Enoturismo

Barolo, il Museo del vino si rinnova guardando al futuro

Barolo, il Museo del vino si rinnova guardando al futuro

Il Wi.Mu. va in ristrutturazione e aggiorna tecnologie e percorso espositivo senza tradire la propria anima: un racconto immersivo per affascinare gli enoturisti

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Innovare senza perdere l'identità. È l'obiettivo del progetto di restyling di un luogo impregnato di tradizione e insieme di futuro come può esserlo un museo del vino. Che in questo caso è il Wi. Mu. di Barolo, nel cuore delle Langhe in Piemonte.

L'obiettivo non è stravolgere la missione con cui è nato, 16 anni fa, dalla creatività dallo scenografo François Confino, ovvero essere un museo emozionale e interattivo, per tutti e non solo per gli operatori del settore, oltre che punto di riferimento internazionale del racconto del vino. Si punta a mantenere l'emozione di questo racconto sempre vivo, ma aggiornandone gli strumenti narrativi e tecnologici per adeguarsi all'evoluzione dei linguaggi della comunicazione. In un nuovo contesto che vede, fra i 60 mila visitatori all'anno, anche molti stranieri, famiglie e giovani sempre più interessati alle mille sfaccettature del mondo enologico.

Il primo lotto di interventi riguarderà la storica "Classe I C Collegio Barolo" collocata nella parte conclusiva del percorso di visita: è lo spazio che accompagna fuori dal museo, alla scoperta del territorio delle Langhe, del suo paesaggio e delle sue cantine e continuerà a farlo usando i nuovi strumenti multimediali. E avvicinando sempre di più l'universo millenario dell'enologia all'oggi e soprattutto al domani del vino che si degusta in ogni modo e maniera, sia dentro il bicchiere che fuori.

Il progetto di rinnovamento è stato presentato nel Tempio dell'Enoturista del Castello comunale Falletti di Barolo, nato nel X secolo con funzione militare, divenuto poi residenza e quindi collegio e infine sede del museo del vino che si sviluppa su quattro piani e si snoda al contrario. Si parte dall'alto dove ci si trova come immersi nel legame tra il vino e l'umanità e poi si scende nei piani inferiori per esplorare la storia, la cultura e le tradizioni vinicole delle Langhe fino alle cantine dove si trova l'Enoteca regionale del Barolo che rappresenta gli undici comuni in cui è prodotto il "re dei vini e vino dei re" con i suoi oltre cento produttori associati.

Fu il Conte di Cavour a farlo diventare, nel 1861, il protagonista del brindisi per la nascita dell'Unità d'Italia.Segue regole severe: per legge deve invecchiare almeno 38 mesi di cui 18 in botti di rovere, e per essere definito "Riserva", l'invecchiamento deve essere di 5 anni.

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