Con 97.000 presenze complessive, chiude la 57° edizione di Vinitaly. La manifestazione dedicata al mondo del vino, che ha visto la partecipazione di oltre 4000 aziende del settore, associazioni di categoria, istituzioni nazionali ed europee, si conferma come hub italiano dal richiamo internazionale grazie a più di 32.000 operatori da oltre 130 nazioni (33% del totale e in crescita del 7% rispetto al 2024). «Verona si è riaffermata come capitale europea del vino – ha ribadito Federico Bricolo, presidente di Veronafiere - grazie alla partecipazione di due Commissari Ue (Christophe Hansen, Agricoltura e sviluppo rurale e Olivér Várhelyi, Salute, ndr), che proprio da qui hanno annunciato nuove iniziative concrete a sostegno della filiera, insieme ai ministri e alle tante presenze istituzionali a Verona nei giorni di manifestazione. Un segnale forte, in un momento che richiedeva chiarezza, coesione e visione strategica». Un approccio che, visto il successo, verrà riproposto anche per l’edizione 2026, quando la kermesse enologica si terrà dal 12 al 15 aprile.
L’internazionalizzazione, in un momento in cui il vino è diventato tema di confronto globale a causa dell’entrata in vigore dei dazi statunitensi, si conferma asset strategico. In questa edizione, grandi protagonisti sono stati i buyer dei primi tre mercati target per il vino italiano: Usa (+5%), Germania (+5%) e Regno Unito che ha messo a referto una crescita del 30% in termini di acquirenti professionali presenti in fiera. Altri riscontri molto positivi sono arrivati dai compratori francesi (+30%), belgi (+20%) e olandesi (+20%). Bene anche Svizzera (+10%) e Giappone (+10%). Stabili gli arrivi da Canada e Brasile. Provenienze che, da un lato, fanno ben sperare per le strategie di diversificazione a cui sono chiamate, oggi, le aziende vitivinicole italiane. Dall’altro, non dimenticano gli Stati Uniti dove Vinitaly sarà protagonista il 5 e 6 ottobre di quest’anno con la seconda edizione di Vinitaly Usa. «Su questo mercato, il vino italiano ha le idee chiare: continuare a costruire un rapporto solido e duraturo con i consumatori americani, da sempre protagonisti del successo del nostro export», ha sottolineato Bricolo.
Ottimo riscontro anche per quanto riguarda Vinitaly and the City, il fuorisalone dedicato ai wine lover nel centro storico di Verona, per cui sono stati superati i 50.000 tagliandi-degustazione venduti; la stessa cifra del 2024, ma con una giornata di evento in meno. Infine, le novità di Vinitaly 2025: da Vinitaly Tourism, il format dedicato all’enoturismo, all’ingresso nel palinsesto di tendenze emergenti come vini no-low alcol, passando per i Raw Wine e vini in anfora «che hanno ulteriormente arricchito l’esperienza fieristica. Vinitaly, oggi più che mai, rappresenta un asset strategico in un momento di profonde trasformazioni. La qualità degli operatori e la soddisfazione degli espositori con agende di lavoro fitte di appuntamenti, ribadiscono il ruolo centrale della manifestazione nell’ascolto dei mercati e nella promozione del vino italiano a livello globale», ha concluso il direttore generale di Veronafiere, Adolfo Rebughini.