Il caso

No, a cani e gatti il nostro cibo non fa bene: sbagliato umanizzare le loro ciotole

No, a cani e gatti il nostro cibo non fa bene: sbagliato umanizzare le loro ciotole

È una tendenza sempre più diffusa: il 50% dei proprietari dichiara di aver preparato pasti casalinghi per sfiducia verso i prodotti in commercio. Ma così spesso non si rispettano le esigenze nutrizionali degli animali

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È difficile restare indifferenti allo sguardo che ogni proprietario conosce molto bene. Quello del cane ai piedi del tavolo, occhi puntati, in attesa di un pezzetto di ciò che stiamo mangiando, con l’incrollabile fiducia e certezza che, prima o poi, qualcuno cederà. E spesso ha ragione. Ma è proprio lì che si misura la tenuta della nostra resistenza, perché condividere il cibo è uno dei modi più naturali per dichiarare affetto e cementare un legame, ma con cani e gatti non è un gesto privo di conseguenze. La loro dieta e i loro bisogni nutrizionali, infatti, non coincidono quasi mai con i nostri.

Dietro il boccone allungato sotto il tavolo o la condivisione di un vero e proprio pasto c’è un fenomeno sempre più diffuso: l’umanizzazione della ciotola. In pratica, la tendenza a considerare gli animali domestici sempre più simili alle persone, finendo per umanizzare anche il loro cibo e quindi somministrando avanzi casalinghi, assaggi dal piatto o ricette preparate con la stessa logica con cui si cucina per un membro umano della famiglia.

Secondo il sondaggio internazionale di Dog Food Advisor, condotto su quasi 10.000 proprietari di cani, il 56% ritiene che i cani dovrebbero seguire un’alimentazione ispirata al cibo umano, mentre il 50% dichiara di aver preparato pasti casalinghi per sfiducia verso i prodotti in commercio. Tendenza che riguarda anche i gatti: ricerche pubblicate sul Journal of Feline Medicine and Surgery riportano che un proprietario su cinque integra la loro alimentazione con cibo umano e nel 36% dei casi si tratta soprattutto di avanzi domestici.

Il guaio è che, sul fronte canino, uno studio condotto nell’ambito del Dog Aging Project ha valutato 1726 diete casalinghe, rilevando che solo il 6% era potenzialmente completo dal punto di vista nutrizionale. Ai gatti non va meglio: uno studio della UC Davis School of Veterinary Medicine pubblicato sul Journal of the American Veterinary Medical Association ha analizzato 114 ricette casalinghe, rilevando che nessuna di quelle valutabili soddisfaceva tutte le raccomandazioni nutrizionali e il 7% conteneva addirittura ingredienti potenzialmente tossici come aglio, cipolla o porri.

La ciotola umanizzata racconta da un lato un legame sempre più stretto, ma dall’altro un equivoco perchè amare un animale non significa nutrirlo come noi ma rispettarne bisogni ed esigenze nutrizionali, ancora più delicati nei mesi caldi, quando disidratazione e stress termico possono amplificare gli effetti di una dieta sbilanciata.

“I pet necessitano di precisi fabbisogni nutrizionali: proteine di alta qualità per muscoli e tessuti, con un fabbisogno nettamente superiore nel gatto, lipidi per l’energia e le funzioni cognitive, un esatto bilanciamento di vitamine e minerali e una corretta assunzione di acqua, fondamentale per l’idratazione e il mantenimento dell’omeostasi elettrolitica – spiega il dottor Vittorio Saettone, veterinario e Head of R&D&QA di Schesir – Le esigenze, inoltre, cambiano per specie: il gatto esige nella dieta taurina, vitamina A preformata e acido arachidonico, mentre per il cane è imperativo calibrare aminoacidi e acidi grassi essenziali. L'umanizzazione della dieta può portare infine ad assumere sostanze per noi innocue ma per loro tossiche come ad esempio cioccolato, caffè, alcolici, uva, uvetta, avocado, xilitolo e vegetali come aglio e cipolla. Da bandire anche gli impasti lievitati crudi, le ossa cotte (per il grave rischio di occlusioni o lesioni intestinali) e i farmaci a uso umano, se non esplicitamente prescritti dal veterinario".

Oltre alla sfiducia nei confronti dei cibi per animali in commercio, l’apprensione per ciò che mangiano i nostri pet è un altro dei motivi principali del boom della cucina casalinga. L’iper-attenzione verso la salute degli animali è ormai tale da aver prodotto anche un neologismo, “petuition”, da pet e intuition: una specie di intuito con cui i proprietari interpretano ogni segnale del cane o del gatto come possibile indicatore di benessere o malessere.

A fotografare il fenomeno è un sondaggio commissionato da Hill’s Pet Nutrition e condotto online da Talker Research su 2.000 proprietari americani di cani e gatti. Secondo l’indagine, i proprietari si preoccupano in media 11 volte al giorno della felicità del proprio animale e 10 volte della sua salute. Tra le principali preoccupazioni la dieta occupa i pensieri del 46% dei proprietari. Il cibo è uno degli argomenti più sensibili e il 91% dichiara di prestare attenzione alla dieta del proprio animale, più di quanto faccia per la propria.

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