**Tutti gli articoli dal Merano WineFestival 2025**
Premiati al Merano Wine Festival i migliori passiti d’Italia, selezionati dalla giuria di Dolcissimo, il concorso nazionale per vini dolci di Wine Hunter, giunto quest’anno alla venticinquesima edizione. Sono quattro: due altoatesini, un toscano (Vin Santo) e un siciliano quelli premiati con il massimo riconoscimento per le loro qualità organolettiche e per il grande lavoro di chi li produce. “Dietro un vino passito c’è un grandissimo lavoro da parte di ogni viticoltore che sceglie di dedicare una parte della propria vigna a questo scopo – racconta Angelo Carrillo, giornalista gastronomo e giurato di Dolcissimo – chi lo fa sa che sarà una strada in salita, ma alla fine se avrà lavorato bene il risultato sarà premiante per lui e per chi assaggerà il suo vino”.
Quella di vini passiti è infatti una nicchia produttiva, che lotta contro varie avversità: “Oggi, rispetto a venti o trenta anni fa – spiega Carrillo – il consumo dei vini passiti si è sicuramente ridimensionato, il pubblico non ama più troppa dolcezza o pastosità in bocca e troppo alcool, cerca prodotti più leggeri e, passatemi il temine, più eleganti. Questo ha portato i produttori a rinnovarsi nel metodo e nell’approccio e ha creare una nuova generazione di vini dolci da fine pasto più leggeri, freschi, con una piacevole acidità, prima impensabile. E c’è da fare un plauso a questi vignaioli che in vigna lottano anche contro un cambiamento climatico, con un caldo sempre più prolungato, che gli rema contro aumentando il grado zuccherino nell’uva, e rendendo più arduo il lavoro in cantina”.
Tra i quattro migliori passiti premiati da Dolcissimo, i due altoatesini sono sicuramente quelli che più di tutti rispecchiano le parole di Carrillo: l’Ushas 2023 della cantina Kurtatsch, un Moscato rosa che fermenta in acciaio inox e passa dodici mesi in barrique, ed esprime un connubio armonioso di aromi di bacca di rosa canina (da qui il nome moscato “rosa”), di cannella e scorza d’arancia, con un finale acido estremamente piacevole. Il Baroness 2022 di Nals Margreid, un Moscato giallo passito che fermenta in botti di rovere e poi matura per dodici mesi sui lieviti e altri sei in bottiglia, al naso esprime frutta candita e tropicale, in bocca regala una grande complessità aromatica e una persistenza minerale che lo rende molto elegante.
Sicuramente più “classici” gli altri due vincitori, il siciliano Na’jm 2023 delle storiche cantine Colosi, una malvasia delle Lipari che appassisce sui graticci e affina in acciaio a temperatura controllata. Questo è un passito che riporta al centro l’identità stessa del prodotto, ma con un’eleganza nuova. Chiude il toscano Occhio di Pernice 2011 di Avignonesi, il Vin Santo di Montepulciano per eccellenza, un prodotto ricavato da uve Sangiovese che appassisce su stuoie e matura in caratelli di legno di rovere anche per dieci anni prima di vedere una bottiglia. I lieviti presenti nelle botti lavorano il prodotto, l’evaporazione fa il resto, e quello che ne risulta è un concentrato di profumi e di aromi tra i più intensi nel mondo dei vini passiti, un exploit di frutta candita, datteri, fichi, agrumi, il tutto legato da una componente fresca, quasi balsamica con una persistenza in bocca quasi illimitata.