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"Oltre il giardino”, un nome da film per i vini che raccontano la storia del Collio

"Oltre il giardino”, un nome da film per i vini che raccontano la storia del Collio

Collavini è una azienda dalla lunga storia, nata nel 1896. Dal 1973 è iniziato un percorso sperimentale. E ora la nuova generazione tenta nuove strade

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Ho assaggiato in due riprese i vini del progetto “Oltre il Giardino” dei fratelli Giovanni e Luigi Collavini: a fine luglio nella fantastica Osteria della Ribolla a Corno di Rosazzo, che fa parte della proprietà, e poi in solitudine, dopo un mese, perché questi vini mi avevano colpito, essendo espressione di quattro diversi appezzamenti da vigne oltre i 15 anni, fra il Collio e i Colli Orientali. Nati per offrire la più nitida espressione della Ponca, la matrice geologica di queste terre, stratificazione di marne arenarie di circa 65 milioni di anni fa (Paleocene).

Collavini è un’azienda che ha una lunga storia, iniziata nel 1896 a Rivignano da Eugenio Collavini; dopodiché arriva Manlio Collavini, lo sperimentatore, che ha creduto subito, nel 1973, quando sposta la sede a Corno di Rosazzo, nella vinificazione in bianco del Pinot Grigio (da qui nasce il Grigio) e poi nella Ribolla che gli ha fatto sperimentare prodotti innovativi come la spumantizzazione. Tuttavia i due figli oggi hanno scelto una loro strada, sempre di concerto con papà e nella strategia dell’intera azienda.

Al debutto durante Vinitaly hanno voluto caratterizzare lo stand con le specie botaniche tipiche dei giardini e delle ville friulane, perché Oltre il Giardino rappresenta una visione della vigna come parte di un paesaggio più ampio e ricco. Anche il riferimento al film con Peter Sellers, il cui titolo originale in inglese, Being There significa “essere lì” ha un significato profondo. Ovvero tra le colline e i vigneti da selezionare, per arrivare alla vinificazione del monovitigno, ma anche della singola vigna in alcuni casi. Da qui uno studio geologico dei terreni, per scoprire che il Sauvignon ama i terreni più calcarei, mentre la Malvasia predilige la terra rossa.

Detto questo, dopo la vendemmia in cassette di legno, eseguono una vinificazione classica: pressatura di uva intera, soffice e poi la decantazione statica per 24-48 ore. I legni sono prevalentemente di rovere francese: più tonneau che barrique. E con il millesimo 2024, dove la sfida sono le gradazioni finali, eccoci ai nastri di partenza con un poker di etichette.

Iniziamo dal Collio Chardonnay 2024, da vigne a San Floriano del Collio di 30 anni che crescono vicino al Monte Sabotino con un suolo ricco di Ponca calcarea. Il vino ha un colore paglierino brillante tendente all’oro. Il naso è diretto, con una gradevolissima mandorla, e poi cedro candito e frutta esotica che già promette finezza. In bocca, con un sorso di velluto puro, sarà pregnante l’acidità, ma nella verticalità dell’assaggio senti quella mineralità sottile che avvertivi al naso e che diventa più esplicita in bocca; chiude con una nota sapida e un che di nocciola.

Il Friulano 2024, che proviene dalla frazione Oleis di Manzano, area del Friuli Colli Orientali, è di colore paglierino e il naso offre una fine ed elegante aromaticità. C’è frutta esotica e anice, fieno e note balsamiche. La sapidità qui è più accentuata, per un sorso che conserva potenza e cerca un suo equilibrio. Il Colli Orientali del Friuli Malvasia 2024 ha un colore paglierino brillante. Qui siamo nella parte destra di Rosazzo e la prima cosa che colpisce è l’esaltazione della varietà. Al naso c’è il miele, il fico, la pera, il fiore d’arancio che va verso la frutta esotica e tutto compone un’eleganza che si ritrova in bocca con la freschezza dell’acidità che puntella un sorso polputo, dove senti sempre la parte minerale, che chiude con una piacevolissima aromaticità fruttata.

Il Collio Sauvignon, nasce da un vigneto di San Floriano di 25 anni: ha colore oro; al naso trovi salvia, erbe aromatiche, fiori arancio, mango. Insomma un sauvignon finissimo, complesso, lontano dagli stereotipi che conosciamo. In bocca è rotondo, sapido, fragrante e conserva il suo aroma di frutta tropicale per lungo tempo. Ora, se questo non è, in generale, il vino che sta nelle mie corde, nel poker è quello che mi è piaciuto di più, accanto alla perfezione del primo Chardonnay, non a caso da vigneti più anziani.

Chiudo la degustazione con la bottiglia iconica della maison, ossia il Collio Bianco Broy 2022 (che significa comunque sempre piccolo orto-giardino), uvaggio di Friulano, Chardonnay e Sauvignon, parzialmente appassite in fruttaio E qui il naso ti fa avvertire i fiori gialli, il tè, prima di aprirti alle erbe aromatiche e al balsamico, alla frutta esotica e al miele di acacia. In bocca il sorso è rotondo, pieno, con un’acidità ficcante lunga e la caratteristica mineralità del Collio. Fantastico come sempre. E se questo fa parte della storia, il corredo dei vini Oltre il Giardino promettono, fin dalle etichette essenziali e dalle controetichette con motivi di piante e animali, una conoscenza limpida del terroir.

Eugenio Collavini Viticoltori

Via della Ribolla Gialla, 2 – Corno di Rosazzo (Ud)

Tel. 0432753222

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