Non è solo Amarone. O almeno, non lo è più. La Valpolicella che guarda avanti lo fa partendo da una consapevolezza diversa: il suo futuro non sta in un singolo vino simbolo, ma in un sistema articolato di pratiche, tempi e rituali che si tengono insieme, si fondono e si alleano in un racconto armonioso. È questa la tesi portata avanti da JC Viens, wine expert di fama internazionale adottato da Verona, ambasciatore del vino italiano, all’interno di Amarone Opera Prima: un viaggio nella Valpolicella come ecosistema culturale prima ancora che denominazione. Al suo fianco a presentare l’evento, Christian Marchesini, presidente del Consorzio della Valpolicella che organizza la kermesse e che da anni sta lavorando per riscrivere il futuro della denominazione.
“Per affrontare il futuro bisogna tornare a visitare le tradizioni”, ha spiegato Viens. Studiando testi d’archivio, documenti del Novecento e fonti medievali, l’esperto è arrivato a un punto fermo: la Valpolicella è sempre stata un territorio di attesa, precisione e intenzionalità. E l’appassimento – in attesa del via libera alla candidatura Unesco – non è una tecnica, ma un gesto rituale; il vino a sua volta non deve essere più visto come espressione di forza, ma come costruzione lenta. Oggi, dopo anni in cui l’Amarone è stato percepito come vino “muscoloso” e potente, la regione sembra aver raggiunto una nuova maturità: “Non è più un vino solo o uno stile a definire la Valpolicella, ma l’insieme dei suoi rituali agricoli, stagionali e culturali”.
Le quattro tipologie di vino degustate (per un totale di 6 etichette) non sono una gerarchia, ma capitoli interdipendenti. Ognuno ha senso perché esistono gli altri.
Amarone della Valpolicella Classico 2016 – Talestri
Il punto di partenza è un Amarone che rappresenta un rinnovamento dall’interno. La cantina Talestri è una realtà guidata da una nuova generazione femminile, con radici a Soave e uno sguardo contemporaneo sulla Valpolicella. Qui l’appassimento viene letto non come processo passivo, ma come atto di cura.
“Un tempo si chiamava messa a riposo”, ricorda Viens. Cambiare il linguaggio significa cambiare il senso: l’Amarone diventa un vino di cultura, non di potenza. Non costruito per colpire, ma per accumulo. Selezione delle uve, sorveglianza paziente, relazione con il tempo, il paesaggio e la comunità. Il valore non è solo economico, ma di tradizione: custodire un sapere e passarlo avanti. In questo senso l’Amarone torna a essere ciò che è sempre stato: un vino architettonico e profondamente umano.
Valpolicella Superiore Doc 2021 – Massimago, Profasio Bio
Se c’è un vino che dipinge fedelmente la Valpolicella al presente, è il Valpolicella Superiore. Profasio, firmato da Camilla Rossi Chauvenet, rappresenta una generazione che lavora sull’appartenenza più che sullo stile. E con una attenzione certosina alla sostenibilità.
Il dato strutturale all’interno della regione è eloquente: dal 2018 al 2024 la superficie biologica certificata in Valpolicella è passata da circa 1.000 a 4.500 ettari, oltre il 53% della denominazione. Non una moda, ma una presa di coscienza collettiva. IN un forum di confronto tra produttori, che si èp svolto lo scorso anno, con degustazioni alla cieca su scala regionale, è emersa una volontà condivisa: costruire un vocabolario comune.
Questo vino, da uve fresche e non appassite, è il simbolo di quella consapevolezza. “C’è ormai chiarezza sul fatto che non tutti i vini del passato siano il futuro”, osserva Viens. Il Valpolicella Superiore diventa così il perno di una riscrittura stilistica basata su purezza, precisione e riconoscibilità territoriale.
Valpolicella Ripasso Classico Superiore Doc 2022 – Sartori, Regolo
Spesso frainteso, il Ripasso è in realtà il vino di connessione della Valpolicella. Storicamente nasce da un gesto di economia agricola ed etica contadina: nulla si spreca. Cinque secoli fa il Valpolicella leggero veniva rifermentato sulle vinacce del Recioto per acquisire profondità e bevibilità.
“È probabilmente il primo vino sostenibile della regione, molto prima che la sostenibilità diventasse una parola nota e abusata”, sottolinea Viens. Freschezza da un lato, struttura dall’altro. Dualità intenzionale. Nel già citato forum fra cantine, il Ripasso ha restituito risultati sorprendenti: chiarezza stilistica, coerenza, visione condivisa. Non a caso questo vino è stato scelto dal 92% dei produttori come modello di riferimento del Ripasso per il futuro.
