La selezione

Derthona Timorasso, la prova di maturità: ecco i 10 migliori assaggi

Derthona Timorasso, la prova di maturità: ecco i 10 migliori assaggi

Abbiamo provato le annate 2024 e le Riserve 2023 di Derthona Timorasso, un vino che piace sempre più anche all’estero e che parla di identità e territorio

4 minuti di lettura

C’è un momento, nei territori del vino, in cui ci si accorge che qualcosa è cambiato davvero. Non lo dicono solo i numeri, che pure contano, ma una certa aria che si respira tra i banchi d’assaggio, nei corridoi, nei bicchieri. È quello che è successo, ancora una volta, a Museo Orsi, dove è andata in scena l’ultima edizione di Derthona Due.Zero: più che un’anteprima, una bussola per orientarsi nel presente (e nel futuro) del Timorasso.

Qui oltre cinquanta produttori hanno messo in fila le annate 2024 e le Riserve 2023 di Derthona Timorasso. E se una volta si parlava di rinascita, oggi il lessico è cambiato: si parla di identità, di traiettoria, perfino di maturità. Parole pesanti, ma che sembrano finalmente a loro agio tra le colline dei Colli Tortonesi, dove il vitigno è diventato asse portante di una strategia condivisa.

I numeri, dicevamo. Superati i 500 ettari vitati, 1,7 milioni di bottiglie prodotte nel 2025, quasi il doppio rispetto a un 2024 segnato dalla peronospora, e un export che ormai vale metà della produzione, con gli Stati Uniti in testa e nuove rotte che portano verso Est, tra Corea del Sud, Australia e Giappone. Senza dimenticare un obiettivo dichiarato che circola tra gli addetti ai lavori: arrivare a 3 milioni di bottiglie nel giro di pochi anni. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui, come contare i chilometri di una tappa senza raccontare il paesaggio.

Nel bicchiere, infatti, il confronto tra le due annate è quasi didattico. Il 2024, segnato da piogge insistenti e cieli spesso chiusi, con qualche eco delle annate più complicate come la 2014, restituisce vini più tesi, sottili, con una freschezza che sembra scolpita e una verticalità che punta dritta al sorso successivo. Il 2023, più solare e regolare, gioca invece su volumi e profondità, con Riserve più omogenee e strutturate, capaci di promettere un’evoluzione interessante nel tempo. Due annate diverse, quasi opposte, ma accomunate da un dettaglio che non è affatto secondario: l’equilibrio. L’alcol, una volta un po’ sopra le righe in un territorio tra i più siccitosi del Piemonte, oggi appare governato con mano più sicura.

E poi c’è lui, il convitato di pietra: l’idrocarburo. O meglio, la sua assenza. Quel sentore che per anni ha fatto discutere, oggi si presenta con il contagocce. Meno irradiazione diretta, certo, ma anche una nuova consapevolezza agronomica: più ombreggiamento dei grappoli, meno stress, vinificazioni sempre più coerenti tra loro. Il risultato sono vini più leggibili fin da giovani, meno segnati da note “estreme”. Qualcuno, tra gli appassionati più affezionati, quasi ne sente la mancanza. Ma il Timorasso, probabilmente, sta solo cambiando tono di voce, cercando una cifra più condivisa.

Un altro segnale di evoluzione sta nella “prontezza” dei vini: meno campioni acerbi, meno verdi, più bottiglie già espressive anche nelle versioni più giovani. E perfino nelle chiusure si coglie il cambiamento, con il tappo a vite sempre più presente, spinto anche da una convinzione tecnica che però deve ancora fare i conti con le abitudini del consumatore.

Intanto, attorno al Timorasso, si muove anche il mondo. Arrivano investimenti, nomi importanti, energie nuove. Ma senza quella sensazione di colonizzazione che a volte accompagna questi fenomeni. Piuttosto, un dialogo che nobilita il lavoro locale e lo amplifica. E cresce, parallelamente, anche l’idea di un territorio che si racconta in modo integrato: Derthona Due.Zero diventa così vetrina non solo di vino, ma di un paniere più ampio che va dal Salame Nobile del Giarolo al Montebore, dalle pesche di Volpedo alle ciliegie di Garbagna. Un racconto gastronomico coerente, quasi inevitabile.

