Il personaggio

Kiné Ndoje e quelle ricette più forti dei pregiudizi

Kiné Ndoje e quelle ricette più forti dei pregiudizi

Origini senegalesi, residente nel Torinese, l’influencer ha appena vinto il “Voice for Change” ai TikTokAwards 2025. Ecco come si racconta attraverso i social

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Tra i premi annunciati ai TikTok Awards Italia, ce n’è uno che parla di cibo, condivisione e inclusione. È quello assegnato a Kiné Ndoye, cuoca e star di Tik Tok, come Voice for Change: un riconoscimento che intercetta una trasformazione più ampia. Ovvero che il racconto del mondo, anche enogastronomico, viaggia su canali sempre nuovi. E che le voci giovani esistono, basta saperle cercare.

La storia

Kiné ha 28 anni, 2,6 milioni di follower, ed è arrivata in Italia da Dakar a 13 anni. E nell’era digitale e nei suoi mezzi di comunicazione ha trovato la sua voce. Voce che parla la lingua della Gen Z, ma che racconta la sua storia anche attraverso il cibo. L’alimentazione non è vista come medaglia generica tra il folkloristico e il fake, ma come pratica quotidiana, come gesto concreto capace di raccontare appartenenze multiple senza semplificarle.

Nei suoi contenuti il cibo non è mai trattato come performance gastronomica. Non ci sono estetizzazioni fini a se stesse. Ci sono piatti cucinati e mangiati, ingredienti riconoscibili, abitudini domestiche che mettono in relazione il Senegal, l’Italia e un’idea di cucina come spazio condiviso e condivisibile. Il cibo, questa è la sensazione che si ha frequentando i suoi social, diventa un modo per parlare di famiglia, memoria, adattamento, sguardi esterni. È da qui che passa gran parte del suo lavoro: da ciò che finisce nel piatto prima ancora che nel discorso.

La filosofia

Questo uso del cibo come racconto quotidiano è indubbiamente uno degli elementi che hanno contribuito al riconoscimento. Il premio Voice for Change ha sempre intercettato, infatti, personaggi capaci di vivere le piattaforme tenendo insieme il racconto personale con temi più ampi. Nel caso di Ndoye, parlare di cibo significa anche parlare di stereotipi, di aspettative, di cosa viene considerato “normale” e cosa no. Senza proclami, ma con la forza della normalità.

La stessa vita e semplicità che ha condensato nelle pagine de “Quella ragazza dalla pelle scura” edito da Resalio in primavera. Una sintesi di ciò che il suo pubblico digitale già conosce, spostato su un nuovo (ma più classico) mezzo di comunicazione. Un tentativo di dare forma a un’esperienza, lasciandole il tempo e lo spazio di un diario che tocca vari temi: lo sguardo altrui, il razzismo quotidiano, le aspettative proiettate sui corpi. Un testo valido che non ha voglia di ergersi a testo unico e universale, ma che si veste come una testimonianza giovane (Kiné ha 28 anni) per i giovani.

Una storia la sua e quella dei suoi oltre 2,6 milioni di follower che rende evidente come le voci nate online non sono decisamente più destinate a restare in uno schermo, ma vogliono e possono – quando c’è costrutto e carattere – dire molto di più anche nel mondo fisico.

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