Per celebrare l’attesissimo ritorno al Vinitaly e il cinquantesimo anniversario del Trebbiano d’Abruzzo, il Consorzio ha deciso di sfoderare l’artiglieria pesante organizzando a Verona una verticale storica del grande vino bianco abruzzese. “Il Trebbiano d’Abruzzo è un bianco che stupisce - ha spiegato il presidente Valentino Di Campli - semplice solo in apparenza. Il vitigno trova nella nostra regione condizioni ottimali e particolari che gli permettono di esprimere un bouquet raffinato e allo stesso tempo una struttura potente, capace di resistere al tempo come hanno dimostrato le etichette in degustazione. Siamo partiti dall’annata 1973, cioè dalla prima vendemmia che si è fregiata della DOC fino ad arrivare alla 2019, consentendo agli ospiti un’immersione totale nella storicità di questa eccellenza territoriale”.
La degustazione è stata anticipata dall’intervento del giornalista Giorgio d’Orazio che ha regalato una anteprima del suo libro “Trebbiano d’Abruzzo, i primi 50 anni di un grande bianco italiano” di prossima pubblicazione: “È trascorso mezzo secolo dalla istituzione della Doc Trebbiano d’Abruzzo che, nel tempo, ha sempre dovuto combattere per l’affermazione di una identità molto più valida di quanto mercato e immaginario enoico ci hanno fatto credere in questi ultimi tempi. Oggi celebriamo i primi 50 anni del Trebbiano d’Abruzzo Doc - ha spiegato d’Orazio - fra storia, racconti, personaggi e vecchie annate, ma anche nuovi avvincenti Trebbiano, di mare, di collina, di montagna, di aziende private e cooperative, storiche e non”.
Un vero e proprio fiore all’occhiello, insomma, che si allinea perfettamente al “fratello rosso” Montepulciano d’Abruzzo e che oggi rappresenta un importante case history nell’ambito della produzione vitivinicola italiana di qualità. Il Trebbiano d’Abruzzo Doc, un tempo ingiustamente considerato un vino modesto, ha poi dovuto subire - in termini di popolarità e diffusione commerciale - il sorpasso da parte del Pecorino, vitigno cadetto abruzzese protagonista di un vero e proprio exploit nazionale. Oggi torna alla ribalta, in tutta la sua preziosa maturità, come ha spiegato il giornalista Walter Speller, tra i massimi esperti internazionali di vino italiano, alla guida della verticale storica che ha così commentato “Si è trattato di una degustazione eccezionale per tutti, anche per il me. Abbiamo avuto la possibilità di ripercorrere 50 anni di storia di un vitigno che a me piace molto, ma so che nel mio mercato ha bisogno di tanta promozione per comprenderne la qualità. È stato bellissimo vedere una sala gremita di colleghi italiani tutti concordi su questa idea e quattro colleghi inglesi che sono rimasti sbalorditi da questo vino. Per me il Trebbiano è come un quadro i cui colori sono rappresentati dalla mineralità, dall’origine e da quella spiccata acidità che io adoro. Poi la grande capacità di invecchiamento che non solo dà più vita al vino, ma anche complessità come ad esempio hanno dimostrato all’assaggio l’annata 1973 di Valentini e la 1995 di Emidio Pepe. Ho inoltre intravisto una enorme potenzialità nei vini più giovani: il prezzo di un ettaro di Trebbiano è ancora basso, la sfida per loro è ottenere il giusto prezzo per il lavoro che devono ancora fare. La Regione ha quindi un patrimonio di due vitigni eccezionali e ha una preziosa opportunità perché c’è carenza di Borgogna bianco e Chablis e il mercato inglese sta cercando un’alternativa per i prossimi due anni, orientandosi verso prodotti di buona qualità al giusto prezzo”.
I vini protagonisti della verticale storica: Valentini 1973 (Loreto Aprutino, PE), Barone Cornacchia 1980 (Torano Nuovo, TE), Emidio Pepe 1995 (Torano Nuovo, TE), Masciarelli 2004 (San Martino sulla Marrucina, CH), Cantina Tollo 2008 (Tollo, CH), Citra 2011 (Ortona, CH), Tiberio 2014 (Cugnoli, PE) e Inalto 2019 (Ofena, AQ).