L’evento

L'Alzheimer Fest e il piatto della memoria futura

L'Alzheimer Fest e il piatto della memoria futura

Un evento itinerante per celebrare chi si prende cura degli altri con un piatto semplice e amatissimo

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Quando il cibo parla di memoria, sempre custodita anche quando viene smarrita, nutre immediatamente il futuro. Ed è con questo spirito che la cultura contadina celebra la stessa memoria con il rispetto della terza età della vita. E in occasione del decennale dell’Alzheimer Fest, on air da nord a sud fino al 17 ottobre, la traduce in un piatto realizzato con quel che si ha a disposizione e non va dimenticato. E che parte da tre ingredienti semplicissimi come il pane raffermo, il pomodoro e l'olio.

Si tratta della "Caponata dei Curacari" nata dal recupero del pane che un tempo veniva custodito con grande cura e rispetto mentre oggi troppo spesso finisce per essere considerato uno scarto. A riproporla come simbolo per accompagnare quella che vuole essere una festa piena di significati concreti è Pietro Parisi conosciuto come il "cuoco contadino" d'origine campana, che da qualche anno ha portato in Calabria la sua cucina di territorio zero sprechi e niente scena.

"Il pane per me qualcosa di caro -spiega-. Gli anziani ci hanno insegnato che da ciò che resta può nascere ancora qualcosa di buono. Per questo li considero sentinelle del futuro. Persone capaci di insegnarci che il valore delle cose non dipende dal loro prezzo". Parisi in questa ricetta di recupero mette insieme il pane raffermo, il pomodoro, l'olio extravergine d'oliva, il basilico e l'origano di montagna: "Sono ingredienti che oggi qualcuno potrebbe definire poveri. Io ci vedo una ricchezza enorme". Il nome del piatto riprende il termine "Curacari", neologismo ideato dallo scrittore Flavio Pagani e inserita quest'anno nella Treccani, che ha sostituito la parola caregiver che indica chi si prende cura della persona che assiste. Da qui lo stretto legame fra il cibo e il sostegno che nutre sia il corpo che l'anima.

Una cura senza filtri né pareti che ben rappresenta il messaggio dell’Alzheimer Fest che punta a mettere al centro le persone con demenza, insieme ai familiari e agli operatori. L'obiettivo è quello di combattere e vincere lo stigma e i pregiudizi che accompagnano le malattie neurodegerative. Come? Fornendo informazioni corrette, promuovendo l’inclusione sociale, condividendo esperienze. Il filo conduttore di questa decima edizione 2026 è il motto "l'unione fa la memoria". I ricordi, il passato smarrito possono rivivere in un momento di festa, nella possibilità di incontrarsi e non sentirsi soli. Perché, come ripetono gli organizzatori, l’alzheimer e le altre forme di demenza non tolgono di mezzo la vita. È una festa "per cuori feriti e vite da rifiorire". In cui anche la tavola ha un ruolo fondamentale.

Il festival itinerante nato nel 2017 propone diverse iniziative di promozione della salute e del welfare inclusivo con una carrellata di attività: spettacoli, concerti, dibattiti e workshop in tutta Italia dove si ferma di volta in volta il camper bianco simbolo della manifestazione. Le prossime tappe: il 21 settembre a Monza, il 22 a Montopoli (Pisa), il 26 a Milano e a Pinzolo (Trento) e il 27 a San Fermo della Battaglia (Como). A ottobre ancora nord il 3 a Cremona e il 4 a Carate Brianza, mentre di scende al sud in Sicilia il 9 a Palermo, il 10 ad Agrigento, il 12 a Ragusa, ad Avola il 13 e il 15 a Nicosia. Si chiude il 16 a Catania e il 17 ottobre a Messina.

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