Regolo, firmato Sartori, incarna questa idea: un vino che tiene insieme la leggerezza del Valpolicella e la profondità dell’Amarone, senza eccessi, nel rispetto di una cultura che dà valore alla continuità.
Amarone della Valpolicella Classico Docg 2016 – Secondo Marco
Se l’appassimento è un rituale che comincia in cantina, l’Amarone nasce prima di tutto in vigna. È su questo punto che JC Viens insiste, introducendo uno dei temi oggi più rilevanti della Valpolicella: la riscoperta della pergola come sistema di allevamento.
Negli anni Settanta il passaggio dalla pergola alla controspalliera fu spesso più ideologico che agronomico: la pergola veniva considerata superata perché meno efficiente, non perché inadatta. Oggi quella scelta viene riletta criticamente. La pergola, spiega Viens, non ritarda la maturazione: la stabilizza, favorendo un accumulo più lento e regolare degli zuccheri e preservando freschezza e integrità aromatica.
Questo Amarone racconta una viticoltura che non forza la pianta ma ne accompagna il vigore naturale. Le uve arrivano all’appassimento più integre e ventilate, con un migliore equilibrio idrico. È una sinergia tra cultura e tecnica: la pergola si adatta alle pendenze, ai muretti a secco, ai ritmi storici del lavoro agricolo e oggi si rivela anche una risposta concreta alle sfide del cambiamento climatico.
La “pergoletta Speri”, sviluppata dalla famiglia di Secondo Marco, dimostra come una pratica tradizionale possa diventare uno strumento contemporaneo. Ne nasce un Amarone che non cerca potenza, ma equilibrio, precisione e durata, confermando che il futuro della Valpolicella passa anche dal recupero consapevole dei suoi gesti più antichi.
Amarone della Valpolicella Classico Riserva 2007 – Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani, Brolo dei Poeti
Se c’è un Amarone che racconta l’idea del tempo come valore, è questo Brolo dei Poeti. La Tenuta Santa Maria appartiene a una famiglia storica della Valpolicella, tra le prime a introdurre il guyot nel territorio, e il vigneto singolo da cui nasce questo vino affonda le sue radici nel Cinquecento. La Riserva è spesso definita un “vino monumento”, ma non nel senso di qualcosa di immobile: è piuttosto un vino costruito per durare, per attraversare gli anni senza perdere vitalità.
L’appassimento qui non serve a spingere la potenza, ma a dare architettura. La concentrazione non riguarda solo zuccheri e alcol, che rimane ben integrato, ma la capacità del vino di mantenere acidità, tensione e tannini misurati. È questo equilibrio strutturale che spiega perché un Amarone maturo come il 2007 possa dialogare con la tavola, accompagnando carni, formaggi o una cucina contemporanea attenta alle sfumature più che all’opulenza.
È un vino raro e simbolico, che ha ancora molto da dire e che segna uno dei primi esempi della strada della vigna singola in Valpolicella. Il primo firmato da Bertani senior, resta un Amarone di emozione e memoria, capace di raccontare come la longevità, qui, sia una scelta culturale prima ancora che stilistica.
Recioto della Valpolicella Classico Amandorlato Docg 2015 – Cantina di Negrar, Domìni Veneti
All’origine di tutto c’è il Recioto. Prima dell’Amarone, prima del Ripasso, prima delle classificazioni moderne. È il vino più antico del territorio, citato già in epoca romana e lodato nei secoli come vino dell’ospitalità, delle feste, della cura.
Prodotto da uve passite selezionate – le “recie”, le parti più mature del grappolo – il Recioto ha conosciuto nel tempo due interpretazioni: una più immediata e una più complessa, con quella nota finale di mandorla amara che dà origine all’Amandorlato. Oggi il Consorzio ne sta rilanciando il valore identitario, riconoscendolo come padre autentico dell’Amarone.
“In una regione di vini potenti, il Recioto è memoria e misura”, dice Viens. Non forza, ma controllo. Non eccesso, ma equilibrio. Un vino di generosità zuccherina senza eccessi, che chiude il cerchio e ricorda che la Valpolicella, prima di essere una denominazione, è una cultura del tempo lungo.
In questa prospettiva, il futuro della Valpolicella passa da una reinvenzione calma. Un sistema in cui ogni vino esiste perché esistono gli altri. Dove l’identità non è un’etichetta, ma una pratica condivisa. E dove il vino torna a essere ciò che lo ha reso duraturo nei secoli: cura, attesa, trasmissione.