Chiamatelo come vi pare, brodetto di pesce, o semplicemente brodetto o in tutte le declinazioni provinciali possibili - broeto in lingua veneta, Brudèt ad pès in romagnolo, el brudèt in fanese, el brudettu in portorecanatese, lu vrëdètte in sambenedettese, lu vredòtte nel dialetto di Giulianova, u' bredette in termolese, lu vrudàtte in dialetto vastese - ma se state navigando l’italica sponda adriatica non potete rinunciare ad assaggiare la sintesi in rosso dei sapori e dei profumi del regno di Nettuno. E’ il piatto simbolo della cucina marinara dell'Adriatico, ma è nelle Marche che raggiunge lo status di venerabile
Il brodetto marchigiano e il Pecorino: matrimonio d'amore
Nato come piatto povero dei pescatori dell'Adriatico che utilizzavano il pescato di qualità più bassa, a volte troppo piccolo o troppo poco, si è poi diffuso fino ad arrivare sulle tavole importanti. Tra le tante regioni che si affacciano su questo lembo di Mediterraneo, due in particolare si contendono la paternità di questo piatto: Romagna e Marche. Due porzioni della stessa costa, due pezzi dello stesso mare che raccontano due filosofie di brodetto diverso: a parità di ricchezza - almeno 9 o 10 i pesci da impiegare per chiamarlo Brodetto - in Romagna la Gallinella è imprescindibile, mentre invece nelle Marche è il San Pietro a essere insostituibile. Nel ricettario di Repubblica troverete le indicazioni necessarie per portare a tavola la migliore versione possibile di questo piatto iconico, con preciso riferimento alla sua versione marchigiana tra pesce e molluschi, accompagnata da una buona fetta di pane casareccio abbrustolito.
Se non siete amanti del Gin, che con il brodetto di pesce alla marchigiana starebbe come una “tartaruga nel suo guscio”, la scelta alcolica - l’acqua in questo caso vi sarà utile solo con il limone per il lavadita - deve ricadere su un bianco di montagna, pieno, robusto e spigoloso. Un sorta di pugile gentile che sostenga le sferzate del brodetto, senza piegarsi al suo incedere travolgente. Quindi? Pecorino, che altro.
Un nome che è un guazzabuglio di ricordi, odori, sapori e rimandi culturali totalmente differenti fra di loro, quello che si porta dietro questo vino. Pecorino è infatti sicuramente il formaggio più antico d’Italia, ma è anche un vitigno e un vino che nella porzione centrale del nostro Paese ha trovato il suo territorio d’elezione, nelle Marche tanto quanto in Abruzzo, sulle dolci colline che guardano la costa dei Trabocchi. Secco, profumato pur non essendo aromatico, dal corpo consistente ma non pesante, è vivace come il carattere degli abitanti di queste terre: veraci senza mai essere rudi, passionali con discrezione, allegri. Dopo anni di oblio in cui stava per estinguersi, usato per lo più come vino robusto da taglio per vini più leggeri, oggi sono sempre di più le cantine che lo vinificano in purezza, tirando fuori al meglio il suo carattere roccioso, senza compromessi. Affilato, ma mai rude, ha la persistenza nel suo dna e non ambisce a essere un signorino elegante, piuttosto un uomo dal sorriso aperto, generoso, gentile.
La sua storia a differenza di alcuni altri compagni di filare non è particolarmente eroica; la tradizione vuole che sia autoctono delle Marche, nato e cresciuto sui profili dei Monti Sibillini e da qui - vuoi per celio, vuoi per noia - si sia diffuso nei secoli in Abruzzo. Oggi ha un rapporto qualità-prezzo tra i migliori del panorama dei bianchi italiani e, affatto snob, si sposa tanto con i crudi di pesce quanto con la pasta al pesto, passando per i primi piatti di mare e anche per qualche risotto che strizza l’occhio alle montagne. Un evergreen, come “Harry ti presento Sally” quando si vuole un film romantico che faccia anche ridere e perché no, perfino riflettere.
Pecorino - Abruzzo Pecorino Doc 2017 - Tenuta I Fauri
Giulia - Pecorino Terre Aquilane 2019 IGT 2019 - Cataldi Madonna
Collecivetta - Abruzzo Pecorino Superiore 2018 - Pasetti