Freisa vitigno dell'anno: rinascita di una Cenerentola che merita di essere regina
di Lara De Luna
Il quarto polo della viticultura piemontese, troppo spesso snobbato, capace di regalare invece vini nobili, trasversali e territoriali. I nostri undici assaggi dal Monferrato alle Colline Tortonesi, passando per Chieri
Aggiornato alle 5 minuti di lettura
Una terrazza che affaccia su Torino, ripiena di vigne che degradano verso l'orizzonte. É l'angolo speciale di Villa della Regina, dove il riferimento storico è ai Savoia e alle residenze reali, ma quello contemporaneo è sicuramente alla Freisa. Un vitigno che è stato principessa e che ora, più spesso, veste i panni di Cenerentola. "La Freisa è una delle nostre uve più importanti e con più potenziale - chiosa Filippo Mobrici, Presidente del Consorzio Tutela d'Asti e vini del Monferrato, in cui rientra anche la Freisa d'Asti Doc -, ma in passato è stata eccessivamente vilipesa. Oggi dopo il lavoro di grande recupero degli ultimi anni, sono convinto stia finalmente arrivando il momento di una rinascita".
La Freisa oggi è una storia affascinante, di una rinascita decisa e sempre più importante, come conferma anche Giampiero Gerbi, tra i più importanti conoscitori di questo vitigno. "La Freisa è oggi il quarto polo del vino piemontese - afferma senza timore di smentita -, con ancora moltissima strada da fare davanti a sé, nonostante la superficie di coltivazione non particolarmente ampia. A fronte di questo, ha invece una tradizione importante capace di competere a livello storico con Nebbiolo, Barbera e Dolcetto e una trasversalità non solo a tavola, ma anche nella capacità di adattarsi ai terreni. Collina torinese, Monferrato, Langhe, Colli Tortonesi: tutti terreni geologicamente molto diversi tra di loro, che ci regalano vini straordinariamente unici e peculiari. Vero specchio, di volta in volta, della terra dove nascono.
Freisa vitigno autoctono quindi, capace di sintetizzare l'anima di terreni che nelle ere geologiche si sono evoluti enormemente e che oggi sono molto distanti e diversi l'uno dall'altro. Basti pensare che dove oggi sorgono le colline Patrimonio Unesco del Monferrato, nell'astigiano (in cui la Freisa trova una delle sue case d'elezione, insieme al chierese) una volta c'era il mare e recentemente sono state messe in esposizione dei reperti fossili di balene risalenti al paleolitico. Ma soprattutto Freisa che cerca di smarcarsi da un passato in cui era "vino locale. Il vino della casa, quello che veniva bevuto in ogni famiglia" continua l'enologo, "e soprattutto un vino frizzante". Quella stessa storica leggerezza che negli anni '50-'60 aveva fatto diventare molto consumato questo vino nelle campagne piemontesi (ma scarsamente al di fuori dei confini regionali), negli anni '80 al cambiare dei gusti e delle mode, diventa il suo vulnus più importante. Era successo per il Lambrusco, è successo per il Freisa. Oggi entrambi (il primo sicuramente di più) stanno vivendo un grande rinascimento sia qualitativo che di percezione nei confronti del pubblico. Con una differenza: il Lambrusco ha ritrovato la sua primavera in cui la versione frizzante del vino continua ad avere una decisa importanza. La Freisa invece è rinata nel momento in cui i suoi produttori hanno cominciato a investire e studiare sulla Freisa come vino fermo prima e poi da invecchiamento.
Gli stessi produttori che negli anni '90 hanno cominciato a investire "su questa nuova era della Freisa, sono gli stessi che oggi da qualche anno si sono riuniti nell'Associazione Più Freisa - con sede ad Asti, costola di Quelli della Freisa- e stanno pigiando l'acceleratore sulla promozione di un prodotto che può decisamente dire la sua anche sui mercati internazionali più importanti. In tutto la superficie coltivata con questa uva copre poco più di 1000 ettari in tutto il Piemonte (dati Istat) e questo purtroppo gli causa un depauperamento delle potenzialità commerciali reali. Pur non potendo aggredire i mercati più grandi, però, la Freisa ha invece grandissime potenzialità sui mercati di nicchia come la Penisola Scandinava, dove piuttosto che il vino-brand, è sempre di più richiesto il racconto del territorio identificabile con il volto stesso del produttore. Piccole realtà artigiane, proprio come quelle che caratterizzano le varie zone produttive del Freisa".
Dall'export arriva infine forse la prossima evoluzione di questo vino. "Negli Usa - conclude Gerbi - sono assolutamente innamorati della Freisa frizzante. Per loro è un vino funny, leggero e poco impegnativo, che si abbina particolarmente bene ad alcuni dei piatti più tradizionali della cucina americana". Un nuovo cambiamento, un nuovo orizzonte da conquistare. Nel frattempo, vi raccontiamo questo vino attraverso undici assaggi che coprono tutte le zone produttive.
Le degustazioni
Monferrato Astigiano - Filari di Freisa
Questa Freisa d'Asti Superiore DOC di La Montagnetta è una delle migliori espressioni dell'estro sperimentatore del suo creatore, Domenico "Mimmo" Capello. A caratterizzarla, il 20% delle uve lasciate appassire lievemente prima di passare alla pigiatura: un passaggio che dona struttura e corpo, mistero quasi, a un vino già molto importante. La frutta rossa si tramuta in frutta cotta e il palato si arrotonda notevolmente. Fenomenale capacità di affrontare l'andare del tempo.
