Il lutto

Addio a Wilma De Angelis: “Non ero una cuoca, ma ho insegnato a cucinare agli italiani”

Addio a Wilma De Angelis: “Non ero una cuoca, ma ho insegnato a cucinare agli italiani”

“Nei programmi di oggi forse manca la spontaneità che era l’ingrediente principale dei miei”

3 minuti di lettura

È morta a Milano oggi, domenica 11 ottobre, all'età di 96 anni, Wilma De Angelis. Cantante, attrice e conduttrice cara al grande pubblico. Di seguito la sua ultima intervista pubblicata nell’aprile scorso sul nostro mensile I Piaceri del Gusto

Prima dei talent e delle cucine spettacolari, prima di cuochi superstar e piatti lanciati in aria, la tv italiana scoprì che si poteva raccontare la cucina con semplicità estrema, quasi da autodidatta. Ad aprire le scene di quello che sarebbe stato l’ingorgo dell’enogastronomia televisiva, sdoganandola nelle tv commerciali, fu proprio una donna, che peraltro con la cucina c’entrava ben poco: Wilma De Angelis.

Milanese, cantante di successo nei primi anni Sessanta e volto popolare di Sanremo, portò la cucina quotidiana in tv prima che la stessa diventasse racconto televisivo e le regalasse, a suon di ricette e del suo celebre “Te la là”, una seconda carriera davanti ai fornelli. La ricetta a tal proposito fu la seguente: una porzione generosa di intuizione di Paolo Limiti, un pizzico di voglia di tornare in scena e un ingrediente segreto: la De Angelis non era una cuoca. O almeno, non lo era ancora. Perché imparò passo dopo passo, sotto gli occhi del pubblico, trasformando quell’apprendistato in un legame durato quasi vent’anni. La raggiungiamo nella sua casa milanese, dove ci accoglie, seppur telefonicamente, con la dolcezza e la simpatia che l’hanno sempre contraddistinta.

Wilma De Angelis in una foto dell'Archivio Istituto Luce
Wilma De Angelis in una foto dell'Archivio Istituto Luce 

Signora De Angelis, lei è la donna che più di tutte e prima di tutte ha portato la cucina nelle case degli italiani. Un primato invidiabile, forse scritto fra le note di quella “Patatina” che suona come profetica di un futuro ai fornelli.

“Era una canzone leggera, nata per gioco, dentro il clima della musica italiana dei primi anni Sessanta, un pezzo pensato per la radio, per i varietà, per far sorridere. Non pensavo di certo che potesse introdurmi a programmi di cucina, ma a pensarci bene oggi forse ha ragione. È stata profetica”.

Quando Paolo Limiti le disse che in Italia nessun personaggio conosciuto faceva cucina in televisione e le propose di provarci, lei come reagì?

“Stupita. Mi disse che all’estero c’erano personaggi popolari che cucinavano o invitavano colleghi a farlo, e che in Italia non lo faceva nessuno. Mi chiese se volessi provarci. Io gli risposi che ero pronta a tutto perché la tv mi mancava, ma in confidenza le dico che non pensavo che quella proposta sarebbe diventata una parte così importante della mia vita”.

All’inizio non ci credeva neanche lei insomma…

“In realtà dissi di sì perché mi mancava il pubblico. Venivo dalla musica, dai palcoscenici, e la televisione era un modo per continuare a comunicare, o meglio ricominciare in un’altra maniera. La cucina è stata un’occasione, ma anche una scoperta”.

Una scoperta anche della Wilma cuoca. È vero che ha imparato a cucinare facendo il programma?

“Verissimo. Non ero una cuoca e neanche esperta. E forse è stato proprio questo il punto di forza. Con me hanno imparato anche le telespettatrici che mi seguivano, perché partivamo dallo stesso livello. Io imparavo in cucina quello che dovevo dire, piano piano, passo dopo passo. Non volevo fare la maestra. Volevo proporre una cosa semplice, ripetibile. Una cucina vera, non complicata. Se una ricetta riusciva bene era una soddisfazione, se c’era un piccolo errore non era un dramma”.

Programmi come “Telemenù”, “Sale, Pepe e Fantasia”, “A pranzo con Wilma” sono andati avanti per quasi vent’anni. Impensabile per la tv mordi e fuggi di oggi.

“Ai tempi c’era più serenità e io contribuivo a portarla tramite la cucina. Mi piaceva l’idea che una signora potesse dire: domani la ricetta di Wilma la rifaccio anch’io. Non erano piatti strani, erano cose di casa. La cucina per me deve essere anche compagnia”.

Dopo di lei sono arrivate molte altre conduttrici. Si sente un po’ la capostipite di quel modo di raccontare la cucina?

“Ho sempre fatto tutto con estrema spontaneità, a volte anche improvvisando, ma sempre con simpatia. Se sono riuscita a lasciare un segno in questo senso mi fa piacere”.

Le capita di guardare i programmi di cucina? Che ingrediente manca secondo lei?

“Sì, li guardo. A volte resto affascinata, però mi accorgo che non tutti quelli che si vedono sono davvero bravi. Sono comunque programmi molto diversi da quelli che facevo io. Forse manca la spontaneità che era l’ingrediente principale dei miei”.

Dopo tanti piatti realizzati e tanti anni di cucina qual è quello che maggiormente la rappresenta?

“Il bollito misto senza dubbio. È un piatto di casa, semplice, ma buonissimo se realizzato con pazienza”.

Wilma De Angelis, più di cinquant’anni di carriera tra musica e fornelli. Si sente più cantante o cuoca?

“Nel cuore mi sento cantante, ma ormai la gente mi riconosce come la signora Wilma, la cuoca della tv. E mi piace”.

Scegli su quale testata vuoi vedere questo contenuto