“Il sidro è un fermentato di frutta che si produce come il vino e si beve come la birra”, parola di Marco Manfrini, uno dei 6 “pommelier” italiani attualmente accreditati dall’American Cyder Association. Sono circa un centinaio oggi i produttori di sidro in Italia e si dividono in tre grandi categorie: quelli che provengono dal mondo dell’enologia, della birra e chi coltiva frutta. Cantine, birrifici, frutticoltori che producono sidro con stili diversi (mutuati dal settore d’origine) di produzione e anche di consumo.
Tra i primi e più noti produttori italiani di sidro c’è Franz Egger che lo produce dal 2002 a Salorno, in Alto Adige, nella sua azienda agricola Floribunda dove oggi è affiancato dalla figlia Magdalena, che ci parla di una passione di famiglia. L’abbiamo incontrata a Slow Wine Fair nella nuova area dedicata al sidro. “Mio padre è stato uno dei primi a riprendere il sidro in Italia. Io sono entrata in azienda dopo studi di agronomia e tecnologia di bevande, ma è la parte delle fermentazioni che mi connette sempre più a mio padre e al suo lavoro. Nel settore lui è considerato un innovatore per via dei suoi esperimenti perché ci interfacciamo con zone come Inghilterra e Francia dove il sidro è strettamente legato alla pera e alla mela; noi invece portiamo un po’ di sentori particolari e nei panel internazionali di degustazioni sono sempre graditi perché interpretiamo uno spirito nuovo”.
Come nasce il sidro Floribunda?
“Noi come famiglia nasciamo come frutticoltori; mio padre prima di prendere in mano l’azienda ha fatto esperienze all’estero nella cooperazione internazionale e occupandosi di caffè e cacao ma come ogni bravo ragazzo di campagna, tornava sempre per il raccolto delle mele. Avevamo qualche varietà precoce pronta a luglio che è molto aromatica ma nella nostra zona dopo qualche settimana diventava farinosa, da qui è scattata idea di catturare l’essenza del raccolto e la parte fresca del frutto e metterla in bottiglia, il sidro poteva raccontare meglio il nostro frutteto”.
Come entra il territorio nei vostri prodotti?
“Lavoriamo delle varietà di mele caratterizzate dall’alta aromaticità. Questo è il nostro punto forte e si esprime nelle tre ricette classiche che sono 100% mele; poi andiamo a completare la collezione con creazioni più creative come il sidro ai fiori di sambuco, che si ispira a una antica tradizione della Val Pusteria o quello alla mela cotogna, per aggiungere il tannino a un sidro che così diventa più gastronomico”.
A che punto siamo, in Italia, con la diffusione e la cultura del sidro?
“Noi abbiamo sempre lavorato di più all’estero ma ultimamente l’interesse alle bevande con una bassa gradazione alcolica, noi siamo tra i 6 ei 7 gradi, ci ha dato una maggiore visibilità in Italia. C’è più curiosità da parte del mercato italiano e voglia di esplorare nuovi abbinamenti. Io poi mi sono innamorata del mondo dei lieviti, sono piccoli ma potentissimi. Possono sia preservare dei sentori che io associo alla natura e al territorio e sia trasformali in qualcosa di nuovo e ciò mi affascina un bel po’”.