Il punto

Accordo Ue-India, via libera all’export: taglio dei dazi sul vino dal 150% al 30%

Accordo Ue-India, via libera all’export: taglio dei dazi sul vino dal 150% al 30%

Firmata a Nuova Delhi l’intesa di libero scambio tra l’Unione Europea e il Paese asiatico. Prevista una riduzione progressiva delle tariffe all’importazione sugli spirits. Uiv e Federvini: “Occasione strategica per diversificare i mercati e ridurre la dipendenza da pochi canali”

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La firma dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India, avvenuta a Nuova Delhi, segna uno di quei passaggi destinati a pesare più nel medio periodo che nell’immediato. Ma comunque destinati a lasciare il segno, e non solo perché le due aree, insieme, rappresentano un quarto del Pil mondiale. In una scena internazionale attraversato da tensioni tanto politiche quanto commerciali, con dazi incrociati e accordi ancora sospesi – come l’annosa questione Mercosur – l’intesa tra Bruxelles e Nuova Delhi ridisegnerà le mappe dell’export europeo, aprendo uno spazio finora rimasto ai margini: il mercato indiano.

Un mercato enorme, complesso e frammentato, ma strategico soprattutto perché, per ora quasi del tutto inesplorato per i produttori di vini e Spirits europei. E quindi anche italiani. Tra le cause che negli anni hanno creato questa difficoltà nella circolazione delle merci, ha pesato in maniera importante la presenza di tariffe tra le più alte al mondo. Una vera barriera, un muro. E l’accordo interviene proprio su questo punto: quanto firmato a Nuova Delhi prevede una progressiva riduzione dei dazi all’importazione. Questi ultimi, nel caso del vino, sono attualmente fissati al 150%.

Il meccanismo è graduale ma chiaro. I dazi federali verranno immediatamente dimezzati e poi ridotti progressivamente fino a raggiungere, entro sette anni, il 30%. Per i vini con un prezzo superiore ai 10 euro a bottiglia, le punte di diamante della nostra produzione, la soglia finale sarà ancora più bassa, pari al 20%. È prevista inoltre un’intesa specifica per la protezione delle produzioni a marchio, elemento centrale per un Paese come l’Italia, dove denominazioni e indicazioni geografiche rappresentano una parte sostanziale del valore del prodotto.

A leggere i numeri l’importanza di questo accordo appare chiara. A fronte di un export vinicolo italiano che vale circa 8 miliardi di euro, le esportazioni verso l’India si fermano a 2,6 milioni. Se si guarda all’intera Unione Europea, il dato non cambia di molto: 7,7 milioni di euro complessivi. Cifre minime, che raccontano più l’effetto dei dazi che l’assenza di potenziale.

È su questo punto che si concentra la lettura dell’Unione italiana vini. Per il presidente Lamberto Frescobaldi, l’intesa rappresenta “una possibilità commerciale in un mercato con una classe media in rapida ascesa ma soprattutto rappresenta una reazione chiara e positiva dell’Ue alle tensioni geo- economiche sofferte dal Vecchio Continente”. Il vino italiano, ha ricordato, ha un bisogno strutturale di politiche commerciali aperte, anche perché oggi circa il 60% dell’export è concentrato in soli cinque Paesi. In quest’ottica, l’accordo con l’India viene affiancato a quello con il Mercosur – per il quale Uiv auspica un’applicazione provvisoria – come esempio concreto di quella che Frescobaldi definisce una vera e propria “diplomazia del business”. Non un’apertura generica, ma una strategia per ampliare un raggio d’azione che, finora, è rimasto troppo limitato rispetto al peso reale del vino italiano nel mondo.

Una valutazione che trova riscontro anche nelle parole di Giacomo Ponti, presidente di Federvini e del Consorzio Italia del Gusto. Per Ponti, l’accordo UE-India rappresenta una svolta strategica per l’export agroalimentare europeo, in particolare per vino, spirits e prodotti premium. Gli obiettivi dell’accordo lo rendono, sottolinea Ponti, fondamentale per restituire competitività ai prodotti di qualità e aprono prospettive concrete di crescita in uno dei mercati attualmente più dinamici.

“In un Paese che conta oltre 1,4 miliardi di consumatori e una classe media in forte espansione, l’intesa crea finalmente condizioni più sostenibili per l’ingresso strutturato delle imprese italiane, in particolare delle piccole e medie imprese”. Aziende, secondo Ponti “finora penalizzate da un regime tariffario estremamente restrittivo. La riduzione graduale delle tariffe consente oggi di pianificare strategie di sviluppo di medio-lungo periodo su basi più certe. Per cogliere appieno le opportunità offerte dall’accordo, oltre alla riduzione dei dazi saranno necessari accompagnamento operativo, lavoro di sistema e capacità di adattamento al contesto locale”. Il presidente Ponti auspica, inoltre una rapida conclusione dell’iter di ratifica, “essenziale per tradurre il nuovo quadro normativo in investimenti concreti e in una presenza stabile del Made in Italy sul nuovo mercato indiano”.

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