La testimonianza

Gianni Riotta: “L’amico Carlin, prima che inventasse Slow Food”

Carlin Petrini (foto Slow Food)
Carlin Petrini (foto Slow Food) 

“Nel nostro gruppo di eretici a sinistra, lui aveva fama unica, perché nella moltitudine di idee e passioni, gemella della penuria di fondi e voti, ‘piazze piene urne vuote’ si diceva, senza perder grinta, lui a Bra raccoglieva consensi come brindisi”

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Il prossimo 22 giugno, un giorno dopo l’arrivo dell’estate, il leggendario Carlin Petrini avrebbe compiuto 77 anni. Il destino l’ha fermato un mese prima del compleanno, consegnandolo come giusto all’affetto di milioni di persone, in tutto il mondo.

In pochi però, club nobile di ricordi, ideali, taglieri e rosso locale, ricordiamo il Carlin prima di Slow Food, udienze dal Papa, followers ubiqui, il barbudo di Bra, nato in paese un anno dopo Emma Bonino, lei pasionaria radicale con Pannella, lui pasionario del Manifesto con Rossanda. Nel nostro gruppo di eretici a sinistra, Carlin aveva fama unica, perché nella moltitudine di idee e passioni, gemella della penuria di fondi e voti, “piazze piene urne vuote” si diceva, senza perder grinta, lui a Bra raccoglieva consensi come brindisi. A lungo ridemmo, “Se fossi stato tu leader nazionale, eravamo già tutti ministri…”.

Carlin non andò al governo, ma alla corsa dei tori di San Fermin, l’Encierro di Pamplona cantato da Hemingway nel romanzo capolavoro “Fiesta” e raccontava ridendo “Mi inciuccai come mai prima. Ero giovane, salii su un lampione, felice. Alla carica dei tori, marea di corna davanti ai ragazzi in fuga, panni bianchi e fazzoletto al collo, mi prese una gioia indicibile, forse feci per applaudire, venni giù come una pera in autunno sul marciapiede. Non so come, mi portarono in ospedale, il giorno dopo la mia foto finì in prima pagina sul giornale locale, il titolo annunciava che, eroicamente, mi avevano calpestato i toros!”.

Quando arrivai alla Stampa, condirettore, la mia prima missione fu dunque su a Bra, da Carlin. Andammo con Rocco Moliterni, critico d’arte, gastronomo, recordman dei fuoricorso in Ingegneria Mineraria, anche lui veterano del Manifesto, con un’Alfa presa in prestito dal giornale che io strisciai incauto nei vicoli vecchi delle Langhe. Carlin divenne grande firma del giornale e Slow Food affiancò alla storica star delle recensioni ai ristoranti, Edoardo Raspelli, giovani che lanciavano osterie, locali nascenti, cucine senza Michelin ma con tradizione e gusto.

Quando lasciai Torino per tornare a New York, Carlin mi invitò a Bra, io, lui e basta, tagliere di salumi e rosso fermo, il passato da ragazzi che mai hanno rinunciato a cambiare il mondo e il futuro da adulti che ci attendeva, realtà e doveri. Mi donò una bottiglia di grappa, distillata giusto nel mio anno di nascita e due tazze Slow Food per i miei figli. L’AD della Fiat Paolo Cantarella, impressionato dai risultati della collaborazione tra i militanti del chilometro zero e la storica testata piemontese, volle dare una mano, e nacque un periodo felice di lavoro.

Rividi ancora Carlin, terzo giornale e terza stagione, quando dirigevo il Sole 24 ore. Gli amici della Nardini, etichetta storica dei liquori, con lo studioso Alberto Bovo, organizzarono un seminario sulla nuova demografia e il futuro. Passammo in Langa un pomeriggio indimenticabile, una giovane videomaker, oggi direttrice di grandi testate, girava compunta alla telecamera e Carlin parla del Compleanno 2050 sul Pianeta Terra.

Da allora messaggi, abbracci di corsa, high five in aeroporto, sempre promettendoci taglieri e rosso, malgrado colesterolo, fatica, età. Addio Carlin, compagno di sempre e per sempre. Il mondo ha celebrato le tue idee, il tuo impegno, la tua allegra onestà. Spero ti piaccia io abbia ricordato invece i tempi felici e sconosciuti della giovinezza, che, ti assicuro, mai hai tradito o corrotto nel successo. La tua grappa con la mia data di nascita è nell’armadio che sai, nello studio a Central Park West: è tempo di stapparla e bere in tuo onore, vecio.

Gianni Riotta

Podcast Riottoso

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