Gigi Sorbillo: “Sto dalla parte dei ristoratori scesi in piazza. Io resisto e apro, ma il futuro è apocalittico”

Il pizzaiolo più famoso al mondo inaugurerà a giugno un nuovo locale in via Buozzi a Torino 
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Gigi Sorbillo, il pizzaiolo sta per aprire un nuovo locale a Torino in via Buozzi
Gigi Sorbillo, il pizzaiolo sta per aprire un nuovo locale a Torino in via Buozzi 

 

Gino Sorbillo è un’icona della pizza napoletana in Italia e nel mondo, erede di una tradizione che inizia in via dei Tribunali a Napoli nel 1935. Sei locali in Italia, ma anche a New York, Miami, Tokyo e una nuova pizzeria che aprirà a maggio ad Ibiza. Ora Sorbillo aprirà, a inizio giugno, anche il suo primo ristorante a Torino, in via Buozzi angolo via XX Settembre.

Perché Torino? Crede nelle sue potenzialità?
«Sì, è fantastica, piena di risorse e si trova in una Regione dinamica che ha dato anche i natali a Slow Food».

Prevede nuove assunzioni? Quante?
«Non lo ancora. In media i miei locali hanno una ventina di dipendenti, ma devo capire come evolverà la situazione. Cercherò qualcuno del posto da affiancare a membri del mio staff: per iniziare c’è bisogno di qualcuno che sappia come muoversi». 

Il lockdown è stato particolarmente penalizzante per il settore della ristorazione, come ha denunciato lei stesso in più occasioni: quanto hanno perso i suoi locali?
«Non lo so con esattezza. So solo che questo periodo avrebbe potuto essere gestito meglio. Un anno fa mi sono esposto molto per denunciare i rischi, è vero, ma la mia richiesta è passata come lotta individuale e non è servita. L’asporto ha aiutato, ma non ha risolto i problemi».

Perché ha deciso di aprire proprio in questo periodo?
«L’apertura di Torino era già stata programmata nel 2019: la novità è che aprirò anche una piccola pizzeria a Ibiza a maggio. È un passo che per me potrebbe significare la ripartenza di tutto. Come tanti anche io sono sconfortato, siamo in balia di notizie contrastanti e un piccolo locale può essere un nuovo stimolo per ricominciare e mettere da parte la delusione di fondo».

Che aspettative?
«La verità? Non lo riesco a immaginare. C’è un’incertezza generale e credo che il sistema Italia abbia fallito nel difendere i suoi cittadini. Andiamo avanti con le accuse tra i partiti che sembra facciano a gara: vogliamo soluzioni, non eterni litigi nei talk show televisivi».

Quale futuro per la ristorazione?
«Ci sarà il problema di dover pagare le mensilità accumulate e tante attività non ce la faranno; chi resisterà ci metterà grande entusiasmo, le giuste precauzioni e una consapevolezza diversa rispetto al passato e chi ha sempre lavorato bene e con una identità specifica continuerà a farlo».

E per le città turistiche?
«Soffrono e credo che sarà dura ancora per diversi mesi. Ho fiducia in Napoli: penso che sarà tra le prime città a riprendersi perché ha sempre dimostrato di sapersi rialzare nonostante la miriade di problemi con cui convive».

A Roma si è svolta la manifestazione dei ristoratori “IoApro”. Hanno ragione?
«Si, è giusto far sentire la propria opinione, ma non ho partecipato perché, lo ammetto, sono sfiduciato».

Il ministro Speranza propende per la prudenza e le chiusure, Matteo Salvini vorrebbe riaprire: da che parte sta?
«Il giusto è nel mezzo: non si può tenere tutto chiuso, né aprire completamente con il rischio che aumentino i casi soprattutto per l’allarme delle varianti e per il fatto che non ci sono ancora sufficienti vaccini. È però fondamentale che il governo capisca l’importanza che le attività commerciali hanno per l’economia, i problemi che abbiamo e quelli che deriveranno dalle chiusure. La sicurezza è prioritaria, ma come si dice dalle nostre parti se non si muore di Covid si può morire di fame: tra poco ci saranno lo sblocco dei licenziamenti e degli sfratti, si ipotizza uno scenario apocalittico e bisogna agire».

Che fare allora per aiutare il mondo della ristorazione?
«Un piccolo passo potrebbe essere quello di farci aprire sempre, magari con personale ridotto e numeri prestabiliti: occorre ripartire con fermezza per aiutare noi e le aziende alimentari che si sono fermate».

Preferisce Draghi o Conte?
«No comment. Posso solo dire che Conte è stato a mangiare nel mio locale e che mi sembra una bella persona. Draghi è sicuramente molto preparato, non resta che aspettare i risultati».

Ama ancora Sarri? Perché alla Juve non ha funzionato?
«Io tifo Napoli ma non sono un fan sfegatato. Sarri mi piace e non riesco a immaginare cosa possa essere successo con la Juve. Credo comunque che un suo ritorno al Napoli potrebbe essere difficile perché il passaggio a una nemica storica come la Signora, non è piaciuto. Mi capita spesso, però, di preparare pizze per allenatori e tifosi, il mio preferito è Koulibaly».

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