In cantina

Franciacorta new style

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Sera d’estate in Calabria, una brezza ristoratrice crea attesa attorno alla frittata di patate della Degusteria Magnatum di Longobardi di Calabria. E cosa ti tira fuori Francesco Saliceti? Un Franciacorta raro, fino a ieri tra i miei sconosciuti, ma decisamente grande. La produttrice, Elisabetta Abrami, proviene da un’esperienza da imprenditrice nel settore automobilistico. Ma è una bresciana Doc, da sempre appassionata di vino, e in particolare a quello con le bollicine (mi scuserà il presidente del Consorzio se non ho trovato altri sinonimi). E proprio a queste ultime ha dedicato, con uve pinot nero e chardonnay e un accento personale e originale rispetto alla tradizione franciacortina, i suoi interessi. Così ha rilevato una piccola azienda agricola a Provaglio, sul lago d’Iseo, convertendola interamente al biologico. Ed è cresciuta anno dopo anno. Anche grazie all’enologo Andrea Rudelli. Oggi sono 15 ettari vitati a pinot nero e chardonnay (40 mila le bottiglie). E da quest’ultima uva bianca assaggio un Franciacorta Satèn che già dalla consistenza del colore ti dice «buono».

Nasce da una fermentazione in acciaio e una piccola parte in legno; la primavera successiva avviene l’assemblaggio della cuvée e l’affinamento sui lieviti per almeno 24 mesi. Il perlage che mostra è molto fine e in bocca si presenta ricco, ma il sorso è anche decisamente secco, pieno, cremoso... e fresco. Ha tutto, questo Franciacorta, per essere annoverato tra i preferiti, soprattutto sui crostacei.

Dalle medesime uve, con aggiunta di un 20% di pinot nero, nasce invece il Brut, che mantiene la medesima consistenza. Ma la sorpresa sarà il Rosè, che vede una predominanza di uve pinot nero (70%) rispetto allo chardonnay e segue la medesima vinificazione del Satèn. Ha colore rosa tenue, note speziate e fruttate piuttosto intense e poi una pienezza ampia in bocca che lascia una persistenza molto lunga. Decisamente ottimo e raro per qualità complessiva, rispetto a tanti esemplari di rosè, anche in Franciacorta. Con la “Riserva 3 V” dove le uve chardonnay rimangono sui lieviti per 60 mesi, esce un sentito: brava Elisabetta!

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