2. Anphora - Piemonte Doc Freisa - La Montagnetta
Immaginare questo vino ad accomagnare un piatto di plin, magari anche due, è quasi banale. Eppure la struttura intensa eppure decisamente equilibrata di questo vino si abbraccia perfettamente ai primi piatti della tradizione piemontese. Ma non solo: la nota di nocciola nel retropalato (regalata anche dal singolare affinamento di 12 mesi in anfora di terracotta) lo rende straordinariamente amico del cioccolato. Atteso alla prova del tempo, è un interessante progetto di sperimentazione su un vino - e un vitigno - che in passato è stato snobbato nelle sue versioni più complesse.
Ancora, in questo caso, un vino invecchiato: 8 mesi di tonneaux e 12 mesi di botte grande. E' sicuramente una delle testimonianze del fatto che relegare, in passato, la Freisa alla sola vinificazione frizzante ci ha privati di grandissimi vini: il naso è importante, il palato rotondo e complesso, con un continuo rimando tra note fruttate e tostature. Per gli amanti delle carni bianche, sarebbe perfetto con un arrosto di tacchino ripieno.
4. Podej Dla Terra 2018 - Freisa D'Asti Doc - IDivini
Ruvida, sincera, quasi spiazzante. Questa Freisa d'Asti è vinificata nel cuore del Monferrato Astigiano da due giovani viticoltori che arrivano dalle Fiandre. Il loro tentativo di creare un vino il più possibile territoriale e rappresentativo del vitigno è riuscito: in bottiglia troviamo una Freisa tenace, un tannino importante, decisamente con poche morbidezze piacione ma tanta sincerità. Perfetto per chi vuole cominciare ad approcciarsi al Freisa tentando di capire il livello e i sentori basilari di questa uva.
5. Vigna Villa della Regina 2017 - Freisa di Chieri Doc - Cantine Balbiano
Un pezzo di storia: della viticoltura a torino e nel chierese, ma soprattutto della Freisa. Gli studi sui cloni di Villa della regina sono ancora in corso, ma negli anni tanto è stato fatto. Il risultato con i suoi sentori di ciliegia e lampone, è la Freisa più tipica, elegante e identitaria che si possa immaginare.
6. Freisa di Chieri Doc Frizzante 2021 - Cantine Balbiano
L'origine della Freisa, che oggi sta rinascendo nella considerazinoe popolare, soprattutto oltre oceano. Non bisogna aspettarsi un vino modaiolo o eccessivamente leggero: qui la resistenza e la forza della Freisa sono ingentiliti dalla frizzantezza, ma sicuramente non domati.
7. Freisa di Chieri Doc Superiore - Stefano Rossotto
Decisamente una scommessa vinta quella di Stefano Rossotto, che convince già al primo assaggio con questa sua versione invecchiata. Ammaliante, ha un deciso equilibrio al naso e al palato, per un risultato misurato e non troppo rustico, prova che gli anni smussano alcuni angoli della Freisa. Il sorso rimane però ben vigoroso e di carattere.
8. Finibus Terrae 2017 - Piemonte Doc Freisa - Terre dei Santi
Terre dei Santi, cantina che insiste per la maggior parte nelle terre del chierese, è da sempre una delle più accanite sostenitrici della Freisa. Diverse le etichette in catalogo, ma con Finibus Terrae hanno sicuramente provato a raggiungere, quasi romanticamente, la summa della Freisa: il vino nasce infatti da un blend di uve che provengono per metà dalla zona di Chieri, per l'altra metà dall'astigiano. Le due terre madre di questa uva. Il risultato è un vino asciutto e dalla buona acidità, ma decisamente morbido nella parte tannica. Un buon matrimonio tra rese e terreni diversi.
Una delle zone minori, se legata alla produzione di Freisa, ma decisamente capace di regalare delle interpretazioni originali e veraci di questa uva. L'azienda agricola 499, nello specifico, produce in metodo biologico e con un'attenzione al lavoro in vigna che regala al bicchiere un vino con pochi compromessi, decisamente diretto nonostante i 12 mesi in barrique usate. I toni più scuri sono quelli di viola, liquirizia e cioccolato. Con la camomilla ad ingentilire.
10. Braghé 2018 - Colli Tortonesi Freisa - Claudio Mariotto
Le colline fanno bene alla Freisa. In questo caso, quelle di Tortona che regalano un vino finale un po' diverso dalle declinazioni più famose. DEcisamente rotondo ed equilibrato in bocca, ha un tannino molto morbido. La ciliegia lascia il posto alla rosa, che fa da coprotagonista insieme al lampone che continua a parlare al cuore e del cuore di questo vitigno.
Si annuncia alla vista con un colore rosso rubino, decisamente concentrato e profondo. Il ventaglio di profumi che ne delinea il profilo olfattivo racconta note di piccola frutta a bacca rossa e nera, arricchite da un leggero tocco più speziato sul finale. All’assaggio è di media struttura, con un sapore particolarmente secco e un sorso che si muove con perfetto equilibrio.
Scegli su quale testata vuoi vedere questo contenuto