachio Growers sulla consumazione di cibo orientale, il trend di vendita del sushi nel 2022 ha fatto registrare un incremento del 68%. Dati che mostrano un forte interesse degli italiani per i prodotti nipponici, come ramen, sakè, panko, alimenti ormai molto più presenti nella nostra dieta.
Cinese, indiano e thai sono sempre presenti nelle preferenze degli italiani, ma le tendenze del momento vedono una salita del koreano e una grande ascesa dei pokè, un fusion tra cucina orientale e hawaiana/caraibica, che in Italia ha registrato 98 milioni di euro di fatturato nel 2021 e si prevede possa raggiungere i 143 milioni nel 2024. Questa contaminazione culinaria nel Belpaese è stata agevolata soprattutto dalla diffusione a livello mediatico di produzioni cinematografiche ed editoriali giapponesi, come Manga, Anime, fumetti e serie Netflix, oltre che dalle politiche di internazionalizzazione della cucina giapponese, incentivate dal governo nipponico, esportata con la doppia etichetta di cucina identitaria orientale e nazionale. Fattori che hanno cambiato il modo italiano ed occidentale di approcciarsi ai paesi orientali, trovando in queste realtà, apparentemente così lontane, valide risposte ai propri problemi sociali ed alternative culturali nel cinema, nella cucina e nello stile di vita.