Dopo Procida toccherà a Brescia e Pesaro? L'auspicio è che Mosaico sia un apripista “e che in ogni città capitale italiana della cultura possa alzarsi una bandiera legata al vino”. Parola di Roberto Cipresso, winemaker di fama internazionale che, con il sommelier Gaetano Cataldo, presidente di Identità mediterranea, è stato l'anima di un progetto ambizioso: realizzare una bottiglia celebrativa per l'isola di Arturo, nel suo anno più speciale. La cuvèe è stata presentata insieme alla sua etichetta, figlia dell'artista Carolina Albano ed il suo viaggio, a poche ore dal debutto, sarà ricco di tappe tese a narrare la cultura di un territorio e ad esportare un modello basato sulla condivisione di esperienze e saperi.
Prima sosta al Duomo di Napoli dove, annuncia Cataldo, arriverà via mare una bottiglia doppio Magnum dedicata “alla massima autorità religiosa della Campania, San Gennaro”. Poi, dal 19 al 22 maggio, nel complesso di San Domenico Maggiore del capoluogo campano, Mosaico per Procida sarà tra i protagonisti del Mediterranean Wine Art Fest promosso dal Mavv wine art museum ed ispirerà, anticipa il presidente Eugenio Gervasio, un brindisi per la pace che segnerà l'avvio di una raccolta fondi per aiutare i profughi ucraini.
Perché “il vino unisce, come dimostra questa esperienza che ha visto possibile accendere una luce in un territorio che non ha una grande tradizione vitivinicola alle spalle – dice l'assessore del Comune di Procida Leonardo Costagliola - E tutto questo è stato possibile grazie alla sensibilità di ventisei aziende del territorio”. Ognuna ha fornito le proprie uve, trasformandosi in una piccola piastrella di un mosaico complesso. E' questa la metafora che Cipresso sceglie per raccontare il “suo” vino, un prodotto che parla di equilibrio, armonia, mediterraneità, strizzando un occhio al mare ed alla sua salsedine. “Abbiamo voluto imbottigliare le vibrazioni di questa splendida isola – racconta – con l'obiettivo di dare al vino una struttura capace di resistere nel tempo e di non limitarsi ad essere la memoria di un istante. Ci piaceva l'idea che potesse diventare motivo di evocazione, miscelando insieme Falanghina, Fiano, Greco, Coda di Volpe, Asprinio, Biancolella, che sono serviti come i colori della tavolozza di un pittore.
Mosaico per Procida racconta un senso di appartenenza e uno spirito generoso. Non so in quante altre regioni italiane un'operazione del genere sarebbe stata possibile. Questo vino brinda alla grande bellezza ed indica la strada che dovremo seguire in futuro, quella della solidarietà, della contaminazione e della condivisione”. Una strada necessaria, sottolinea Antonio Lucisano, esperto di valorizzazione di prodotti agroalimentari di qualità: “Nonostante Napoli sia la meta più ambita nell'ambito del turismo enogastronomico, non riusciamo a cogliere neppure il 10 per cento delle infinite possibilità che abbiamo di fronte. Perché ci sono aziende troppo piccole o a conduzione familiare, quindi senza eccessiva capacità di visione rispetto a quello che il mercato chiede. Per cementare la nostra reputazione il presupposto indispensabile è quello di restare insieme”.
La mission è evidente: narrare la cultura dei territori e farne un “affare di cuore”, come spiega Cataldo. E il cuore, in Mosaico per Procida, c'è tutto, a partire da quanto riesce ad evocare. “Cercheremo un'armonia, sorridenti, fra le braccia, anche se siamo diversi come due gocce d'acqua”. Sono i versi della poetessa Wistawa Szymborska, citati nel corso della presentazione, a fare da colonna sonora del viaggio che attende la cuvée, impreziosita da un'etichetta d'arte. Tra il bianco e il rosa scelti per vestire il vetro, si muovono piccole figure stilizzate: le case procidane, la maschera di Pulcinella, una chitarra. Ognuna ha una storia da sussurrare al fondo di un calice.