** Tutti gli articoli dal Merano Wine Festival 2025 **
Alla vigilia dell’apertura del Merano Wine Festival, presso la cantina di San Michele Appiano, si è svolta la verticale di uno dei vini simbolo dell’azienda, l’Appius. C’è un luogo, lungo la Strada del Vino dell’Alto Adige, dove la luce si rifrange tra i filari e i grappoli maturano sotto un cielo che sa essere severo e generoso allo stesso tempo. È qui, ad Appiano, che dal 1907 la Cantina San Michele scrive ogni giorno la sua storia. Una cooperativa di 320 soci, 390 ettari di vigne sospesi tra le Dolomiti e il respiro mediterraneo della conca bolzanina. L’ottanta per cento di queste vigne è dedicato ai bianchi — Pinot Bianco, Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon, Gewürztraminer — l’altro venti ai rossi che cercano sole e calore un po’ più a sud.
Gli enologi “cult” premiati al Merano Wine Festival
La storia
È da questo mosaico che nasce la reputazione della cantina, da sempre fedele a un principio semplice e severo: la qualità non conosce compromessi. A più di cent’anni dalla fondazione, la Cantina continua a innovare nel solco della tradizione. Lo fa oggi con la guida tecnica di Jakob Gasser, trentun anni, bolzanino, enologo cresciuto tra le vigne di famiglia e formatosi tra San Michele all’Adige, Udine e Geisenheim. Ha lavorato a fianco di Hans Terzer, l’enologo storico della cantina, che in lui ha riconosciuto la stessa curiosità inquieta e la stessa sete di perfezione. Jakob non ama i riflettori, preferisce parlare attraverso i vini. E per raccontare la sua prima annata da enologo della casa, ha scelto un gesto antico e quasi liturgico: una verticale di Appius, dal 2010 al 2020, per capire come il tempo scolpisce il vino e come ogni vendemmia, con il suo uvaggio diverso, racconti un volto nuovo dello stesso sogno.
Appius 2021 è la dodicesima edizione della Cuvée simbolo di San Michele Appiano, nata dalla selezione delle migliori uve bianche. Lo Chardonnay guida la danza (73%), seguito da Pinot Grigio (12%), Pinot Bianco (10%) e un tocco di Sauvignon (5%). È un vino che racconta un’annata difficile, di pazienza e di attesa: un inverno lungo, una primavera tardiva, un’estate capricciosa e infine un autunno che salva tutto, asciutto e limpido come una promessa mantenuta. Nel calice, il colore è giallo chiaro con riflessi verde lime. Al naso arrivano profumi di montagna: uva spina, ribes bianco, menta, ginepro, poi fiori di acacia e biancospino. In bocca è un vino teso, elegante, con un filo di mandorla che sostiene la freschezza e una persistenza che non stanca mai. È un bianco che cammina in equilibrio tra verticalità e rotondità, tra la precisione del nord e la carezza del sole. Appius è nato nel 2010 con l’idea di creare ogni anno una cuvée diversa, figlia del millesimo e delle intuizioni del suo autore. Il progetto è diventato nel tempo una collezione, un racconto per annate che gli appassionati seguono come si seguono i capitoli di un romanzo. L’etichetta 2021, disegnata da LifeCircus, mostra un vortice dorato che ricorda il gesto del vino che ruota nel calice — un invito a entrare nel movimento stesso del tempo. Un futuro che profuma di terra. Oggi, San Michele Appiano non è solo una delle cantine più premiate d’Italia: è un laboratorio di pensiero e di rispetto per la natura. Gasser lo ripete con semplicità: la vera innovazione non è la macchina nuova o l’acciaio lucente, ma ascoltare la terra. Appius 2021 nasce da questa convinzione: che l’eleganza è figlia dell’attenzione, e che ogni vino, come ogni uomo, porta dentro di sé la storia del luogo da cui viene. E mentre la bottiglia si svuota, resta quel senso di equilibrio raro — tra rigore e poesia — che da più di un secolo fa di San Michele Appiano una voce limpida nel grande coro del vino italiano.
Ecco la verticale.
Appius 2010 – L’abbraccio del tropico
Profumi di frutti tropicali maturi e un accenno di pepe bianco aprono la strada a un sorso lungo, morbido, quasi vellutato. È un vino che parla con voce calda e avvolgente, dal passo lento ma sicuro, dove la dolcezza del frutto incontra la sottile vibrazione speziata che lo tiene vivo fino all’ultimo respiro.
Appius 2011 – La leggerezza della primavera
Camomilla, tè floreale, albicocca appena matura. Il naso è una passeggiata tra fiori e frutti chiari, il palato è succoso, vivo, attraversato da una freschezza che sa di aria pulita. Un vino che sembra sorridere, leggero e pieno di sole, capace di unire eleganza e immediatezza senza mai perdere profondità.
Appius 2015 – Il respiro del mare
Salmastro, minerale, iodato: il primo impatto è quasi marino. Poi arrivano la pietra focaia, una sfumatura balsamica, e un finale elegante, appetitoso, dal sapore nitido. È un vino che unisce roccia e brezza, che vive di contrasti e li ricompone in un equilibrio perfetto tra austerità e fascino.
Appius 2016 – La tensione del miele
Un naso intenso di miele chiaro e fiori di campo, con piccoli frutti che fanno capolino tra le note dolci. In bocca è teso, vibrante, con una sapidità che slancia e alleggerisce. Un vino che si muove tra dolcezza e precisione, tra luce e profondità, lasciando una scia lunga e sottile come una riga d’oro.
Appius 2019 – L’energia del sole
Floreale, agrumato, con sentori di erbe aromatiche e un calore avvolgente che si equilibra grazie a un bel nerbo acido. È un vino dinamico, pieno, con una vitalità contagiosa. In ogni sorso si sente il sole dell’estate altoatesina e la freschezza delle notti in quota: una sintesi di forza e grazia.
Appius 2020 – La voce della macchia
Un profumo di macchia mediterranea e di fiori bianchi apre la scena, seguito da note di frutti bianchi e gialli, succosi, luminosi. In bocca è armonico, ampio ma mai pesante, con una chiusura elegante e ariosa. È un vino che profuma di vento e di luce, capace di unire il carattere alpino alla sensualità del sud.