VERONA. "Abbiamo visto pochi asiatici e anche la quasi totale assenza dei Paesi dell'est ma ci sono i buyer africani. Pochi certo ma questa edizione del Vinitaly ci ha riportato alla normalità". Accato ad Andrea Sartori, presidente di Casa vinicola Sartori, c'è Manoj Kumar, che arriva dal Kenya e racconta che "anche per la ripartenza del mercato del vino in quel continente servirebbe normalità: cioè il ritorno dei turisti occidentali. E anche semplificare le procedure perché un carico di vino è arrivato a destinazione ieri ma lo abbiamo ordinato 10 mesi fa". Le parole di Kumar e Sartori - "bene Vinitaly ma iniziamo a soffrire la difficoltà di reperire le materie prime il 2022 è uno degli anni più complessi della mia carriera" - sono la sintesi della situazione di incertezza che sta vivendo il Vigneto Italia ma anche quello del resto del mondo.
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Vinitaly, in questa edizione più che mai, si è concentrato molto su questo aspetto con un risultato molto positivo in favore di un settore morfologicamente caratterizzato da piccole realtà", spiega Maurizio Danese, il presidente di VeronaFiere. E promette: "Guardiamo ora al 2023, con un evento ancora più attento alle logiche di mercato e alla funzione di servizio e di indirizzo".