Dalle cucine delle Alpi alle pagine del The New York Times. I pizzoccheri valtellinesi conquistano uno spazio nel quotidiano americano, che ha scelto di raccontare uno dei piatti più rappresentativi della nostra cucina di montagna proprio mentre la Valtellina e Livigno splendono sulle televisioni mondiali come teatro delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, e gli States sono terzi nel medagliere due punti dietro l’Italia.
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Firmato dalle giornaliste Kim Severson (quattro volte vincitrice del James Beard per il giornalismo gastronomico) e Adina Steiman, l’articolo seppur breve riesce a raccontare il clima che si respira in valle. Non quello competitivo delle gare, ma quello conviviale di bordo pista. I pizzoccheri non sono semplicemente un primo piatto, ma una presenza costante nei menu delle località sciistiche e nelle cucine di casa. Qui, come spesso accade in Italia per i piatti tradizionali, si discute ancora della loro larghezza ideale (troppo sottili perdono consistenza, troppo spessi diventano pesanti) e spesso la misura giusta coincide con quella tramandata in famiglia. La propria, perché una regola alla fine non esiste.
Piatto goloso
Per raccontare questo piatto goloso e confortevole al pubblico di uno dei giornali più diffusi del mondo, le giornaliste hanno intervistato Alessandro Negrini, alla guida insieme a Fabio Pisani de Il luogo di Aimo e Nadia, cresciuto proprio tra queste montagne. “È ciò che abbiamo nell’anima”, spiega al quotidiano americano. Più che una definizione, quasi una constatazione.
La ricetta, almeno negli ingredienti, resta essenziale: farina di grano saraceno, una parte di frumento e acqua. Pochi minuti di impasto e una lavorazione veloce. La differenza arriva dopo. “In Valtellina si utilizza tradizionalmente il Valtellina Casera DOP” spiega Negrini, “non sempre facile da trovare fuori dall’Europa” insieme a patate e verza. L’assemblaggio è il momento decisivo: pasta e verdure devono arrivare calde al piatto perché sia il loro stesso calore a sciogliere il formaggio. Solo alla fine arriva il burro nocciola, versato bollente, che lega tutto senza coprire i sapori. Un piatto sostanzioso, osserva il quotidiano americano, ma difficile da immaginare altrove. Nasce per le giornate sulla neve, per i rientri lunghi dopo lo sci, per quelle tavolate dove il tempo si misura più nei racconti che nelle portate.
Scuola
A confermare quanto i pizzoccheri siano presi sul serio in valle c’è anche l’Accademia del Pizzocchero di Teglio. Fondata nel 2002 per difendere la ricetta dalle imitazioni e sostenere il lavoro di ristoratori e albergatori del territorio. “Noi valtellinesi conosciamo bene i pizzoccheri e abbiamo conservato gelosamente i segreti delle ricette”, sottolineò il fondatore Rezio Donchi durante la presentazione, nel 2005 del volume “Di grano antico. Elogio dei pizzoccheri di Teglio” di Gerardo Monizza.
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“Avevamo anche la sensazione che il lavoro fatto dai ristoratori e dagli albergatori, soprattutto dell’area tellina, andasse sostenuto da un consorzio o da un’associazione e per questo abbiamo creato, nel 2002, l’Accademia del pizzocchero di Teglio. I Pizzoccheri facevano parte della nostra tradizione locale, ora sono molto più conosciuti in Lombardia, in Italia ed all’estero”. La citazione sulle pagine del New York Times ci piace pensare arrivi quindi, per i valtellinesi, quasi senza sorpresa: più che una scoperta, un riconoscimento.