In cantina
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Nell’Alta Irpinia un moderno progetto di viticoltura eroica

La bottaia
La bottaia 

L’azienda Colli di Castelfranci è stata fondata poco più di 20 anni fa da due cognati, Luciano Gregorio e Gerardo Colucci. Nei loro vini si manifesta tutta la complessità del terroir

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Siamo in Alta Irpinia, e più precisamente nell’antico borgo medievale di Castelfranci, su di una collina affacciata sul fiume Calore. È qui che nel 2002, due cognati, Luciano Gregorio e Gerardo Colucci, ereditano dei terreni e, forti della storica vocazione vitivinicola dell’areale, decidono di condividere tra i due nuclei familiari un progetto moderno di viticoltura “eroica” di alto profilo. Lo spettro dei vigneti trova infatti casa ad altezze che superano anche i 700 metri s.l.m, a due passi dalle piste da sci del Monte Laceno. Il microclima, protetto dalle più alte vette irpine, è costantemente ventilato e si caratterizza per la forte escursione tra giorno e notte (anche 10-15° C), favorendo la maturazione e la salubrità delle uve.

Con la consulenza di alcuni enologi e tecnici procedono così alle migliorie nelle vigne abbracciando i temi della sostenibilità ambientale, quindi gli investimenti in altri terreni e nella costruzione della moderna cantina per dare avvio ai primi imbottigliamenti. Dopo qualche anno, la nuova generazione consacra la bontà del progetto: Mario Gregorio, figlio di Luciano, manager commerciale; Sabino Colucci, figlio di Gerardo, enologo con studi a Napoli e a Bordeaux, dove vive una importante esperienza professionale da Chateaux Margaux. E accanto a loro, un’altra professionalità enologica, quella di Charly Annet, marito della sorella di Mario.

Oggi, a distanza di due decenni dalla fondazione, siamo a quattordici ettari vitati frammezzati tra loro nel comprensorio stretto tra Torella dei Lombardi, Candiano, Castelfranci e Lapio, e sei ettari in affitto (120 mila le bottiglie). Due le linee: la “classica”, di pronta beva, e la “cru”, racconto autentico e profondo del territorio. Di quest’ultima, ecco l’Irpinia Falanghina “Iris” 2024, dall’omonima uva in purezza vinificata in acciaio con frequenti bâtonnage. Di colore paglierino chiaro con un naso esplosivo e una bella trama in bocca, leggermente sapida e di lunga aromaticità.

I vini della linea classica
I vini della linea classica 

Il Greco di Tufo Riserva "Vallicelli" 2023 dal colore oro, offre un naso di essenza floreale e fruttata, ma ingentilito dalla salvia. In bocca è fine, filigranato e fresco. Il Fiano di Avellino Riserva "Paladino" 2024: dopo la fermentazione a bassa temperatura, si procede all’élevage sur lies per 9 mesi con frequenti bâtonnage, fino al riposo finale in bottiglia, dove rimane almeno due mesi. Ha naso di pera e polvere da sparo, con personalità, pienezza, una nota sulfurea non invadente e un'acidità equilibrata e sapida.

E infine, il Campi Taurasini “Candriano” 2020, da uve aglianico in purezza che fanno la fermentazione malolattica in barrique, dove il vino resta in élevage per otto mesi, prima dell’affinamento in acciaio per un anno e mezzo, e quello finale di sei mesi in bottiglia. Di una bella tinta rubino tendente al viola, profuma di sottobosco e terriccio, con un sorso pieno e tannini fruttati.

Quindi, spazio alla linea “classica”. Si parte con la Falanghina del Sannio "Gines" 2024, da vigneti siti a Guardia Sanframondi (Bn); dopo la vendemmia cadenzata nella terza decade di settembre, si procede con la fermentazione a temperatura controllata per circa 25 giorni, affinamento sui lieviti per due mesi e in bottiglia per trenta giorni. Di colore paglierino brillante, ha note citrine, melone bianco e un naso minerale; in bocca ha corpo pieno, il sorso è setoso, ma con una acidità viva.

Il Fiano di Avellino "Pendino" 2024, da un vigneto di 15 anni a dimora a Lapio, ha un naso molto fine, floreale e delicato. Al palato mostra corpo, acidità decisa, un sorso morbido e bella sapidità. Ed è da sempre fra i miei preferiti. L’Irpinia Rosato “Rosiè” 2024, da uve aglianico vinificate in bianco dà un bel color buccia di cipolla brillante, un naso intenso di fragolina che si ritrova al palato.

L’Irpina Aglianico “Vadantico” 2021 (una parte delle uve fa 18 mesi in barrique di terzo passaggio) è molto elegante, complesso, floreale e vulcanico al naso. L'eleganza si conferma in bocca, dove spicca per il tannino finissimo e le note di violetta che emergono per via retrolfattiva. Un grande Rosso senza tema di smentita.

Il Taurasi “Alta Valle” 2019 è frutto di una selezione di uve aglianico coltivate attorno all’azienda a 700 metri. La fermentazione malolattica avviene in barrique di primo e secondo passaggio, dove il vino resta in élevage per circa 12 mesi prima di passare in tonneaux per altri 24 mesi. L’ultimo affinamento di 6 mesi avviene in bottiglia. Spinge nel profondo, attraverso un naso intenso, con note balsamiche e di liquirizia. In bocca è pieno, di corpo e ben equilibrato, con un frutto croccante, nonostante sia già proiettato ai sei anni di vita. Tanta soddisfazione al riassaggio dei vini di questa azienda, dove per la seconda volta si sono imposti, come alto gradimento, quelli della linea classica che più d’essere di pronta beva, manifestano tutta la complessità dei terroir. Bravi.

Colli di Castelfranci

Castelfranci (Av) - Contrada Braudiano

Tel. 082772392

Una bottiglia di Fiano di Avellino "Pendino" 2024: euro 16

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