La storia

Cheese, non solo formaggio: le lotte alimentari della popolazione keniota per l’indipendenza

Cheese, non solo formaggio: le lotte alimentari della popolazione keniota per l’indipendenza

La ricchezza gastronomica del Paese africano è minacciata dalla normativa locale: una rivista dell’università din Pollenzo dà voce alla comunità

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“Il cibo è resistenza. Insieme, possiamo farlo fiorire”. È questo lo slogan scelto da un gruppo di studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo per descrivere la loro rivista “Cibo come resistenza”, presentata domenica 21 settembre nell’ambito della quindicesima edizione di Cheese.

Il magazine si occupa di risorse alimentari adottando una “visione politica e geopolitica”, come sottolineano le studentesse che hanno presentato la rivista al pubblico. La prospettiva scelta è di attualità seppure, da sempre, il cibo sia stato impiegato come strumento di potere economico. Soprattutto in questo momento, però, la fame è usata come arma, ha sottolineato a Bra Carlo Petrini, fondatore di Slow Food.

Per raggiungere la sua importante missione divulgativa, il magazine racconta le storie di donne e uomini che coltivano prodotti (caffè e tè per citarne alcuni) provenienti da posti molto lontani dall’Italia, ma che consumiamo ogni giorno, spesso con poco consapevolezza delle loro implicazioni sociali e ambientali.

L’ultimo numero della rivista è dedicato al Kenya occidentale. Attraverso appunti di campo, interviste e fotografie, sono raccontate le lotte e la resilienza delle popolazioni indigene in Kenya: dalla conservazione delle semente all’apicoltura, passando per l’allevamento della pecora rossa Maasai fino alle cooperative alimentari impegnate nel difendere i piccoli agricoltori locali dalle pressioni delle multinazionali.

Uno dei temi trattati è quello della tutela della straordinaria varietà di colture autoctone presente in Kenya. Questa ricchezza, denuncia uno dei contadini intervistati, è minacciata dalla normativa locale in materia di semi, che ha l’obiettivo di promuovere il loro commercio attraverso i diritti di proprietà intellettuale. È nata così un’aspra battaglia fra i contadini locali che vogliono mantenere la loro indipendenza e alcune grandi aziende che controllano oltre la metà del mercato globale delle sementi.

La rivista aiuta non solo a sensibilizzare l’opinione pubblica su temi importanti legati alla sostenibilità ambientale e sociale del cibo, ma fornisce anche un aiuto diretto alle popolazioni coinvolte. Infatti, il 100% dei proventi che provengono dalla vendita di questo numero è destinato a sostenere le comunità indigene tramite Slow Food Kenya.

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