L’anniversario

Sessant’anni e uno sguardo avanti: Ais Piemonte ripensa il futuro del vino italiano

Sessant’anni e uno sguardo avanti: Ais Piemonte ripensa il futuro del vino italiano

Dal valore dei paesaggi vitati alla sfida di parlare alle nuove generazione fino ai nodi dell’economia. Bruno Ceretto: “Abbiamo fatto tanta strada, ma serve ancora visione”. Il punto sul settore nel convegno torinese

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In poco più di mezzo secolo, il mondo del vino in Italia ha avuto una storia ricca e avventurosa. A raccontarla, provando anche a fare ipotesi sul futuro, è stato il convegno organizzato venerdì 28 novembre dall’Ais Piemonte nella sede torinese di via Modena (affollata non solo da sommellier ma anche di giovani studenti degli istituti alberghieri) in occasione delle celebrazioni per i suoi 60 anni. “Il racconto del vino italiano” ha visto la partecipazione di docenti universitari (Carmine Garzia, Barbara Sgarzi, Michele Fino, Mauro Agnoletti), esperti del settore come Lino Proietti, direttore Ismea, protagonisti di questa storia come Bruno Ceretto e testimoni d’eccezione come il vescovo di Pinerolo monsignor Dario Olivero.

Un’analisi economica della situazione attuale l’ha fatta Carmine Garzia dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. “Oggi – spiega - l'Italia si posiziona al secondo posto in termini di valore della produzione (16,1 miliardi di euro nel 2024, contro i 33,3 miliardi di euro della Francia) e al primo in termini di quantità”. Produciamo più vino dei francesi ma lo vendiamo a prezzi inferiori. Il problema dei dazi minacciati da Trump? “Esportiamo negli Stati Uniti quasi il 30 per cento del totale del vino che mandiamo all’estero”: per questo una soluzione al problema va trovata al più presto.

A raccontare i numeri, le tendenze e le prospettive del vino piemontese è stato poi Livio Proietti, presidente di Ismea, “La nostra regione – dice – ha il primato nazionale per numero di vini a indicazione geografica”. La classifica vede in testa di gran lunga l’Asti, seguito dal Barolo e poi dal Langhe. Per Proietti “l'elevato valore paesaggistico e storico del vigneto piemontese può facilmente andare incontro alle tendenze più recenti del turismo anche internazionale”.

Il problema è trovare una strategia in grado di avvicinare la Generazione Z, quella dei nativi digitali, che non sembra più di tanto attratta dalle vecchie narrazioni del vino. “Si tratta – dice Barbara Sgarzi, giornalista e docente a Pollenzo – di trovare un nuovo linguaggio per raccontarlo. Dai dati sull’enoturismo si scopre che i giovani trovano noiose le visite in cantina e le spiegazioni che ricevono. Cercano più emozioni che lezioni”.

Di vino ed Europa ha parlato Michele Fino, sottolineando come la percezione del vino sia molto diversa dai Paesi del Sud Europa rispetto a quelli del Nord. Non a caso gli irlandesi, che hanno problemi di alcolismo anche tra le giovani generazioni chiedono etichette in cui i pericoli dell’alcol siano evidenziati chiaramente.

Bruno Ceretto
Bruno Ceretto 

“Quando ho iniziato a vendere il mio vino – ricorda Bruno Ceretto – il dolcetto si vendeva a un prezzo più caro del barolo. Ricordo quando portavo le mie bottiglie in America e cercavo di capire dove cenasse il direttore del New York Times per fargli assaggiare le mie bottiglie. Di strada ne abbiamo fatta tanta e a quasi novant’anni mi sento di essere ottimista. Bisogna essere visionari e non sognatori. I primi sono capaci di costruire le cose i secondi no. Dobbiamo saper raccontare un territorio non solo un vino”. E sull’importanza che hanno i territori e in particolare i paesaggi vitivinicoli si è soffermato Mauro Agnoletti, titolare della cattedra Unesco sui paesaggi agricoli.

“Guardate – dice infine monsignor Dario Olivero, vescovo di Pinerolo - i gesti che fanno i sommelier. Non buttano giù il vino come fosse coca cola: lasciano parlare il bicchiere. Questo atteggiamento permette di scegliere e di conoscere ciò che beviamo. E lasciar parlare le cose è un insegnamento utile per la nostra vita”.

Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, e il presidente Ais Piemonte, Mauro Carosso
Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, e il presidente Ais Piemonte, Mauro Carosso 

A commentare il convegno è Mauro Carosso, presidente dell’Ais Piemonte e padrone di casa: “Lanciamo un segnale di ottimismo: hanno condiviso questa giornata fianco a fianco rappresentanti del mondo istituzionale, dei consorzi e dei produttori, insieme con gli studenti degli istituti alberghieri. Uniti in un viaggio appassionante in cui tante voci differenti comunicano e lavorano insieme: questa per noi è la vera vocazione dell’Ais”.

Le celebrazioni sono continuate venerdì 28 novembre sera con una degustazione esclusiva di Barolo Borgogno accompagnata da piatti tradizionali. Oggi è in programma il grande banco d’assaggio dei vini di oltre ottanta produttori piemontesi. Domani ci sarà pranzo d’autore firmato da Giovanni Grasso, Alfredo Russo, Stefano Gallo e il maestro cioccolatiere Guido Castagna. Lunedì giornata conclusiva dedicata alla formazione per il corpo docente Ais Piemonte.

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