Mettete quattrocento donne dentro un teatro. Arrivano da tutto il pianeta: ragazze giovani e vecchie, colori e vestiti, costumi Sami e i sari indiani, qualcuna con un marmocchio in braccio. Fuori, pioggia e neve. Dentro, un'energia incredibile, parole alte, emozioni e un'incoercibile esigenza di cambiare tutte insieme il mondo del cibo. Benvenute alla quinta edizione del Parabere Forum, l'assemblea mondiale e itinerante delle donne della gastronomia. Maria Canabal, indomabile e prestigiosa giornalista franco-spagnola, ha inventato un consesso dove le storie di vita di cuoche e contadine, sommelier e allevatrici, pasticcere e ristoratrici diventano territorio condiviso di discussione e crescita. Ogni anno un tema e intorno a ogni tema, le facce e le voci che si alternano sul palco.
Quest'anno, il titolo suona come una promessa di impegno collettivo: Changing the game. La voglia di cambiare le regole del gioco, in questa due giorni norvegese, passa da testimonianze straordinarie, che emozionano e confortano. Donne, ma anche uomini.
La scuola entra ed esce anche dai pensieri a voce alta della statunitense Alice Waters, cuoca iconica dell'ecogastronomia mondiale, che ha presentato il suo ultimo progetto "Public Education for Children & farmers", che connette scolari e contadini. "L'educazione alimentare non significa insegnare le ricette, ma la storia, l'antropologia, l'economia, l'inclusione, le tavole sociali e l'ecologia. Gli orti scolastici, nati come una visione di Carlo Petrini e rilanciati da Michelle Obama per le scuole americane, oggi sono 65.000 in tutto il mondo. Si può fare! Siamo in un momento terribile, ma io ricordo gli anni '60, la paura che provammo quando Nixon diventò presidente; riuscimmo a fermare la guerra in Vietnam e imparammo che insieme si può fare. Si possono cambiare le regole del gioco". Un'identità di visione con il fondatore di Slow Food condivisa dall'intero congresso: non a caso, la prossima edizione di Parabere Forum sarà ospitata all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Ancora la scuola è la leva con cui la norvegese Ragnhild Slettner, ex insegnante d'arte, ha sollevato il mondo dei migranti arrivati a Oslo in cerca di un futuro migliore. "Ho cominciato come volontaria al Centro per i rifugiati, un posto sicuro, ma di transito. Traducevo i documenti, insegnavo la lingua, cercavo di comprendere i loro desideri, le loro attitudini. Tanti di loro, soprattutto siriani, pur avendo ottenuto il permesso dopo due anni ancora non avevano ancora una casa. Mi sono detta: dobbiamo fare qualcosa in più, e allora mi sono trasformata in imprenditrice sociale. Dal volontariato all'imprenditoria il passaggio non è stato facile, ma la cosa più interessante è stata che trovato casa, le persone che avevo aiutato hanno cominciato a invitarmi a cena, due tre volte la settimana, e ho scoperto che la cucina siriana è fantastica. Alcuni di loro erano cuochi nel loro Paese, anche molto bravi, così abbiamo pensato di fare un ristorante siriano, da inserire in una nuova food hall: "Vippa", come la zona in cui volevamo aprirlo.
Parabere Forum: 400 donne in un teatro, pronte a cambiare il mondo
Licia Granello
Oslo, nella quinta edizione dell'evento organizzato da Maria Canabal si parla di alimentazione e di un nuovo approccio al cibo. E di storie dal forte impatto sociale