Siamo alla vigilia della 58esima edizione di Vinitaly, ma anche della decima di Vinitaly and the city, che è il fuorisalone consolidato, in programma da venerdì 10 aprile fino a domenica, quando anche la Fiera aprirà le porte ai 4 mila produttori di vino. Ora, se una novità del fuorisalone sarà il Salotto raro al Cortile del Tribunale dove 32 vini da vitigni rari saranno in degustazione, è curiosa la propensione delle Regioni, ma anche dei singoli produttori, di partecipare a questo evento collaterale. La Regione Calabria, ad esempio, è pronta per la terza edizione di Vinitaly and the city da esportare a Sibari a luglio, mentre la cantina Tedeschi ha scelto di proseguire l’esperienza di Vinitaly in città con due storiche degustazioni a Pedemonte, il 17 e il 23 aprile, nel segno dell’enoturismo.
A ogni modo, sono tornato in questa cantina fondata nel 1630 e oggi condotta dai fratelli Sabrina, Antonietta e Riccardo, per conoscere anche Enrico, figlio di Antonietta, che rappresenta la nuova generazione all’opera, sempre sotto l’occhio vigile di nonno Lorenzo. Ed è stato un appuntamento illuminante, dove nella testa c’era la domanda se la nuova Valpolicella sarà più o meno alcolica. La risposta invece è stata: sarà sempre più identitaria secondo il motto aziendale “dediti alla conoscenza”. Ed è questo il messaggio emerso dopo aver fatto due “verticali” del loro rosso di punta, il Valpolicella superiore La Fabriseria, che ha compiuto vent’anni e dell’Amarone Marne 180, che si affianca ai già noti Capitel Monte Olmi, La Fabriseria, Maternigo. Un modo anche per parlare della loro biblioteca di vini, con 5800 bottiglie di annate lontane, che permettono agli appassionati di toccare con mano la verità di un territorio capace di longevità nei vini.
La Fabriseria perché così si chiamava il consiglio della chiesa dove il nonno era un fabriciere. “A fine riunione – ricorda Sabrina – bevevano la bottiglia migliore. Nell’83 il papà Lorenzo battezzò Fabriseria un rosso da tavola, per ricordare l’impegno del suo di papà, scoprendo che nel vigneto c’erano due croci antiche dacché quello era un percorso dei fedeli. E oggi sono il simbolo dell’etichetta”. Ma in realtà la Fabriseria rappresenta un cru che possiamo definire contemporaneo, essendo i vigneti, fra Fiumane e Sant’Ambrogio, ad altezze che sfiorano i 500 metri sul livello del mare.
Detto questo, La Fabriseria Valpolicella Doc Classico Superiore 2021 ha colore consistente e trasparente. Al naso note di frutta diretta, polpa di ciliegia, bella e rotonda. Qui c’è una perfetta corrispondenza naso/palato con un ingresso rotondo, dove i tannini sono ben presenti, ma integrati. È setoso, quasi verde, con un’acidità naturale avvincente. Da qui si fa un salto indietro di 9 anni, con La Fabriseria Valpolicella Doc Classico Superiore 2012 dal colore concentrato. E senti la macedonia di fragola, con evidenti cenni balsamici e speziati. È molto pieno, diretto, equilibrato, tannico, pregnante e lascia un che di liquirizia. Sembra quindi che questa etichetta, in generale, abbia una lentissima maturazione.
La Fabriseria Valpolicella Doc Classico Superiore 2007 mostra tutta la mineralità già al naso, con grafite, ma anche liquirizia nera. Senti il terreno, la roccia e un effluvio molto vegetale. In bocca è pieno e ampio, speziato e sempre graffiante coi suoi tannini. E questo è l’emblema di un vino identitario, che rimane una bandiera del territorio, anche se può non piacere, come tutte le cose caratteristiche che non cedono a mode e compromessi. La Fabriseria Valpolicella Doc Classico Superiore 2006 ha naso più equilibrato dove torna la frutta. È più diretto ed equilibrato; poi arrivano anche qui grafite, cuoio, e in bocca una sensazione di fresco balsamico, con tannini ben integrati che ti fanno dire: è ancora giovane. Per il mio gusto ha meritato il massimo dei voti.
Notevole è stato poi l’assaggio del Rosso La Fabriseria Vino da Tavola 1998, che aveva il Cabernet anziché l’Oseleta delle annate dopo. Ed è un vino dal profumo solenne, vegetale, ancora vinoso, con note di fungo e un che di sotto spirito. È comunque clamoroso col suo tannino ancora vivo e il frutto maturo, senza offrire il minimo cenno di ossidazione. Le Marne 180 rappresenta invece il loro stile di Amarone con una selezione di uve da più vigneti di collina, per 150 mila bottiglie l’anno. Terreno marnoso (nomen omen) e scheletro roccioso su terreno secco, dove l’irrigazione è importante. Qui le uve sono le classiche Corvina, Rorvinone, rondinella e Oseleta (5%) e l’appassimento dura 10 giorni.
Il Marne 180 Amarone della Valpolicella Docg 2021 ha colore concentrato, naso vinoso e fruttato, che tende all’incenso ed è leggermente ematico. In bocca risulta pieno, fresco, croccante, pregnante, iconico. Il Marne 180 Amarone della Valpolicella Docg 2012 ha una tensione al naso bellissima. C’è fragola, ma anche cuoio. In bocca è fantastico: rotondo, completo, fresco, fruttato, amaricante, mentolato. Con un tannino scattante.
L’Amarone della Valpolicella Doc Classico 2007 (perché allora non aveva ancora il nome Marne) ha colore trasparente e al naso avverti grafite e roccia, ma poi è suadente il mix con la frutta e ancora le note di pepe e tabacco. È equilibrato, con un tannico sontuoso e anche in bocca esprime le sue note balsamiche verticali. È il campione a cui ho dato il massimo dei voti. L’Amarone della Valpolicella Doc Classico 2006 ha colore trasparente, ma più concentrato. Qui c’è la roccia più penetrante e più espressiva. In bocca il tannino porta all’amaricante e ha meno equilibrio del precedente. Ma è sempre un bel bicchiere!
Nel 1986, il nome era Recioto della Valpolicella Amarone doc. E qui il colore è molto trasparente; al naso senti il ribes bianco e una nuance aromatica. C’è equilibrio e ancora un’espressione di acidità viva e di tannini setosi; la bocca ti rimane la freschezza del rabarbaro. Il Fabriseria Amarone Classico Docg 1995 ha colore trasparente, note quasi medicinali, per un risultato balsamico speziato: è molto ricco ed emerge la finezza, la pregnanza, l’eleganza dell’Amarone. Anche questo merita il massimo dei voti, per essere l’Amarone come l’ho sempre desiderato.
Eccoci poi a la Fabriseria Recioto della Valpolicella Amarone Doc Classico 1988.Molto ben concentrato con una frutta macerata e note calde e ampie a testimonianza di un sapere contadino e identitario. In bocca colpisce il tannino ancora graffiante. Infine, il Capitel Monte Olmi Recioto della Valpolicella Amarone Doc Classico 1983,dove la prima sensazione al naso è speziata, quasi a sentire la recia, ma anche l’alcol. È un Amarone Iconico, tannico, amaricante. Insomma, abbiamo fatto un’esperienza da Biblioteca, per un enoturismo ai massimi livelli. Che felicità!
Tedeschi
Via Giuseppe Verdi, 4/a – Pedemonte di Valpolicella (Vr)
Tel. 045 7701487