Tra i bianchi Vermentino e Lugana, tra i rossi Valpolicella e Primitivo di Manduria. Ancora Puglia con i rosati del Salento a base di Negramaro, esplosi on line. E spumanti, sia italiani sia champagne. L’Italia dei wine lover (ri)scopre i vitigni meno blasonati, che vanno ad aggiungersi all’ascesa inarrestabile delle bollicine, trainate dal Prosecco, e alla passione per i rosé. Un gusto sempre più preciso, con una tendenza alla ricerca di perle di cantina, vini di nicchia, meglio se naturali, soprattutto negli acquisiti on line, come emerge dai dati raccolti da Il Gusto dai best player Tannico e Vino.com. Ma un salto di qualità viene fuori anche nelle scelte nella grande distribuzione, che ha visto crescere la gamma delle etichette di fascia premium. Aumenta poi la passione per i vini sostenibili, al primo posto tra i prodotti con maggior potenziale di crescita (27% delle preferenze), una rivoluzione verde trainata dai millennials (27-41 anni): un terzo di loro (32%) sceglie il green, come testimonia l’indagine “Gli italiani e il vino” dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor.
Certo, ci sarà da fare i conti con le conseguenze della guerra in Ucraina, non solo in termini di export (la Russia rappresenta il 5-6% delle nostre esportazioni, in forte crescita, pari a 345 milioni di euro nel 2021 su 7,1 miliardi del valore totale) ma anche di ricadute sull’intero settore per l’impennata dei costi delle materie prime e per gli effetti globali del conflitto. Resta però il fatto che nuovi gusti si sono consolidati: i consumatori appaiono sempre più preparati, sia nella grande distribuzione (Gdo) sia on line. Settori in concorrenza, i cui trend di acquisto finiscono in parte per coincidere, come sottolinea Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor: “Nel 2021 la sovrapposizione si è notata ancora di più, a seguito dell’introduzione in Gdo di vini di fascia premium: l’aumento sensibile delle vendite di Amarone (+32%) e Valpolicella Ripasso (+26%) ne sono una prova”.
Ma partiamo dal principe delle coste: il Vermentino. Che sia di Luni, sardo o toscano, questo bianco dalla giusta aromaticità, fresco e dai sentori di lime ha conquistato sia produttori (“Mi sono dovuto ricredere”, ha confessato a Il Gusto Lamberto Frescobaldi, che lo produce in Maremma) sia consumatori. Nella grande distribuzione le vendite delle bottiglie sono cresciute del 22% con un prezzo medio di 5,20 euro, come emerge dalla ricerca IRI per Vinitaly. “Vermentino non è una denominazione come Lugana - spiega il Master of Wine italiano, Gabriele Gorelli - è una varietà diventata un brand che evoca la vita da costa. È l’unico che, come stile, si può paragonare ai rosé: ti porta subito al mare e in una situazione di relax”. Anche il Lugana conferma la sua crescita: +34% di vendite al supermercato, anche spumantizzato. Ne è testimone la regina dell’Amarone Marilisa Allegrini: le sue vigne si trovano a Sud del lago di Garda. “Fiume, laghetti e boschi si alternano a vigneti coltivati con amore. Un gioiello di biodiversità tra i più blasonati per i vini bianchi di grande personalità. Un territorio che ha grandi potenzialità di sviluppo mondiale”.
Nell’e-commerce, più che al supermercato, i gusti si fanno sofisticati: on line l’acquirente si è preso tempo per scegliere. “Seguendo i consigli dei sommelier virtuali, i consumatori hanno scoperto etichette altrimenti difficili da intercettare o sperimentato abbinamenti insoliti – dice Andrea Nardi Dei, ceo & co-founder Vino.com - Dal punto di vista dei consumi, i dati 2021 indicano un ritorno all’acquisto di bottiglie di fascia premium e bollicine, Champagne e Valdobbiadene in testa”. Gli fa eco Marco Magnocavallo, ceo e cofondatore di Tannico: “In Italia si prediligono Doc e Docg, che negli ultimi 10 anni hanno rappresentato circa ¾ degli acquisti totali sul nostro canale”. Tra i grandi classici, inattaccabile la triade Barolo, Brunello, Chianti Classico. Con grande orgoglio dei produttori. A partire da Domenico Zonin, presidente del gruppo omonimo: “Il nostro Chianti Classico Docg 2020 Castello di Albola ha ottenuto la certificazione bio e il Santa Caterina 2015 Gran Selezione è stato scelto da Opera Wine. L’altitudine nelle colline del Chianti Classico, unita alla costante ricerca di tecniche di affinamento, ci permettono di produrre vini dal forte legame col territorio”. Tra le rarità, invece, trionfano i francesi. “Ottima la performance dei vini importati in Italia in esclusiva da Tannico e di quelli da collezione che in tutto segnano un +150% rispetto al 2020. E saliranno ancora”, dice Magnocavallo.
Nel futuro, il ceo di Tannico prevede “sempre più attenzione ai vini di nicchia, di piccoli produttori, con storie e caratteristiche distintive. Stiamo registrando sia per i vini italiani che per gli stranieri, che importiamo da Francia, Germania e Spagna, una crescita d’interesse importante quando il prodotto non si trova facilmente perché realizzato in poche bottiglie o perché non ha capacità distributiva capillare. Una fetta molto importante del nostro mercato infatti è rappresentata dai vini stranieri, in particolare dai francesi, tra i quali spicca lo champagne”. Le chicche estere sono “un’opportunità che può cogliere il consumatore consapevole”, conferma Gorelli. “Infine, un trend emerso ultimamente – conclude Magnocavallo - è quello relativo ai piccoli produttori italiani e stranieri, spesso naturali”. Il futuro sarà green ma anche orientato all’originalità, e in questo un ruolo chiave l’avranno gli enologi, già oggi inclini a sperimentare tramite macerazioni, co-fermentazioni, affinamenti in anfora e cocciopesto.