La novità

Dom Pérignon svela il primo millesimo firmato da Vincent Chaperon

Dom Pérignon svela il primo millesimo firmato da Vincent Chaperon

Al Guggenheim di Bilbao, l’evento annuale con le novità della maison francese, tra la performance di Tilda Swinton e le creazioni di Josean Alija ed Eneko Atxa

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Il Guggenheim Museum a Bilbao, simbolo della rinascita culturale della città basca, ha fatto da cornice a Révélations 2026, l’appuntamento con cui Dom Pérignon apre le porte del proprio universo creativo. Un’edizione incentrata sul concetto di “Place”, il senso del luogo, che ha visto protagonisti i Pré-Assemblages della vendemmia 2025, il debutto ufficiale del Dom Pérignon Vintage 2018 e la performance “The House of Gesture” ideata da Tilda Swinton con Olivier Saillard. La serata si è aperta proprio con la performance dell’attrice scozzese, seguita da un aperitivo firmato da Josean Alija del ristorante Nerua, una stella Michelin, e dalla cena di gala curata da Eneko Atxa, tre stelle Michelin di Azurmendi. Un percorso in cui arte, gastronomia e champagne hanno dialogato attorno allo stesso tema: il rapporto tra identità, memoria e creazione. Al centro dell’evento anche i Pré-Assemblages 2025, attraverso i quali la Maison ha condiviso con la stampa internazionale il lavoro che precede la nascita di ogni millesimo.

“Il luogo è il punto in cui spazio e tempo si incontrano. Ed è da questo incontro che nasce l’emozione” ha spiegato Vincent Chaperon, chef de cave di Dom Pérignon. Per Chaperon il luogo è il filo che lega tutto: il paesaggio della Champagne, la storia dell’Abbazia di Hautvillers, i vigneti e l’arte dell’assemblaggio. Un concetto che trova espressione anche nella vendemmia 2025, definita una delle più promettenti degli ultimi anni, e nel lavoro di valorizzazione delle singole parcelle che la Maison porta avanti da decenni.

Lo chef de cave Vincent Chaperon
Lo chef de cave Vincent Chaperon 

Révélations 2026 ha segnato soprattutto il debutto del Dom Pérignon Vintage 2018, il primo millesimo interamente firmato da Chaperon dopo l’uscita di scena dello storico chef de cave Richard Geoffroy. “L’armonia è la destinazione dell’assemblaggio – ha continuato Chaperon -, Dom Pérignon ha inventato l’assemblage per raggiungere l’armonia, perché l’armonia è l’unità che nasce dalla diversità”. Il 2018 nasce da un’annata particolarmente favorevole, caratterizzata da sole, temperature elevate e condizioni climatiche omogenee in tutta la Champagne. Una situazione che ha garantito una straordinaria ricchezza di parcelle e sfumature da assemblare. Per Chaperon il concetto di armonia coincide con quella ricerca della perfezione che attraversa da sempre la storia della Maison. La natura, tuttavia, resta l’unica vera guida. “Non facciamo calcoli. Siamo profondamente legati alla natura e seguiamo ciò che ci offre”.

Una filosofia che spiega perché Dom Pérignon abbia prodotto poco meno di cinquanta millesimi in oltre un secolo di storia, rinunciando a dichiarare le annate che non raggiungono il livello qualitativo desiderato. Il cambiamento climatico rappresenta oggi una sfida, ma anche una nuova opportunità: le vendemmie sono sempre più precoci, mentre le uve raggiungono livelli di maturazione impensabili fino a pochi decenni fa. Pur provenendo da una formazione scientifica, Chaperon rivendica il ruolo centrale della sensibilità umana nel processo creativo. “Degustare mi obbliga ogni giorno a riconnettermi al corpo e ai sensi”, sottolinea. Per questo guarda con interesse all’intelligenza artificiale come strumento di supporto, ma ne esclude qualsiasi funzione creativa. “I dati aiutano a monitorare e a padroneggiare il processo. Ma la creazione appartiene all’essere umano. La creazione riguarda l’ignoto”.

Il giorno successivo, sempre al Guggenheim, il dialogo con la stampa si è spostato sul rapporto tra champagne e arte, prendendo spunto dalla performance di Tilda Swinton. A raccontare la genesi del progetto è stato Jacques Giraco, direttore generale di Dom Pérignon. “Quando è venuta a Épernay per incontrare Vincent abbiamo capito subito che comprendeva perfettamente il mondo di Dom Pérignon”. Secondo Giraco, l’incontro tra la Maison e l’attrice scozzese è nato da una ricerca comune. “La ricerca dell’armonia e della perfezione è la stessa che si trova nell’arte”. La performance presentata a Bilbao è il risultato di oltre tre anni di dialogo e confronto creativo. Un percorso che, secondo Chaperon, ha arricchito entrambe le parti. “Lei ha portato qualcosa a noi, così come noi abbiamo portato qualcosa a lei”.

Profondamente legata alle proprie radici e alla propria storia familiare, Tilda Swinton ha trovato nel mondo del vino temi a lei familiari: il tempo, la memoria, il legame con la terra e la trasmissione tra generazioni. Elementi che hanno preso forma in una performance incentrata sul corpo, sul movimento e sull’emozione. Per Giraco il percorso di Chaperon alla guida della Maison ricorda quello di un direttore creativo chiamato a raccogliere una grande eredità. “Prima viene la continuità, poi progressivamente emerge la sua firma personale”. Una firma che oggi trova la sua prima espressione compiuta proprio nel Vintage 2018. Senza rompere con la tradizione, ma interpretandola con una sensibilità nuova. Come ha concluso lo stesso Chaperon: “Le Maison hanno bisogno di vita, hanno bisogno di amore. Non hanno bisogno del nostro ego. L’unica cosa che possiamo fare è dare tutto ciò che siamo”.

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