Sono poche, anzi pochissime. Sta a loro sfondare il soffitto di cristallo che vede gli uomini come riferimento principale nel mondo del vermouth. Tuttavia, pur in un mondo tradizionalmente maschile, oggi le donne che producono lo storico vino aromatizzato stanno emergendo. Le abbiamo incontrate al Salone del Vermouth di Torino. E proprio perché nuove e scevre da ogni pregiudizio, queste produttrici hanno saputo portare, in un settore nato intorno a uno degli spiriti più antichi del panorama mondiale, qualcosa in più sotto diversi aspetti, che vanno dalla formulazione delle ricette ai metodi di invecchiamento fino alle tecniche di degustazione.
Ci sono le giovanissime, che si ispirano alla tradizione stravolgendola per piacere ai coetanei, ci sono quelle che hanno abbracciato il vermouth con la decisione di cambiare vita e chi, con una famiglia importante alle spalle, ha cercato una nicchia tutta sua.
Un inno al Piemonte
«Durante la dominazione napoleonica – racconta Chiara Pisano, co-owner Les Guardes Enfants – quella che oggi è via Barbaroux era la contrada dei Guardinfanti o, in francese, rue guardes infants perché qui c’erano le botteghe che commerciavano il guardinfante, la struttura che faceva gonfiare le gonne. Oggi in questi luoghi ha sede la distilleria Les Guardes Enfants. Il nostro vermouth è un inno al Piemonte. Il vino è un bianco: Cortese, con Barbera, aromatizzato con ciliege di Pecetto, ramassin e artemisia».
I profumi dei ricordi
L’olfatto come chiave di lettura per Valeria Bassetti, brand manager Gran Torino 1861: «Il vermouth si distingue dagli altri distillati per il profumo complesso e così ho pensato di usare l’olfatto per spiegarlo. La mia degustazione non parla di botaniche o di sentori, ma apre le stanze della memoria. Faccio annusare il bicchiere a occhi chiusi e chiedo che si lasci libero sfogo ai ricordi. C’è chi parla dei nonni, chi del profumo delle domeniche in campagna e così il mio vermouth rimane nella mente anche di chi non è un esperto».
In giro per i prati tra i fiori di lavanda
Azienda tutta al femminile per Maria Sole Dezzani, co-owner Poggio Ridente: «Mia mamma, mia sorella e io gestiamo l’azienda biologica Poggio Ridente. In una cantina abbiamo ritrovato la ricetta di nonno Romolo e l’abbiamo riadatta secondo i nostri gusti. Il vino è il Viorange, il nostro orange da uve Viognier, e le botaniche vedono una prevalenza di lavanda, il fiore preferito da mamma e nonna, poi l’arancia amara e il chinotto. L’abbiamo chiamato La Vagabonda in onore alla nonna e alla mamma che vanno in giro per prati e boschi a raccogliere erbe».
Dal marketing alle origini
Il vermouth ha invece il sapore del cambio vita per Manuela Mattalia, co-owner Bordiga 1888: «Dopo una lunga carriera nel settore del marketing sono tornata alle mie origini perché la mia famiglia raccoglieva le erbe per una distilleria: Bordiga. Fra i progetti di cui vado più fiera c’è l’affinamento per 15 giorni del nostro vermouth Mulassano nelle botti del rum giamaicano Hampden. C’è poi il restyling delle bottiglie e delle etichette mantenendo però intoccata la ricetta per dare a Bordiga quel tocco di bellezza che valorizzasse ancora di più la qualità del vermouth».
Dalla famiglia al progetto personale
E poi c’è la voce della tradizione, quella di Francesca Giulia Bava, direttrice Chazalettes: «Sono entrata in Cocchi, azienda di famiglia, nel 2015 e ho trovato una realtà guidata da sei uomini di grande esperienza. Così ho dovuto ritagliarmi il mio spazio. Da sempre sono appassionata di liquoristica storica e quando ho incontrato Chazalettes l’ho rilevato e ho iniziato a produrre vermouth. È un progetto tutto femminile anche perché questo era il vermouth preferito della Regina Margherita. L’ho attualizzato aggiungendo fiori di sambuco e camomilla, la mia firma floreale».
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