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La giovane cantina della Val Camonica sospesa tra viticoltura eroica e utopia vincente

La giovane cantina della Val Camonica sospesa tra viticoltura eroica e utopia vincente

Rebelot è nata pochi anni fa grazie a Francesco Banterle e Alberto Mangilli. Tra le altre cose, sorprende la loro sperimentazione nella produzione di spumanti

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Viticoltura eroica o utopia vincente: entrambe le cose per questa azienda vitivinicola della Val Camonica che ha scelto il termine dialettale lombardo "Rebelot". Ma più che evocare confusione, la parola affonda le sue radici nel francese rebellion e non indica un caos negativo, bensì una dinamicità costante e vitale orientata a realizzare qualcosa di significativo. Ed è su queste basi che tre anni fa due amici Francesco Banterle, avvocato quarantenne, di origini venete ma di stanza a Milano, e Alberto Mangilli, impegnato nel settore commerciale bancario, decidono di produrre vini di montagna.

Individuano il luogo, la Valle Camonica, comprensorio orientale della Lombardia tra i più estesi delle Alpi centrali, dove rilevano un’azienda vitivinicola in fase di abbandono, provvedendo al suo recupero. Con il prezioso aiuto del giovane enologo bresciano Roberto Spadaccini, i circa due ettari vitati suddivisi in numerose micro particelle e altrettanti piccoli terrazzamenti, vengono rinvigoriti e in parte reimpiantati, svolgendo lavori costanti sulla potatura delle piante e sul loro rafforzamento con l’utilizzo di alghe marine. Curioso no? E, dopo un passato da “garagisti del vino”, quest’anno ha visto la luce anche la nuova cantina, ricavata dalla ristrutturazione di un’antica stalla alpina abbandonata. Al suo interno, le operazioni di restauro vogliono preservare e non aggiungere nulla, così come nel vino: le fermentazioni sono spontanee con lieviti autoctoni e il vino non subisce chiarifiche né filtrazioni.

Francesco e Alberto sono così diventati i custodi preziosi di vigne adagiate su un terreno calcareo ai piedi della Concarena, la montagna sacra camuna. Da quassù, lo sguardo si posa sul maestoso Pizzo Badile che, con i suoi 3.308 metri di altitudine, rappresenta una vera e propria icona del granito nell'alpinismo mondiale. Ma c’è anche il loro corso completamente nuovo dedicato alla messa a dimora di vitigni Piwi, in un contesto ambientale e climatico molto piovoso e soggetto a gelate, caratterizzato anche da forti escursioni termiche. Oggi, con questi nuovi innesti, gli ettari vitati sono 2,5 e la produzione annua si attesta sulle 6.000 bottiglie. Detto questo, noi abbiamo assaggiato fin dalla prima vendemmia i loro vini, ma dopo un lustro, posso dire: ci siamo!

Il Valcamonica Bianco “Brüsa Crus” 2025, dal nome dialettale degli abitanti del borgo è un incrocio Manzoni in purezza proveniente dai terreni calcarei di Cerveno, alle pendici della Concarena. Macerazione sulle bucce per circa 25 giorni in anfore di gres e vasche d’acciaio dove segue anche l’affinamento. Ha colore oro antico; un naso quasi aromatico di polpa di frutta, che nasconde leggere note balsamiche. In bocca è diretto, di spessore, c’è velluto e una chiusura fine. Un Bianco di stoffa, che mi è piaciuto molto.

Il Valcamonica Rosso “Glere” 2025 è invece un Merlot in purezza proveniente dai terreni calcarei della località omonima. Vinificazione con il 30% di grappolo intero e poi solo 4 giorni di macerazione sulle bucce. Ha colore rubino trasparente e un naso vinoso con note di frutta rossa profonda e “contadina”. Colpisce la freschezza prolungata, in bocca, che ne sviluppa la beva, per un vino già godibile, ma che con qualche tempo di bottiglia non può che migliorare in complessità.

Quella che tuttavia posso definire clamorosa è la sperimentazione legata alla spumantistica. A partire dal Vino Spumante Extra Brut “Free –Z-ling” 2024, un metodo ancestrale da Riesling renano. Come gli altri vini, fa fermentazioni spontanee, nessuna filtrazione, e poi 9 mesi di affinamento sui lieviti con sboccatura a fine primavera 2025. Ha colore oro antico. Al naso mostra un’elegante speziatura, con note vegetali che compongono la finezza dove senti la viola intensa. In bocca è cremoso e anche persistente su questa texture che si fa croccante, fresca, intensa, con una vena sapida sul finale. È un vino che sarebbe da definire Bello, come afferma il filosofo Massimo Donà, che è un aggettivo superiore al concetto di Buono.

Ottimo anche il V.S.Q. Extra Brut Rosé “Yolo” 2023, che si rifà alla frase in inglese “You Only Live Once” (“si vive una volta sola per non fare un metodo classico di Merlot”). È dunque un metodo classico rosé da uve Merlot, delle quali il 90% è ottenuto da una prima vendemmia anticipata; dopo la prima fermentazione spontanea, tiraggio nel giugno 2024 e sboccatura a fine ottobre 2025 che avviene dopo circa 18 mesi sui lieviti. Ha colore rosa antico consistente. Al naso ci sono frutti rossi e poi profondità. In bocca c’è velluto, equilibrio, con un finale leggermente amaricante che lo rende unico.

Presto vedrà la luce anche una terza declinazione di spumantistica, una cuvée metodo classico ancestrale da uve incrocio Manzoni, Merlot e Riesling renano. Ma come potete immaginare, le sperimentazioni non si fermano qui: pagine nuove aspettano la Val Camonica, grazie a questi due giovani che hanno saputo gettare il cuore oltre l’ostacolo. Bravissimi!

Rebelot

Cerveno (Bs) – Loc. Glere

Tel. 388 0404242

Una bottiglia di Vino Spumante Extra Brut “Free –Z-ling” 2024 costa euro 19,90

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