E sistema è la parola giusta anche per descrivere il lavoro dei produttori: sempre più coesi, sempre più consapevoli. Lo si vede nella qualità media, cresciuta e livellata verso l’alto. Lo si percepisce nella capacità di affrontare annate difficili senza smarrire la bussola. Lo si intuisce nella definizione, sempre più chiara, di uno stile che non è unico ma riconoscibile.

Eppure, come in ogni storia italiana che si rispetti, non manca un passaggio sospeso. È quello della sottozona “Derthona”, pensata per dare forma normativa a ciò che già esiste nella realtà: una piramide qualitativa che va dal “Piccolo Derthona”, più immediato e pronto, fino alle Riserve, passando per il livello intermedio. Un modello che aiuterebbe anche a leggere meglio le differenze tra annate e interpretazioni, ampliando la base senza snaturare il vertice. Eppure, dopo anni, tutto è ancora fermo nei meandri romani, tra valutazioni e passaggi burocratici. Un paradosso, se si pensa alla velocità con cui questo vino ha saputo ritrovare sé stesso. Forse è il prezzo da pagare quando si cresce in fretta. O forse, più semplicemente, è un’altra tappa del viaggio.

I preferiti

Cantina Sant’Agata Franco Cavallero – Ciclico

Colore brillante con riflessi verdolini. Profumi nitidi e dinamici, tra eucalipto, note mentolate e agrume candito. Al palato è pieno ma scorrevole, con una bella spinta succosa che accompagna un finale lungo e sapido.

Sassaia de Alessandrini

Paglierino tenue. Naso vivace e speziato, tra erba cipollina, pepe bianco e un accenno di curry, con chiusura agrumata di cedro. In bocca unisce energia e misura, con freschezza incisiva e un finale ampio, quasi avvolgente.

La Colombera

Dorato delicato. Profumi raffinati di tè, camomilla ed erbe aromatiche, con un tocco esotico di curry verde. Il sorso è pieno e dinamico, ben ritmato, con una progressione gustativa lunga e articolata.

Fontanafredda

Paglierino chiaro. Profilo diretto e minerale, con richiami vegetali netti. In bocca è teso e verticale, giocato su precisione e slancio, con un finale lungo e rigoroso.

Boveri Luigi

Colore tenue. Naso fresco e spontaneo, tra erbette di campo e agrumi ancora verdi. Il sorso è vivace e scorrevole, con una bella componente succosa che accompagna un finale caldo ma equilibrato.

Romanzo del Vino – Riserva 2023

Paglierino luminoso. Profumi decisi e riconoscibili, tra cappero, accenni salmastri e frutta matura, con richiami di mela cotogna. In bocca è strutturato e profondo, con ritorni di erbe e camomilla e una chiusura sapida e complessa.

Vigneti Massa – Montecitorio

Dorato leggero. Naso intenso e materico, con note di fermentazione, erbe aromatiche e vegetali. Il sorso è pieno, quasi tattile, con una componente salina marcata che ricorda la salamoia e accompagna un finale persistente.

Cascina Gentile

Paglierino brillant. Profumi fini e misurati, giocati su delicatezza e precisione. In bocca è compatto e levigato, con una bella armonia tra struttura e scorrevolezza e un finale caldo e stratificato.

Davico Stefano

Dorato con riflessi verdi. Naso ampio e avvolgente, tra vaniglia, pesca sciroppata e note dolci ben integrate. Il sorso è morbido e cremoso, ricco ma non pesante, con una lunga persistenza gustosa.

Vigneti Repetto

Paglierino più carico. Profumi complessi, tra frutta a polpa bianca, cereali e leggere sfumature speziate e minerali. In bocca è articolato e continuo, con un finale lungo che gioca tra freschezza e profondità.

Scegli su quale testata vuoi vedere questo contenuto