Quando un giovane Pupi Avati vendeva surgelati, e altre storie

Un negozio di alimentari degli anni Sessanta
Un negozio di alimentari degli anni Sessanta 
I 60 anni in Italia della Findus raccontati in un libro ricco di aneddoti. Che è anche una cavalcata nella nostra storia e nelle nostre abitudini alimentari
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"Scongela qualcosa, tra poco ceniamo". Normale, oggi. Ma come eravamo quando non c’erano i surgelati? Succede spesso, i ricordi di epoche più o meno recenti, con relativi costumi e usanze, si scatenano facilmente a partire dalle mode alimentari. Questa volta l’occasione è offerta da Findus, che celebra i 60 anni di vita con un libro ("Con amore, da Findus", pubblicato da Mondadori e presentato a Milano) e apre la strada degli amarcord tra cucina e società. Nel 1962, raccontano nel librone gli autori Angelo Riviezzo, Giusy Mignone e Maria Rosaria Napolitano, l’azienda, svedese di nascita, cambia assetto proprietario e contemporaneamente apre una sede a Cisterna Latina: perché era specializzata in frutta e verdura, già molti vegetali arrivavano dall’Italia e uno studio accurato aveva fatto scegliere l’Agro Pontino come zona ideale per la coltivazione delle specie più adatte alla surgelazione. Inizia così l’avventura italiana del marchio.

Operaie nella fabbrica di Cisterna di Latina
Operaie nella fabbrica di Cisterna di Latina 

Che era nato nel 1939 a Bjuv, cittadina svedese del Sud. Siamo in tempo di guerra, ma la Svezia è neutrale e qui la gente è occupata soprattutto nella coltivazione e lavorazione della frutta. Lo fa, per esempio, Frukt Industrin (da cui l’acronimo Findus), aperta sulla scia del successo americano di Birdseye, la capostipite del genere, di cui vale la pena spiegare brevemente l’origine. L’aneddoto ufficiale ritrae Clarence Birdseye negli anni Venti in Lapponia, a osservare gli esquimesi che pescano, come nelle vignette, da un buco aperto nel ghiaccio. L’idea del cibo surgelato e fresco nasce così, Birdseye crea un’azienda che cresce costantemente e si espande all’estero, Europa compresa: sono gli anni Trenta e nasce l’industria del surgelo. Quando dalla Svezia Findus arriva in Italia, per surgelare esclusivamente verdura, ingaggia uno stormo di rappresentanti, fra cui, curiosità, un ventiquattrenne Pupi Avati, in fuga dalla delusione per l’impossibilità di continuare la carriera musicale, per la quale si era scoperto inadeguato ("Colpa", disse, "di Lucio Dalla, che era troppo più bravo di me").

Una vecchia pubblicità dei sofficini
Una vecchia pubblicità dei sofficini 


Mentre gli italiani scoprono i supermercati, la cui ascesa nelle modalità d’acquisto e nel ruolo sociale è quasi contemporanea a quella dei surgelati, questi compaiono timidamente nei loro scaffali. Comprarli è una questione di curiosità, ma anche di prezzo: una sogliola limanda, già spinata, costa molto meno di un pesce fresco in pescheria, che in più va pulito. Poi, i primi prodotti a marchio Findus arrivano nei primi reparti di surgelati nel 1964: sono solo piselli, fagiolini e minestrone. Di nuovo, si tratta soprattutto di curiosità, e un po’anche di comodità. Ma parliamo ancora di alimenti da comprare e consumare all’istante o entro la serata, perché nei frigoriferi degli anni Sessanta, che contendono a lavatrici e televisori il ruolo di status symbol, al massimo c’è il comparto con una stella, o il semplice spazio per fare i ghiaccioli: impossibile conservare un surgelato. Comunque nella mente delle massaie si è insinuato un serpentello tentatore: perché affannarsi in cucina se nel minestrone surgelato le verdure sono già lavate, pelate, tagliate? In quegli anni si moltiplicano le donne lavoratrici, quelle che “hanno” la casa, la famiglia, e un lavoro che le tiene altrove molte ore al giorno: la sera è pesante rientrare e occuparsi della cena.


