Venezuela: la solidarietà passa dalla cucina

Venezuela: la solidarietà passa dalla cucina

Lo chef José Andrés e la sua ong World Central Kitchen portano pasti e aiuti alle popolazioni colpite dal sisma. Un esempio di come il cibo può diventare il primo gesto di solidarietà

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La solidarietà non crolla mai. Neppure quando crolla tutto. E passa anche attraverso il sostegno alimentare di organizzazioni no profit come World Central Kitchen, che sta portando il suo aiuto in Venezuela dopo le scosse di terremoto che hanno devastato il Paese.

L'ong, fondata dallo chef stellato ispano-americano José Andrés nel 2010 dopo il terremoto di Haiti, ha portato "supporto alimentare immediato alle famiglie e alle squadre di soccorso che lavorano 24 ore su 24". Così si legge in un post sul profilo Facebook di Wck: "Nel menu, migliaia di arepas, l'amato alimento base del Venezuela, appena fatte e perfettamente adatte al momento. Trasportabili, nutrienti e profondamente familiari, sono il pasto giusto per famiglie in movimento e soccorritori che non riescono a fermarsi. Quando il disastro colpisce, cuciniamo ciò che le comunità conoscono e amano".

Lo chef Josè Andreas
Lo chef Josè Andreas 

L'arepa è una piccola focaccia tonda a base di farina di mais bianco o giallo e acqua. Cotta in teglia, sulla piastra o sulla pietra, può essere farcita con prosciutto, formaggio, carne, fagioli o uova.

Sotto il post i commenti invitano a donare e plaudono all'iniziativa: "Questa è la magia di Wck, che sostiene le comunità locali con cibo locale. È un po' di casa quando la casa è andata perduta. Il cibo per il cuore e per l'anima mantiene le persone in vita".

Un sostegno molto concreto, dunque, fatto di beni di prima necessità che dalla tavola arrivano anche al cuore e all'anima, attraverso aiuti alimentari d'emergenza e cucine mobili.

Come riportato da Reuters, "lo chef José Andrés, fondatore dell'organizzazione umanitaria World Central Kitchen, ha dichiarato che il suo team ha iniziato a distribuire pasti a Caracas. Ha inoltre affermato che il suo fondo Longer Tables donerà immediatamente un milione di dollari per aiutare il Venezuela".

Andrés, nato in Spagna, a Mieres, nelle Asturie, è uno chef filantropo che negli anni Novanta sbarca negli Stati Uniti dopo aver fatto la gavetta da El Bulli di Ferran Adrià, che pare lo abbia licenziato per un ritardo (i due, però, sono poi rimasti grandi amici). A Washington le sue tapas da Jaleo diventano famosissime. Quindi apre Minibar, due stelle Michelin, con un unico tavolo da sei coperti.

Oltre a questo storico ristorante, attualmente ne gestisce una quarantina in tutta l'America con il suo ThinkFoodGroup. Quando Donald Trump arriva alla Casa Bianca, lo chef si ritira dal progetto per l'apertura del suo ristorante nel nuovo hotel di lusso del neo presidente, nel 2015. Una decisione presa in risposta alle affermazioni diffamatorie del tycoon contro gli immigrati messicani, che porterà a una causa milionaria conclusa poi con un accordo stragiudiziale. Durante il secondo mandato, un anno fa, Trump lo ha inoltre rimosso dall'incarico di co-presidente del President's Council on Sports, Fitness & Nutrition.

Andrés ha fondato World Central Kitchen dopo essere rimasto profondamente colpito dal devastante terremoto di Haiti del 12 gennaio 2010 e, da allora, ha portato aiuti in occasione di disastri naturali e crisi umanitarie come quella di Gaza.

Condivide la stessa visione umanistica del mondo della ristorazione di Massimo Bottura. In molti ricordano l'intervento dello chef modenese dopo il terremoto in Emilia-Romagna del 2012, quando contribuì a salvare l'economia dei produttori locali creando il celebre risotto cacio e pepe. L'obiettivo era vendere le 360 mila forme di Parmigiano Reggiano danneggiate dal sisma, destrutturando la tradizionale ricetta romana e sostituendo la pasta con il riso e il pecorino con il Parmigiano di 36 mesi. Quando la solidarietà arriva nel piatto, il cibo si trasforma in qualcosa che va oltre il nutrimento: conforto, identità e speranza. Ovunque. E in ogni tempo.

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