Ora è ufficiale: la cucina italiana è patrimonio dell’Unesco! L’ho sempre sostenuto: la nostra cucina è unica al mondo. Infatti, non è solo un insieme di piatti o ricette, ma è un rito d’amore, un linguaggio fatto di gesti, di profumi e sapori che tengono unito un Paese intero. Attorno a una tavola apparecchiata l’Italia si riconosce: lì si condividono sogni, si litiga e si fa pace, si tramandano memorie. Lo spiegai all’apertura del Refettorio di Parigi: per noi, non è solo nutrirsi, è prendersi cura dei famigliari, degli amici, dei nostri ospiti nei nostri ristoranti o nei nostri refettori. Ogni regione custodisce una propria grammatica del gusto: un modo diverso di unire la farina all’acqua, l’olio alla luce, il tempo alla pazienza. In questa biodiversità di paesaggi, culture e tradizioni, sta la nostra vera ricchezza. La cucina italiana è un patrimonio immateriale vivente: costruito giorno dopo giorno da milioni di mani di contadini, casari, allevatori, artigiani e cuochi.
Riconoscerla come patrimonio dell’umanità significa riconoscere la sua forza nel creare legami, nel costruire comunità e nel restituire dignità. Perché quando il gusto incontra la memoria non è più solo cucina: è cultura, è l’Italia che ogni giorno si rinnova cucinando per amore. Dobbiamo ringraziare tutti coloro che in questi anni ci hanno creduto e hanno reso visibile l’invisibile, che infine hanno fatto squadra e, si sa, quando si gioca di squadra si vince.