Tre anni dopo, nel 1967, un’altra svolta, fondamentale anche per l’azienda, è quella dei bastoncini di merluzzo. I bambini finalmente mangiano il pesce senza fare storie, per le mamme è una manna dal cielo. Ma passano quasi vent’anni prima che faccia la sua comparsa Capitan Findus (1986), vecchio lupo di mare che viene a lungo impersonato dall’attore inglese John Hewer, doppiato in Italia da Carlo Bonomi. Gli succedono diversi attori, finché nel 2018 la Findus, che per un periodo era stata di proprietà britannica, sceglie Riccardo Acerbi, attore esperto e appassionato di sport acquatici. Apriti cielo, il Capitano è considerato un’icona british (nei loro spot si chiama Captain BirdsEye), gli inglesi si indignano e il fronte della Brexit insorge, <qualunque marinaio in pensione, inglese, scozzese, irlandese o gallese avrebbe potuto recitare quel ruolo>, affermano, perché mai si doveva scegliere un italiano? L’azienda rintuzza, la scelta è giusta, Acerbi resta al timone. Dopo i bastoncini (1967), che rimangono un caposaldo per oltre mezzo secolo, un altro colpaccio è quello dei sofficini (1970), amatissimi, facilissimi, sfiziosi, con annesso personaggio televisivo, il camaleontino Carletto, che conquista i bambini e non solo.

Il primo Capitan Findus
Il primo Capitan Findus 


Intanto, la cultura del freddo domestico evolve e i reparti del ghiaccio sono a tre stelle. Nei due decenni seguenti il freezer diventa un must ed è un prolungamento della dispensa, i surgelati non sono più una scelta per il pasto del giorno, ma una provvista da conservare, per un utilizzo non programmato. Il microonde dà un aiuto consistente La madre lavoratrice è una realtà assodata e i 4 Salti in Padella, nel 1996, sono una vera rivoluzione. Un contorno o un primo piatto, pasta o riso, ricco di condimento, con sugo, verdure, funghi, pesce o carne, come si potrebbe cucinare in casa. Ma è già fatto, già pre-cotto, già condito: 5 minuti sul fuoco e via, in tavola. Il consenso è totale: mamme in carriera, adolescenti semi-autonomi, mogli pigre, mariti imbranati, scapoli svogliati trovano finalmente la riscossa, mai più uovo al tegamino, mai più ripieghi.

 

E mentre nello specchio alimentare si riflettono nettamente i single, realtà sociale in notevole aumento cui molti marchi dedicano la novità dei “monoporzione”, un’altra categoria si affaccia all’orizzonte, un altro cambiamento epocale si annuncia attraverso il cibo e il megafono televisivo: per la prima volta uno spot (Findus) accenna a una coppia gay. Realizzato con delicatezza da Havas, mette in scena solo mani che cucinano e voci che commentano, e alla fine, tra una tagliatella e un risotto, il “segreto” viene svelato da Luca alla mamma affettuosa: <Lui non è solo il mio coinquilino, è il mio compagno>. E’ il 2014, e oltre a sdoganare quello che in Italia è ancora un mezzo tabù si cavalca l’onda della polemica sollevata da un altro noto marchio alimentare, il cui dirigente aveva dichiarato che mai avrebbe permesso di parlare di omosessualità in uno spot. I tempi, invece, sono maturi. E così, “l’altra famiglia” è servita. In tavola.


Oggi il surgelato, per chi non vuole e non può stare troppo ai fornelli, resta concorrenziale, il delivery ci ha abbagliati, ma farsi portare un piatto a casa costa molto di più che cuocerlo previo scongelo, e la vera differenza di qualità si apprezza completamente solo se il cibo si consuma al ristorante, appena cucinato. Infine, la nuova rivoluzione non poteva che essere green. Capitan Findus promuove il riciclo "per il futuro degli oceani", e l’agronomo presenta le verdure "da agricoltura sostenibile". Veggie? No problem: ci sono anche i bastoncini che sembrano quelli classici di pesce, ma sono esclusivamente vegetali.

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