La storia

Nel bar gestito da persone sorde dove il Negroni o lo Spritz si ordinano con la lingua dei segni

Nel bar gestito da persone sorde dove il Negroni o lo Spritz si ordinano con la lingua dei segni

Al Bar senza nome di Bologna un gesto vale più di mille parole: un aperitivo che rovescia le abitudini e diventa una lezione spontanea di inclusione

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Sentire e ascoltare, tutta la differenza al bancone di un locale bolognese. Per sentire serve che orecchie e udito funzionino, per ascoltare basta mettere in funzione gli altri sensi, aprire la mente e sintonizzare l’empatia. Al ‘Bar senza nome’ lo fanno per natura e per necessità, questo è il primo (e solo) bar gestito da persone sorde.

Siamo a Bologna, dietro al Mercato delle Erbe, in una delle caratteristiche strade che dal secondo pomeriggio si animano con giovani di tutte le età. Il vociare è ininterrotto, per chi sente. Se vuoi un caffè o un cocktail ti devi arrangiare nel comunicare, esattamente come i non udenti devono impegnarsi in ogni singolo momento della loro vita. Al bancone, o all’ordinazione, senti che sei diverso. Ma non escluso, anzi! Ecco, il problema è il tuo che senti. E per una volta, forse la prima nella vita, ti trovi catapultato in una realtà diversa.

L’aperitivo al Bar senza nome è una lezione di inclusività e un esempio di accoglienza. Entrando nel locale, c’è la ‘bacheca del cocciuto’: un grande tabellone con descritto in ordine, e diviso per categoria, ciò che si può ordinare. Appesi in fila ci sono tanti biglietti su cui è riportato, con disegno e scritta, il nome del cocktail, il bicchiere di vino, birra, caffè o tutto il resto.

Su una lavagna lì accanto il benvenuto della casa: “Sei al Bar senza nome, il primo bar in Italia gestito da sordi – si legge scritto con il gesso –. Qualche volta questo posto lo trovi silenzioso, ma spesso qui c’è casino! Se al bancone vuoi ordinare, usa la lingua dei segni, i bigliettini in bacheca, scrivi su foglietti, gesticola o trova tu una soluzione. Se mentre parli la persona al bancone è di spalle ricorda che è sorda, non ti sentirà”. Bianco su nero, e non nero su bianco. È l’inversione del paradigma: dal problema di chi non sa comunicare nella lingua dei segni è offerta (con generosità di opzioni) l’opportunità per farsi capire.

E se tutto questo non bastasse, sul bancone c’è l’alfabeto nella Lis (Lingua dei segni italiana, ndr) ma anche un mini-dizionario ‘segni da bar’. Un progetto cartaceo fortemente voluto dal Bar senza nome, a cura dell’illustratore Emanuele Carcano e della docente Daniela Salerno. “Il nostro scopo è quello di riuscire nella creazione di una base che permetta la conoscenza e una mini comunicazione tra sordi e udenti, soprattutto in un piccolo contesto come il senza nome – si legge sulla prima pagina –. (…) con questa piccola base potete proseguire meglio in un cammino più vasto, ovvero andare alla scoperta della Lis”.

Fondato nel 2012 da Alfonso Marrazzo e Sara Longhi, il Bar senza nome è un riferimento nella città felsinea. Non solo per la consumazione, ma anche luogo di incontro e fermento culturale in cui si svolgono eventi inclusivi, a partire dai rudimenti di apprendimento. Ne sono dimostrazione alcuni ragazzi che lavorano dietro al bancone, uno di loro (udente) comunica con agevolezza nella lingua dei segni: “Ho imparato guardando, e non ascoltando. Come avrei imparato una lingua straniera, provando e sbagliando. Le prime volte mi hanno corretto, poi gesto dopo gesto ho migliorato come avrei fatto con la pronuncia sbagliata”.

Nel frattempo, intorno rumoreggia l’ora dell’aperitivo, le voci si confondono nel chiacchiericcio e mentre si decide cosa ordinare da bere arriva la lezione, spontanea e non impartita.

Dove

Bar senza nome

Via Belvedere 11/b, Bologna

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