Tutto sembrava andare per il meglio: con il Porticciolo 84, ristorante di Lecco aperto dai suoi genitori, Fabrizio Ferrari aveva successo. Nel 2010 aveva ottenuto la sua prima stella Michelin. Ma la routine probabilmente non faceva per lui. Interessi e passione lo attiravano verso la Corea. "Ma prima di andarci ne è passato del tempo!", sottolinea. "Probabilmente è stato decisivo il fatto di avere avuto tre sous chef e una sommelier coreani". Che mi hanno confermato nell'ammirazione per quel Paese, e mi hanno un po' ricordato noi italiani: proprio come noi, che quando andiamo a lungo all'estero ci portiamo dietro la pasta e il Parmigiano, loro avevano bisogno di mangiare ogni tanto cibi coreani". La conoscenza della Corea, per il momento, si è sviluppata soprattutto attraverso il contatto con la comunità coreana di Milano. "Poi nel 2018 la svolta. Vengo contattato da un produttore televisivo che vuole realizzare una versione con chef stranieri di un programma famosissimo in Corea, Hansik Daechup, una sorta di Masterchef in cui maestri della cucina coreana vengono accoppiati a chef di altre nazioni. Ottengo una certa notorietà e accetto l'occasione di insegnare alla Woosong University che cerca chef internazionali come docenti del corso concordato con il francese Institut Paul Bocuse". Il rapporto con la Corea si salda.
Ma aprire dei ristoranti adesso non è un po' incosciente? "In Corea i ristoranti non hanno mai vissuto la frustrazione della chiusura totale. Quando i contagi raggiungevano i 400 al giorno, non certo le migliaia dell'Italia, dovevano chiudere alla 9 di sera, orario che rende possibile anche la cena, che in genere è verso le 6. Certo. i clienti sono un po' calati, ma senza tracolli. Inoltre in Corea anche prima della pandemia il delivery era già molto efficiente e capillare, e dopo si è perfezionato ancora. Gli unici locali ad avere davvero sofferto sono stati i notturni e quelli del karaoke, che qui è popolarissimo. Quindi sono ottimista. La cosa difficile sarà migliorare il mio coreano: è una lingua davvero difficile perché è situazionale: parole e forme sintattiche cambiano in rapporto ai contesti e alle persone coinvolte nella conversazione".