Sono diverse le anime protagoniste dell’eccellenza espressa da una cantina a dimora nella “Città Bianca”, Ostuni, che fin dalla sua fondazione, dieci anni fa, ha voluto tracciare una viticoltura contemporanea basata però sui vitigni autoctoni, per rivelare il potenziale ancora inespresso della Doc Ostuni, istituita nel 1972 ma “smarritasi” nel corso dei decenni.
Questo progetto di rinascita enoica della Valle d’Itria è dunque ispirato alla monaca belga Amalberga di Temse, protettrice di agricoltori e marinai. E nasce dalla visione ambiziosa di un imprenditore agricolo del luogo, Dario De Pascale (42 anni) e dai suoi vigneti di famiglia; al suo fianco, fin dalla prima ora, la moglie Gloria Battista, enologa di professione, e l’imprenditore bergamasco Roberto Fracassetti, esperto nel mondo tessile per l’arredamento. Ben presto, il team si allarga ad altre figure di rilievo: l’enologo Valentino Ciarla del gruppo Matura, fondamentale nello sviluppo della attività vinicola, e il terzo socio, l’imprenditore veneto Roberto Candia. Compagni di università di Dario alla facoltà di Lecce sono poi la cantiniera Doriana La Porta e il responsabile commerciale Marco Saracino.
Un gruppo assai affiatato che trova unità d’intenti nella scelta di adottare il regime biologico e nella sostenibilità a più livelli: dall’efficientamento energetico alla zero dispersione d’acqua. Campo d’azione, gli undici ettari vitati di proprietà su terre rosse ad altezze di 300 metri, tra quelli storici della famiglia De Pascale, nuovi impianti e dodici ettari di aziende collegate dove si allevano le viti di Bianco d'Alessano, Francavidda, Impigno, Minutolo, Verdeca, Ottavianello, Primitivo, Susumaniello, Aleatico e Negroamaro. Tra questi spiccano i vigneti storici di primitivo, risalenti al 1952, quelli di Verdeca, con alberelli di oltre 60 anni e di Negroamaro, con un’età media di 55 anni.
Spiccano anche l’innovativa cantina di design ultimata lo scorso anno e sviluppata su due piani interrati, dedita non solo alla vinificazione ma anche all’accoglienza, all’arte e alla cultura; quindi l’ampio parco dotato di punto vendita all’interno di un antico trullo saraceno, opportunamente recuperato e ristrutturato, quindi il wine bar e il ristorante agricolo a Km 0.
Partiamo con l’assaggio dell’identitario Ostuni Bianco “Stùne” 2024, ottenuto da uve Impigno 50% e Francavidda 50% vendemmiate a partire dalla seconda metà di agosto, quindi sottoposte a pressatura soffice, fermentazione a temperatura controllata in acciaio, dove rimane sulle fecce fini in acciaio per 5 mesi con bâtonnage settimanali. Ha colore paglierino che vira verso l’oro; al naso senti la nettezza della frutta bianca matura; in bocca colpisce subito la freschezza che rende vivo un sorso filigranoso, elegante, verticale e croccante, che chiude con una piacevole nota sapida.
Stesso nome per la seconda storica interpretazione della Doc, l’Ostuni Rosso Ottavianello “Stùne” 2024, dall’omonima uva in purezza, vendemmiata in maniera scalare, macerata sulle bucce per una settimana, quindi malolattica in acciaio, dove rimane ad affinare per almeno 6 mesi. Ha colore rubino classico e trasparente e il naso riporta mirtillo e piccoli frutti in confettura. È molto equilibrato, diretto, tannico. Nel campione del 2023 ci sono note speziate e di canfora, con un bouquet intenso e diretto. In bocca è pregnante la sua acidità, che dona una freschezza caratteristica.
Quindi, da vigneti di oltre sessant’anni, ecco il Salento Verdeca 2023, dall’omonima uva in purezza vinificata con macerazione pre-fermentativa sulle bucce a temperatura controllata di 6-8°C per 36/48 ore. Pressatura soffice con saturazione di azoto, fermentazione a temperatura controllata in acciaio inox a 15°C, dove rimane per almeno 5 mesi. Ha colore oro consistente al naso frutta agrumata ed esotica con dettagli minerali. È molto elegante al naso dove il bouquet mostra anche note verdi. In bocca si mangia: pieno, ampio, poi si esprime con una mineralità tagliente. Il miglior Verdeca mai assaggiato.
Tuttavia, il Puglia Francavilla 2024 si contende la palma, avendo ottenuto anch’esso il massimo dei miei giudizi. Ha colore paglierino e al naso note mentolate, con la freschezza dei fiori di primavera e delle erbe aromatiche. L’ingresso in bocca è rotondo con quella vampata di erbe aromatiche davvero affascinante. Un sorso diritto, ficcante, con un finale sapido. In poche parole: elegante. Questo raro vitigno dimenticato, il Francavidda, confesso che mi ha entusiasmato in questa interpretazione che promette un’evoluzione, dopo pochi mesi, ancora più intrigante.
Il Salento Susumaniello è frutto di una vendemmia della prima decade di ottobre e affina sei mesi in acciaio e tre mesi in bottiglia. È piacevole, ma non ha la pienezza degli altri rossi, fra cui spicca il Salento Primitivo 2019, stessa vinificazione del precedente. Si chiude con il Salento Negroamaro Rosato 2024 che nasce da un vigneto di Cellino San Marco di 25 anni d’età. Ha colore rosa tenue, naso fine. In bocca è secco, corretto, graffiante. Chiudo i miei assaggi con il Ciò Ciò, un vino da tavola come facevano una volta con le uve che c’erano (qui in prevalenza c’è l’Ottavianello). Ed è curioso fin dal colore arancio, con la pienezza che avevano i vini rustici di un tempo, ma reso contemporaneo. Detto questo, la cantina che ho intercettato dal Gruppo Matura a Vinitaly mi ha aperto nuovi orizzonti sulla Puglia che verrà: un’anima autoctona, contadina, con la genialità enologica applicata.
Amalberga
SP 17, km 6
Ostuni (Br)
Tel. 0831334212