"Non mangio mozzarella fuori dalla Puglia". Con queste parole che aprono il varco a una "guerra" al sapor di latticini inizia il reportage gastronomico che il Guardian dedica alla terra pugliese e alle sue bontà. E quello che è definito il "formaggio a pasta filata" viene osannato come uno dei migliori, anzi il migliore di tutti gli altri. Perché altrove "non è la stessa cosa". A sostenerlo è un "buongustaio dalle opinioni molto decise", si legge. Originario di Andria (della provincia triangolare Bat, Barletta Andria Trani) che accompagna la giornalista inglese autrice del servizio ed è "irremovibile sulla superiorità del formaggio a pasta filata della sua terra natale".
Dunque priorità assoluta della mozzarella pugliese, e anche della burrata, su tutte le altre eccellenze casearie con buona (mica tanto) pace di quelle campana che certo qui non son di casa e tantomeno di piatto visto che si tratta di un reportage tutto dedicato al territorio. Ma di certo, come già detto, apre le porte e il palato una disfida che potremmo definire di Barletta, visto il luogo.
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Disfida a tutto sapore con i vicini della Campania Felix che vantano anch'essi bontà a pasta filante degne di nota e di degustazione, dalla mozzarella di bufala campana Dop al fiordilatte di Agerola (accanto ad altre eccellenze casearie come il Provolone del Monaco Dop o la Cacioricotta del Cilento). I campani si ritrovano improvvisamente "declassati" dalle parole condivise sul quotidiano britannico. Nelle quali non c'è nulla di bellicoso, certo: non si citano i rivali regionali di assaggio, non si dichiara nessuna guerra col nemico. Tutto si combatte fra le righe e con le papille gustative.
Scorrendo ancora il pezzo sul Guardian, con l'apprezzamento della mozzarella pugliese non può non accompagnarsi quello della burrata. Così viene raccontata: "Circa un secolo fa, sulle colline fuori Andria, il contadino Lorenzo Bianchino rimase bloccato dalla neve e non poté portare il suo latte al mercato. Per salvare il salvabile, riprese un'antica tecnica di conservazione del burro (da cui il nome burrata) riempiendo un budello di formaggio a pasta filata con panna mescolata a scarti di mozzarella (stracciatella)".
L'autrice del servizio dopo averne ascoltato la descrizione finalmente prova queste specialità locali (assaggia anche il caciocavallo podolico e la ricotta) e conferma le parole iniziali della guida pugliese che aveva affermato senza se e senza ma: "Non mangio mozzarella fuori dalla Puglia". "Devo dire che Savio (l'accompagnatore di cui sopra, ndr) ha ragione – scrive la reporter-. La mozzarella e la burrata hanno una consistenza succosa ed elastica e un delizioso sapore di formaggio umami; il sale e l'aroma vengono rilasciati dal siero in cui i formaggi vengono poi immersi”.
“Come potrò mai accontentarmi del formaggio Tesco Finest (la linea di prodotti di fascia alta della più grande catena di supermercati del Regno Unito che tratta, più in teoria che in pratica, le specialità italiane dal Parmigiano Reggiano alla mozzarella di bufala alla burrata, ndr) dopo questo?".