"Il semaforo? Sta bene solo in strada". L'alleanza degli chef contro l'etichetta made in UK
Lara De Luna
Etichetta a semaforo per alimenti
Da Chic agli Ambasciatori del gusto, passando per Le Soste e Federazione Italiana Cuochi: tutte le organizzazioni di settore in campo contro il sistema schematico di catalogazione alimentare presente nel Regno Unito. Seguici anche su Facebook
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
"Sta bene solo per strada". Così le associazioni dei ristoratori italiane reagiscono all'etichetta obbligatoria presente sugli alimenti nel Regno Unito, associandosi così alla protesta e al "no" che il Ministro Maurizio Martina ha fortemente espresso al Commissario Europeo per la Salute e la sicurezza alimentare e al Commissario Europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale. Secondo questo sistema il Parmiggiano Reggiano non è consigliabile L'Italia è scesa in campo per combattere contro l'etichetta da tempo, da quando sei multinazionali del cibo, le cosiddette "Big food" tra cui spiccano Coca Cola, Mars, Unilever e altre, hanno proposto di rendere questo tipo di etichettatura obbligatoria per tutti i paesi dell'Unione Europea. Il sistema "a semaforo"fu introdotto nel 2013 dalla Gdo britannica a seguito di una decisione singola e volontaria sostenuta dalle associazioni dei consumatori locali, per poi diventare l'anno seguente uno standard recepito dall'amministrazione sanitaria per contrastare il crescente problema dell'obesità. Questo tipo di etichettatura consiste in uno schema contrassegnato da vari colori, quelli del semaforo appunto,per dare una sintetica informazione sul contenuto di grassi, zuccheri e altri nutrienti. Bollini e colori vengono assegnati in base alle percentuali di calorie, grassi, zuccheri e sale presenti in 100 grammi di prodotto; a seconda del grado di presenza di questi elementi sulla confezione viene apposto un bollino rosso. Altrimenti il verde o il giallo.
Il sistema made in UK è ritenuto eccessivamente sommario e soprattutto penalizzante per i prodotti tipici di alcune aree, come quella mediterranea. L'olio extravergine d'oliva, per fare un esempio, secondo questo sistema sarebbe da condannare senza possibilità di appello, mentre la bevanda diet senza zucchero consigliata come un'alleata della salute. Il ministro delle Politiche Agricole e Forestali è in prima linea nella battaglia che lo vede impegnato insieme ad altri 15 paesi europei (Croazia, Belgio, Cipro, Spagna, Grecia, Slovenia, Portogallo, Lussemburgo, Bulgaria, Polonia, Irlanda, Romania, Germania, Slovacchia, Lettonia, ma non la Francia, che invece sembrerebbe interessata all'etichettatura dell'Uk), convinto sostenitore degli ingenti "danni economici e d'immagine" apportati da questo sistema al nostro reparto agroalimentare a fronte di nessun beneficio per i consumatori, in quanto "non promuove uno stile alimentare equilibrato o una dieta sana, classificando i cibi con parametri discutibili e approssimativi".
Per la prima volta in cambo a combattere per contrastare questa minaccia è scesa anche l'alta cucina. L’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto, CHIC, Euro-Toques Italia, la Federazione Italiana Cuochi (FIC), Jeunes Restaurateurs Italia (JRE) e Le Soste con una lettera-appello firmata da tutti si sono infatti schiarete in toto a favore e a supporto dell’azione del ministro: "Con questa azione sincronizzata e di sistema tutti noi - si legge - vogliamo evidenziare la nostra indiscutibile posizione e il supporto a tutti gli organi governativi nel richiedere l'intervento della Comunità Europea e la cooperazione del Regno Unito per rimuovere questo elemento distorsivo e altamente dannoso del mercato", ritenuto sì intuitivo ma "eccessivamente semplicistico" e lesivo dei prodotti italiani, cioè i "più richiesti dal mercato" e i più usati dagli chef stessi "nei loro piatti, con orgoglio e vanto"
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