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Bianche, rosse, rosé: bollicine tesoro d'Italia

Bianche, rosse, rosé: bollicine tesoro d'Italia
Regine dell’export, cresciuto del 30% nel 2021, dalle colline trevigiane alla Puglia, passando per Alta Langa e Oltrepò, vestono di brio tutto il Belpaese
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L’Italia del vino non è mai stata tanto frizzante. Metodo classico o charmat, secco o dolce, millesimo o pas dose, i nostri spumanti, nelle varie forme, sono stati la categoria di vino che in questi anni ha cavalcato più di tutti la cresta dell’onda, con una straordinaria crescita sia in valore, sia in volume, sia nel gradimento dei consumatori. Se non fosse un paradosso, verrebbe voglia di festeggiare con una bottiglia di Champagne Ma è proprio questo il punto: complice la diminuzione della capacità di spesa generale, nel mondo l’appeal delle bollicine italiane è cresciuto a due cifre e in molti, per il brindisi o per l’aperitivo a Londra come a New York, hanno sostituito lo spumante francese con i nostri Brute e, soprattutto, con il nostro Prosecco Doc. Risultato” Gli spumanti del Belpaese hanno chiuso il 2021 con un incremento dell’export intorno al 30% - dice il segretario generale di Unione Italiana Vini Paolo Castelletti -. Su questa scia, trainata in particolare dal Prosecco, ci attendiamo una crescita anche di altre denominazioni di un fenomeno che presto supererà la soglia di un miliardo di bottiglie l’anno”. 

In effetti, quando si scrive spumante, si dovrebbe leggere prima di tutto Prosecco Doc. Il boom delle bollicine italiane nel mondo sta principalmente lì, nel bianco frizzante che si produce tra Veneto e Friuli Venezia Giulia e che con la nuova tipologia Rosé ha ulteriormente incrementato il suo successo a suon di milioni di bottiglie.

Tuttavia, in quanto a bollicine non c’è che l’imbarazzo della scelta, tant’è che l’Italia può vantare ben 153 tipologie Doc, 18 Docg, 17 Igt oltre a diverse decine di altri tra parietali autorizzati, generici e di qualità. Fra e Tipologie più apprezzate ci sono i millesimati, i passi dose e i biologici, mentre un vero e proprio exploit lo sanno registrando le bollicine metodo tradizionale regionali, quelle autoctone, legate alla vicinanza fra luogo i produzione e luogo di consumo, comprese quelle da vitigni come il Lambrusco, il Nebbiolo, il Sangiovese, il Durello e quelli del Sud Italia a partire dal Negramaro. Il segreto del successo sta anche nel fatto che lo spumante è un vino altamente gastronomico. In un’epoca dominata da contaminazioni culinarie e menu degustazione sempre più articolati e complessi, le bollicine semplificano la scelta dell’abbinamento sposandosi bene dall’inizio alla fine di un pasto.

Niente di meglio, allora, che andare alla scoperta della grande varietà territoriale, magari partendo dalle denominazioni più blasonate. Come il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Doc che nasce sulle colline tra Conegliano e Valdobbiadene. O come il Franciacorta, lo spumante prodotto in una limitata area tra Brescia e Bergamo, ai piedi del lago d’Iseo. Terreni e microclima hanno creato le condizioni ideali per coltivare uve da spumantizzare, richiamando il modello francese della Champage: l’avventura franciacortina oggi conta oltre 120 produttori e ha raggiungo livelli qualitativi di eccellenza assoluta. Stesso discorso per le bollicine di montagna del Trentodo, spumante metodo classico diventato un fiore all’occhiello della tradizione vitivinicola trentina, capace di farsi largo nel mondo. Oggi sono 61 le case spumantistiche associate con il marchio Trentodoc e che sottoscrivono il rigido disciplinare di un’area che comprende 74 comuni viticoli della provincia di Trento, ubicati in Valle dell’Adige, in Val di Cembra, in Vallagarina, nella Valle del Sarca, in Valsugana e nelle Valli Giudicarie. La terza grande area vocata alla produzione di spumanti metodo classico è quella dell’Oltrepò Pavese, concentrata soprattutto sul Pino nero che regala vini eleganti, freschi e armonici. 

In Piemonte, sta crescendo il fenomeno Alta Langa, lo spumante metodo classico che si fa strada sulle alte colline cuneesi, astigiane e alessandrine con lunghissimi tempi di affinamento sui lieviti, come prevede il rigido disciplinare. Ma le bollicine aromatiche piemontesi più appressate nel mondo sono quelle dolci dell’Asti e del Moscato d’Asti Doc, che stanno vivendo un periodo particolarmente felice: sono oltre 102 milioni le bottiglie prodotte e vendute nel 2021, con un incremento dell’11% rispetto al 2020 e la sensazione di avere un fiore all’occhiello ancora troppo poco valorizzato. 

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